Vajont, Pellegrino: quasi 2mila morti e una lezione ancora ignorata

Alla vigilia del 9 ottobre la consigliera regionale di Avs collega la tragedia del 1963 alle politiche ambientali di oggi.

08 ottobre 2026 16:21
Vajont, Pellegrino: quasi 2mila morti e una lezione ancora ignorata -
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TRIESTE - Alla vigilia dell’anniversario del disastro del Vajont, la consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) richiama il valore attuale di quella tragedia e collega la memoria del 9 ottobre 1963 alle scelte ambientali e territoriali di oggi.

In una nota diffusa l’8 ottobre, Pellegrino definisce il Vajont “un monumento e un monito impresso nella memoria collettiva” contro “il delirio di onnipotenza dell’uomo sulla natura” e contro un profitto perseguito senza scrupoli. La tragedia costò la vita a quasi duemila persone e cancellò interi paesi come Longarone, Erto e Casso.

Il richiamo alla responsabilità storica

Secondo la consigliera di Opposizione, all’epoca si cercò di nascondere le responsabilità politiche e industriali “dietro lo schermo della fatalità e del disastro naturale”, per non intaccare l’immagine di quella che allora era la diga più alta del mondo, simbolo del boom economico italiano.

Pellegrino sostiene invece che la verità storica e processuale abbia accertato una catastrofe provocata da una spinta affaristica che mise consapevolmente il profitto davanti alla sicurezza delle comunità e al rispetto dell’ecosistema.

Il parallelo con le scelte di oggi

Il punto centrale dell’intervento della consigliera riguarda però l’attualità. Pellegrino avverte che un’opera ingegneristica può essere anche perfetta sul piano geometrico o statico, ma diventare devastante se ignora le dinamiche ecosistemiche. Da qui il riferimento diretto alle scelte politiche in corso “a Roma e a Trieste”, che a suo giudizio dimostrerebbero come la lezione del Vajont non sia stata ancora compresa fino in fondo.

Nel suo intervento, la vicepresidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale parla di interessi economici e deregolarizzazione che continuano a spingere verso lo sfruttamento del territorio. Per questo osserva che alle parole di cordoglio istituzionale devono seguire misure concrete.

Le richieste indicate da Avs

Tra i punti elencati da Pellegrino ci sono lo stop al consumo di suolo, l’abbandono delle “follie estrattive e speculative”, il ritorno della prevenzione del rischio idrogeologico al centro delle politiche pubbliche e il superamento di progetti definiti faraonici, ritenuti utili soltanto a chi produce utili.

La consigliera conclude indicando nel Vajont un obbligo morale e politico a cambiare direzione. Per Pellegrino non è più ammissibile tollerare un modello che concentra i profitti su pochi e scarica i costi umani e sociali sull’intera collettività.

Nella parte finale del suo intervento ribadisce che un’opera, come ogni azione dell’uomo, può dirsi davvero riuscita solo quando rispetta le leggi fondamentali della natura, perché “la Terra, come la storia ci ha drammaticamente insegnato, non perdona”.

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