Urbanistica Fvg, Moretti: «Non è stata la legge 5/2007 a fermare i piani comunali»

Il capogruppo Pd in Consiglio regionale contesta la lettura della maggioranza e conferma il giudizio negativo sul ddl 90.

30 settembre 2026 20:18
Urbanistica Fvg, Moretti: «Non è stata la legge 5/2007 a fermare i piani comunali» -
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TRIESTE - Non sarebbe stata la legge regionale 5/2007 a bloccare la pianificazione urbanistica dei Comuni del Friuli Venezia Giulia. La posizione arriva dal capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti, che interviene sul dibattito aperto attorno al disegno di legge 90 sul governo del territorio e respinge l'idea che il rallentamento dell'urbanistica comunale sia da attribuire a quella norma.

Secondo Moretti, prima della 5/2007 i Comuni continuavano ad adottare nuovi piani regolatori e ad aggiornare quelli già esistenti. Il vero punto di svolta, sostiene, sarebbe arrivato con la crisi del mercato edilizio del 2008, che avrebbe reso di fatto non più utilizzabili molte previsioni edificatorie già inserite negli strumenti urbanistici.

Il nodo sulla legge 5/2007

Per il consigliere dem, la legge regionale può essere discussa nel merito e nelle sue priorità, ma non può essere definita una norma “scellerata”. Moretti ricorda che proprio negli anni successivi alla sua approvazione sono stati sviluppati strumenti di pianificazione e di tutela del territorio che, fino a quel momento, non avevano trovato un'adeguata applicazione.

Da qui la richiesta di distinguere tra il mutamento del quadro economico e le responsabilità normative. Oggi, osserva, il contesto è cambiato ed è legittimo mettere mano agli strumenti urbanistici, ma senza attribuire alla 5/2007 colpe che, a suo giudizio, non le appartengono.

Le critiche al disegno di legge 90

Sul ddl 90 il giudizio del Partito democratico resta negativo. Moretti, che è relatore di minoranza del provvedimento, richiama quanto già espresso in Commissione e collega a questa posizione anche i 115 emendamenti presentati dal gruppo.

Nel merito, il capogruppo Pd segnala che ci sarà spazio per il confronto anche su alcune proposte della maggioranza, ma contesta il metodo seguito finora. A suo avviso, una riforma definita “epocale” avrebbe richiesto un coinvolgimento politico più ampio da parte dei consiglieri di maggioranza, mentre il confronto sarebbe stato finora affidato soprattutto all'assessore e ai relatori.

Moretti richiama anche il precedente delle grandi riforme urbanistiche regionali, citando la legge 52/1991 e la stessa 5/2007, che secondo lui erano state accompagnate da un dibattito ben più strutturato.

Il tema delle varianti e dei consorzi industriali

Nell'intervento emerge poi un aspetto operativo che, secondo il consigliere, riguarda direttamente i rapporti tra Comuni ed enti strumentali. Moretti segnala infatti che alcuni consorzi industriali starebbero già chiedendo ai Comuni intese su varianti urbanistiche i cui iter sono stati avviati in base alle regole attualmente in vigore.

Per il capogruppo Pd questo comportamento finirebbe per anticipare, nei fatti, gli effetti della nuova disciplina prima ancora della sua piena approvazione. Un passaggio che, aggiunge, non sarebbe coerente con il principio di copianificazione e collaborazione che dovrebbe stare alla base della riforma del governo del territorio.

La posizione politica, quindi, non cambia: per Moretti difficilmente il voto sui singoli articoli del provvedimento porterà a modificare il giudizio complessivo negativo già espresso sul testo.

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