Terremoto del Friuli, tre ricerche dell’Università di Udine su edifici più sicuri
Gli studi del Dipartimento politecnico di ingegneria e architettura rientrano nei 16 programmi nazionali sostenuti dalla Protezione civile.
UDINE - Tre progetti di ricerca dell’Università di Udine sulla sicurezza sismica degli edifici sono stati presentati oggi, 13 ottobre 2026, al convegno nazionale “1976-2026: 50 anni dal terremoto del Friuli”. Gli studi, sviluppati dal gruppo di Tecnica delle costruzioni del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura, rientrano nei 16 programmi nazionali di ingegneria sismica sostenuti dal Dipartimento della Protezione civile e coordinati dalla Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica e strutturale.
Al centro del lavoro dell’ateneo friulano ci sono tre linee applicate alla messa in sicurezza del costruito: malte fibrorinforzate con fibre di basalto per gli edifici in muratura, sopraelevazioni leggere in legno per limitare il consumo di suolo e sistemi di protezione sismica passiva per strutture intelaiate in calcestruzzo armato.
Malte con fibre di basalto per rinforzare le murature
Il primo progetto riguarda l’impiego di fibre di basalto, materiale di origine vulcanica, aggiunte alle malte usate per rinforzare le pareti degli edifici in muratura esistenti attraverso l’intonaco armato. Le prove sperimentali condotte in laboratorio hanno mostrato che l’aggiunta delle fibre rende la malta più resistente alla fessurazione e più capace di deformarsi prima della rottura.
Sui pannelli in muratura rinforzati con questo sistema è stato rilevato un incremento della resistenza del 190% rispetto alla muratura senza rinforzo. Margherita Pauletta, coordinatrice dello studio e professoressa associata di Tecnica delle costruzioni, spiega che i risultati confermano le potenzialità della tecnologia nel migliorare la sicurezza degli edifici esistenti, tema particolarmente rilevante in un territorio ad alta sismicità come il Friuli Venezia Giulia. La ricerca è firmata da Margherita Pauletta, Giada Frappa e Samantha Lisetto.
Sopraelevazioni in legno per ridurre nuovo consumo di suolo
Un secondo filone punta sulle sopraelevazioni in telaio ligneo leggero di edifici esistenti, come alternativa alla realizzazione di nuove costruzioni in aree esposte al rischio sismico. L’Università di Udine ha sviluppato sistemi costruttivi in legno con basso apporto di masse aggiuntive nella parte sommitale dell’edificio.
Il progetto comprende anche dispositivi di dissipazione dell’energia sismica, studiati per annullare quasi del tutto gli effetti aggiuntivi del sisma sulla costruzione sottostante dovuti alla nuova sopraelevazione. Secondo Stefano Sorace, professore ordinario di Tecnica delle costruzioni e coordinatore dello studio, questa soluzione permetterebbe di evitare onerosi interventi globali di adeguamento sismico delle strutture esistenti. Alla ricerca lavorano Stefano Sorace, Arianna Straulino e Naisa Hoxha.
Controventi in acciaio e dissipatori per gli edifici in calcestruzzo armato
Il terzo progetto affronta invece la protezione sismica avanzata degli edifici con struttura intelaiata in calcestruzzo armato, una tipologia molto diffusa in Friuli. In questo caso lo studio ha analizzato l’inserimento di controventi in acciaio dotati di dispositivi di dissipazione supplementare, cioè sistemi di protezione passiva capaci di assorbire una parte significativa dell’energia prodotta da un terremoto.
L’obiettivo è ridurre non solo gli effetti sulla struttura portante, ma anche i danni agli elementi di completamento come tamponature e tramezzature in muratura. Stefano Sorace sottolinea che proprio queste componenti, in molti eventi sismici degli ultimi decenni, hanno subito danni gravi e spesso irreparabili a causa dell’interazione con la struttura durante la risposta sismica, con possibili conseguenze per la sicurezza degli occupanti e con perdite economiche elevate. La ricerca è condotta da Stefano Sorace, Samantha Lisetto e Arianna Straulino.
La presentazione dei tre studi è avvenuta nel quadro delle iniziative per il cinquantenario del terremoto del Friuli, con un focus su soluzioni applicabili al patrimonio edilizio esistente e alle tecniche di protezione per gli edifici più esposti al rischio sismico.