Valvasone, al Castello apre “Fede ed eresia”: in mostra Giancarlo e Alberto Magri
Inaugurazione sabato 3 ottobre 2026 alle 11.30. Esposizione fino al 15 novembre con visite guidate e ingresso gratuito fino a 14 anni.
VALVASONE ARZENE - Al Castello di Valvasone apre sabato 3 ottobre 2026 alle 11.30 la mostra “Fede ed eresia”, progetto espositivo che mette a confronto le opere di Giancarlo Magri e Alberto Magri. L’esposizione resterà visitabile fino al 15 novembre 2026 nella Cappella Gentilizia e negli spazi espositivi del castello, con un percorso che intreccia arte contemporanea, spiritualità e storia friulana.
La mostra si inserisce nella XXXV edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra, dedicata proprio al tema “Fede ed eresia”, ed è curata da Fulvio Dell'Agnese. Per il pubblico significa trovare in un’unica esposizione una ventina di opere, alcune inedite, realizzate con tecniche miste su tela, carta e pannelli in legno, insieme a disegni e a una scultura in argilla dedicata a Domenico Scandella, il Menocchio processato nel Cinquecento.
L’iniziativa è la 519ª mostra d’arte del Centro Iniziative Culturali di Pordenone ed è promossa con il Comune di Valvasone. Tra i partner figurano Presenza e Cultura, Fondazione Concordia Sette, Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone e Diocesi di Concordia-Pordenone, con media partner Rai Friuli Venezia Giulia e Rai Radio3. Il sostegno arriva da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Pordenone, Fondazione Friuli e BCC Pordenonese Monsile.
Orari e modalità di visita
Fino al 31 ottobre le visite guidate sono previste il giovedì alle ore 11.00 e il venerdì, sabato e domenica alle ore 9.30, 11.00, 15.30 e 16.45.
Dall’1 al 15 novembre il giovedì l’orario cambia alle 10.30, mentre venerdì, sabato e domenica le visite sono alle 9.30, 11.00, 15.00 e 16.00.
Fuori orario si può accedere solo su prenotazione telefonica al numero 0434.898899. L’ingresso è gratuito fino a 14 anni.
Il dialogo tra padre e figlio
Il cuore dell’esposizione è il confronto tra due generazioni. Da una parte Giancarlo Magri, la cui ricerca si lega alla sfera del sacro anche attraverso una lunga attività di restauro del patrimonio artistico friulano e veneto, portata avanti per oltre mezzo secolo. Dall’altra Alberto Magri, che affronta il versante dell’eresia attraverso la figura di Menocchio.
Nelle opere di Giancarlo Magri la figurazione diventa il mezzo per un dialogo diretto con la comunità. Tra i lavori esposti spiccano le due versioni dell’“Estasi di San Francesco” del 1987, in cui il santo riceve le stigmate, oltre alla recente “Basilica di San Pietro”, dipinta e raschiata fino a evocare lo strappo di un’antica pittura murale. In mostra anche il bozzetto per una delle vetrate absidali della chiesa di San Giorgio a Porcia, del 1988, costruito su ritmi formali che richiamano Marc Chagall.
Menocchio e il Friuli nel lavoro di Alberto Magri
Se il padre rappresenta l’orizzonte della fede, Alberto Magri concentra la propria indagine su Domenico Scandella, detto Menocchio, mugnaio di Montereale condannato al rogo nel XVI secolo per le sue idee sulla creazione. Nei suoi disegni compare un paesaggio di arbusti, mulini, campanili, colline e greti sassosi che richiama una materia primordiale, legata alla visione del mondo attribuita al personaggio storico friulano.
La figura di Menocchio, simbolo di dissenso e libertà di pensiero, collega la mostra anche alla memoria culturale del territorio. Un tema che in Friuli torna periodicamente al centro di ricerche, incontri e percorsi culturali, come accade anche nel dibattito sul futuro del territorio raccontato a Fiume Veneto.
Il Castello come spazio culturale
Nel presentare l’iniziativa, il sindaco di Valvasone Arzene, Fulvio Avoledo, ha sottolineato il valore del progetto per il borgo, evidenziando il legame dei due artisti con la cultura e il patrimonio friulano e il rilievo della figura di Menocchio nella storia locale. Il riferimento è anche al ruolo del Castello di Valvasone come luogo non solo da conservare, ma da utilizzare per proposte espositive e culturali contemporanee.
La sede della mostra sarà infatti la Cappella Gentilizia insieme agli altri spazi espositivi del castello, trasformati per l’occasione in un percorso che attraversa il confine tra dogma ecclesiastico e libertà dell’anima. Per informazioni organizzative e di segreteria il riferimento è il Centro Iniziative Culturali Pordenone, in via Concordia 7.