In Veneto la stagione PM10 sposta il controllo su riscaldamento e abbruciamenti
Dal 1° ottobre al 30 aprile il Veneto riattiva il sistema PM10: cosa cambia per stufe a legna, abbruciamenti e Comuni, tra bollettini ARPAV e nuove regole.
VENETO – Dal 1° ottobre al 30 aprile, in gran parte della regione, la qualità dell'aria non è soltanto un dato da osservare: riattiva un sistema di misure che tocca la vita quotidiana di Comuni, famiglie e imprese agricole. Il punto meno evidente è che il periodo delle polveri sottili non riguarda soltanto il traffico. Le regole regionali agiscono anche sul riscaldamento domestico a biomassa, sull'abbruciamento dei residui vegetali e, quando scatta un'allerta, sulle pratiche zootecniche.
Il cambiamento concreto di questa stagione è nel metodo: non un provvedimento unico valido allo stesso modo ovunque, ma una catena che parte dalle misure regionali, passa per il bollettino PM10 di ARPAV e diventa effettiva con le ordinanze dei singoli Comuni. Per i residenti la conseguenza è semplice ma importante: verificare il proprio Comune e il colore dell'allerta conta più che affidarsi a una regola sentita per un'altra città.
Una stagione che riparte ogni autunno, con regole permanenti e temporanee
La Regione distingue le misure strutturali da quelle emergenziali. Le prime valgono nel periodo autunno-inverno anche in allerta verde; le seconde entrano in vigore quando l'accumulo di PM10 persiste. Il quadro è stato consolidato dal Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera approvato nel 2025, che mantiene quattro fronti di intervento: traffico urbano, combustioni all'aperto, agricoltura e zootecnia, riscaldamento.
Non è una scelta casuale. La pagina regionale sulla qualità dell'aria indica il riscaldamento domestico, soprattutto con biomasse legnose, fra le fonti delle emissioni primarie di particolato; il traffico contribuisce agli ossidi di azoto, precursori del particolato secondario, mentre agricoltura e zootecnia incidono sull'ammoniaca, altro precursore. La pianura veneta è inoltre esposta a condizioni orografiche e meteorologiche che favoriscono l'accumulo degli inquinanti vicino al suolo. Per questo la risposta non può essere limitata alle automobili.
Le misure regionali non equivalgono a un divieto generalizzato di accendere una stufa o di lavorare un campo. Definiscono però una scala di obblighi che si intensifica con l'allerta e che i Comuni devono tradurre in ordinanze. La pagina regionale sulle misure di limitazione mette a disposizione anche i collegamenti alle ordinanze provinciali e della Città metropolitana di Venezia: è il passaggio utile per sapere con precisione quali limitazioni sono operative nel territorio in cui si abita o lavora.
Il semaforo ARPAV: quando il dato diventa misura
ARPAV emette il bollettino nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì. Il livello verde segnala l'assenza di episodi di accumulo; il livello arancione scatta dopo quattro giorni consecutivi di superamento, misurato e previsto, della soglia giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo; il rosso dopo dieci giorni consecutivi. La soglia giornaliera non può essere superata per più di 35 giorni nell'anno, secondo il riferimento richiamato dall'Agenzia.
Il bollettino copre tutti i Comuni veneti salvo l'area Alpi e Prealpi, dove ARPAV segnala che negli ultimi dieci anni sono stati rispettati sia il valore limite annuo sia quello giornaliero. Il territorio non viene seguito da un solo sensore regionale: Venezia fa riferimento alla stazione di Bissuola, Treviso a via Lancieri di Novara, Padova a Mandria, Vicenza a Quartiere Italia, Verona a Giarol Grande, Rovigo a Borsea e Belluno al Parco Città Bologna. Per Castelfranco Veneto, Mirano, Chioggia, Piove di Sacco e Cittadella la valutazione indicata da ARPAV è modellistica; altre aree hanno stazioni di riferimento a Conegliano, Mansuè, San Donà, Adria, Este, Monselice, Bassano, Schio, Legnago e San Bonifacio.
Questo è il dato territoriale che spesso viene perso nel dibattito sulle polveri: il colore pubblicato non è una media indistinta del Veneto, ma il risultato associato a un'area omogenea e alla sua stazione o stima di riferimento. L'Agenzia offre anche dati in diretta, dati validati e mappa di previsione; non vanno confusi con il bollettino, che è lo strumento usato per l'attivazione delle misure.
Stufe e pellet: il confine tra uso consentito e limitazioni
Con l'arrivo del freddo, la regola più concreta per molte abitazioni riguarda i generatori a legna o pellet. Fuori dalla zona Alpi e Prealpi, il Veneto vieta l'uso di apparecchi a biomassa inferiori a tre stelle. In allerta arancione o rossa il divieto sale agli apparecchi inferiori a quattro stelle. Restano due eccezioni importanti, indicate dalla Regione: la zona Prealpi e Alpi e il caso in cui l'impianto a biomassa sia l'unico sistema di riscaldamento dell'edificio.
Le stelle non sono un giudizio sulla qualità della legna né un'etichetta commerciale facoltativa: sono la classificazione ambientale dell'apparecchio. Chi ha dubbi deve verificare il libretto di impianto, la documentazione del produttore o rivolgersi a un installatore abilitato, non dedurre la classe dall'età presunta della stufa. Per le nuove installazioni la soglia minima è quattro stelle; per il pellet è richiesto il prodotto certificato A1 secondo la UNI EN ISO 17225-2. Sono dettagli che incidono anche sull'attività di installatori e manutentori, chiamati a rilasciare dichiarazione di conformità e libretto da registrare nel catasto regionale CIRCE.
La trasformazione del parco impianti non è soltanto normativa. Il Bando stufe 2025 ha messo a disposizione contributi per sostituire impianti domestici a biomassa o gasolio con apparecchi a prestazioni migliori o pompe di calore. La dotazione, inizialmente di 4 milioni, è stata portata a 7 milioni di euro nel giugno 2026; la Regione ha rinviato al 3 novembre 2026 l'approvazione degli elenchi delle domande ammesse ed escluse. Non è quindi un bando oggi riapribile: è un intervento di cui ora si attende l'esito amministrativo, utile a capire quanto il ricambio degli impianti riesca a raggiungere i territori.
Abbruciamenti: la regola regionale è più restrittiva della scorciatoia stagionale
Il tema riguarda orti, giardini, aziende agricole e manutenzioni rurali. Nel periodo dal 1° ottobre al 30 aprile il divieto di abbruciamento dei residui vegetali è previsto come misura strutturale su tutto il territorio regionale, tramite ordinanza comunale. Non basta quindi ricordare che la norma nazionale consente, in alcune zone del Bacino Padano e a determinate condizioni, piccoli cumuli in alcuni mesi: in Veneto l'ordinanza locale può applicare la disciplina regionale più restrittiva.
La distinzione non è formale. La Regione ricorda che le eccezioni per emergenze fitosanitarie devono essere certificate dalla struttura competente; non è sufficiente invocare un problema generico di potature o di pulizia del fondo. Quando l'allerta passa ad arancione o rosso, il divieto comprende inoltre tutte le combustioni all'aperto, compresi falò, barbecue e fuochi d'artificio per intrattenimento, nei Comuni interessati dal bollettino. Prima di organizzare una combustione o smaltire residui, l'unico controllo affidabile resta l'ordinanza del Comune, non una consuetudine della stagione precedente.
Le aziende agricole entrano nel sistema solo quando il semaforo sale
Per le aziende zootecniche e agricole, l'allerta non è un avviso generico. In arancione e rosso scatta il divieto di spandimento di liquami zootecnici, salvo le tecniche di iniezione o interramento immediato. La misura si applica dal 1° ottobre al 15 aprile, con esclusione delle zone Alpi e Prealpi e di fondovalle, e va letta insieme al bollettino Agrometeo Nitrati. L'obiettivo è ridurre l'ammoniaca che partecipa alla formazione di particolato secondario.
In condizioni di allerta la temperatura media nelle abitazioni, negli spazi e negli esercizi commerciali non deve superare 18 gradi, con la tolleranza prevista dalla disciplina. Anche qui il punto non è sommare divieti senza criterio: è intervenire nei giorni in cui le concentrazioni persistenti richiedono una riduzione coordinata delle emissioni.
Il nodo dei veicoli Euro 5 diesel e cosa non è cambiato il 1° ottobre
Una precisazione evita equivoci diffusi. La pagina generale delle limitazioni riporta ancora il calendario che avrebbe fatto partire dal 1° ottobre 2026 le limitazioni strutturali per auto e veicoli commerciali Euro 5 diesel nei Comuni e agglomerati oltre i 100 mila abitanti. La pagina in evidenza della campagna regionale #Perunariapulita, aggiornata successivamente, comunica però il rinvio del blocco al 1° ottobre 2027 e l'adozione di misure compensative.
Per cittadini e imprese la fonte più prudente resta dunque l'ordinanza del proprio Comune, da leggere insieme agli aggiornamenti regionali, senza trattare una pagina informativa non ancora allineata come un divieto già in vigore. Restano invece attive le limitazioni stagionali per le categorie già previste e le domeniche ecologiche quando disposte dai Comuni; Move-In può costituire un'alternativa alle limitazioni orarie per i veicoli ammessi, ma non consente la circolazione nelle domeniche ecologiche né durante le allerte arancione e rossa.
La stagione PM10, in sostanza, mostra un cambiamento di responsabilità condivisa. La Regione fissa la cornice, ARPAV misura e prevede, Province e Città metropolitana coordinano, i Comuni ordinano, famiglie e imprese adeguano scelte che sembrano private ma incidono sull'aria di un'intera area. La misura utile non è inseguire il dato del giorno: è conoscere il proprio riferimento territoriale e distinguere con precisione ciò che vale sempre da ciò che scatta soltanto quando il semaforo cambia colore.