Venezia, il voto ponderato cambia il Consiglio metropolitano: 13 seggi al centrodestra

Il nuovo Consiglio metropolitano di Venezia vede 13 eletti su 18 della lista civica-centrodestra. Come funziona il voto e quali dossier gestisce l’ente.

12 ottobre 2026 09:19
Venezia, il voto ponderato cambia il Consiglio metropolitano: 13 seggi al centrodestra -
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Il nuovo Consiglio metropolitano di Venezia nasce con una maggioranza netta: la lista civica e di centrodestra Le Città di Venezia ottiene 13 dei 18 seggi, mentre al Campo Largo, riunito nella lista Insieme per la Città metropolitana, ne vanno cinque. Non è una consultazione aperta a tutti i residenti, né un voto che elegge direttamente il sindaco: a scegliere sono stati sindaci e consiglieri comunali dei 44 Comuni dell’area metropolitana. È un passaggio politico-istituzionale che riguarda però anche chi non è stato chiamato alle urne, perché da Ca’ Corner passano programmazione scolastica, rete stradale, trasporto pubblico di area vasta e pianificazione territoriale.

I risultati ufficiali diffusi dalla Città metropolitana indicano 621 votanti su 712 aventi diritto, pari all’87,22%. La lista vincente ha raccolto 442 voti ponderati, contro i 153 dell’altra lista. La prima seduta di insediamento e la presentazione delle linee programmatiche del sindaco metropolitano Simone Venturini sono previste venerdì 16 ottobre a Ca’ Corner.

Perché 621 voti non sono 621 voti uguali

La parola chiave per leggere il risultato è “ponderato”. Il consiglio non viene eletto con suffragio universale: possono votare soltanto i sindaci e i consiglieri comunali in carica dei 44 Comuni compresi nell’ente. Ogni elettore esprime una preferenza, ma il suo voto assume un peso diverso secondo la fascia demografica del Comune che rappresenta. Il meccanismo, previsto per le città metropolitane, prova a far pesare nella composizione dell’assemblea anche la popolazione amministrata, non soltanto il numero dei Comuni.

Per questa elezione la Città metropolitana aveva spiegato che i rappresentanti del Comune di Venezia disponevano di un indice di ponderazione pari a 921; per Chioggia, Mira e San Donà di Piave l’indice era 229; per i Comuni tra 10.001 e 30mila abitanti era 94 e per quelli tra 5.001 e 10mila, 76. Nei Comuni più piccoli il valore scendeva ulteriormente. La nota con cui l’ente aveva presentato le liste e le fasce di voto è utile per evitare un equivoco: il dato decisivo non è il semplice conteggio delle schede, ma il totale dopo l’applicazione di questi coefficienti.

Questo spiega anche perché il Consiglio metropolitano non è la somma dei consigli comunali e non sostituisce le amministrazioni locali. È un’assemblea di area vasta: gli eletti restano amministratori nei rispettivi Comuni, ma sono chiamati a decidere su funzioni che attraversano confini comunali. Per i residenti il punto non è quindi cercare un nuovo sportello politico, bensì capire quali servizi e piani dipendono dall’ente e seguire le sedute, gli atti e il bilancio pubblicati online.

I 18 eletti e la geografia della nuova assemblea

Per Le Città di Venezia sono stati proclamati eletti Silvia Susanna, sindaca di Musile di Piave; Christofer De Zotti, sindaco di Jesolo; Oscar Cicuto, sindaco di Teglio Veneto; Alessandro Arpi, sindaco di Santa Maria di Sala; Serena Universi, consigliera comunale di Campolongo Maggiore; Alberto Canciani, consigliere comunale di Concordia Sagittaria; Paola Mar, Barbara Casarin e Pietro Trabuio, consiglieri comunali di Venezia; Mattia Boscolo “Chiodoro”, consigliere comunale di Chioggia; Paolo Lucarda, consigliere comunale di Mira; Susanna Calore, consigliera comunale di Pianiga; Fausto Pivetta, sindaco di Pramaggiore.

Per Insieme per la Città metropolitana entrano Emanuele Rosteghin e Nicola Pellicani, consiglieri comunali di Venezia; Marco Dori, sindaco di Mira; Stefano Molena, consigliere comunale di Campolongo Maggiore; Irina Drigo, consigliera comunale di Portogruaro. La lista ufficiale consente di leggere un equilibrio territoriale che comprende Venezia e la sua terraferma, il Veneto Orientale, la Riviera del Brenta, Chioggia e il Miranese. Non significa che ogni area disponga di una “quota” di decisioni: il Consiglio vota come organo unico. Ma indica quali amministrazioni porteranno direttamente esperienza e priorità locali nel confronto di area vasta.

Tra i nomi, De Zotti è anche il sindaco di Jesolo, Comune in cui la collaborazione con l’ente metropolitano è già concreta sul fronte infrastrutturale: Nordest24 ha raccontato il progetto delle due rotatorie di via Roma Sinistra, finanziato al 50% da Comune e Città metropolitana. È un esempio utile, non una promessa automatica per il nuovo mandato: mostra però la scala a cui l’ente opera quando una strada e i flussi di traffico superano l’interesse di un singolo municipio.

Scuole superiori, strade e trasporti: dove il Consiglio incide davvero

Il rinnovo non modifica da solo orari di autobus, cantieri o regolamenti. Le decisioni devono tradursi in atti, stanziamenti e procedure. Tuttavia il Consiglio approva gli indirizzi fondamentali e il bilancio dell’ente, quindi orienta risorse e priorità su dossier quotidiani per famiglie e imprese.

Il primo è l’edilizia scolastica e l’organizzazione delle superiori. Il servizio istruzione della Città metropolitana programma l’offerta formativa delle scuole secondarie di secondo grado, lavora sulla rete scolastica e sulla funzionalità degli spazi. Questo non significa che scelga programmi e docenti, che restano materia di scuole e Stato; significa invece che è l’interlocutore per sedi, edifici, palestre, aggregazioni e fabbisogni di spazi. Per le famiglie è una distinzione pratica, soprattutto quando il problema riguarda una succursale o la capienza di un istituto e non l’attività didattica.

Il secondo è la viabilità. L’ente gestisce e programma manutenzione e interventi sulle strade di propria competenza, monitora ponti, rilascia autorizzazioni collegate a trasporti eccezionali e sviluppa piste ciclabili. Una parte delle opere nasce necessariamente da accordi con Comuni, Regione e gestori delle altre reti. Lo dimostrano anche i lavori allo svincolo di Marcon concordati con la Città metropolitana: un precedente che aiuta a capire perché gli interventi sulla mobilità raramente coincidono con il perimetro di un solo Comune.

Il terzo dossier è il trasporto pubblico locale e la pianificazione della mobilità. Nella documentazione organizzativa 2025 dell’ente, i compiti del servizio trasporti comprendono la gestione di contratti di Tpl nell’ambito metropolitano, il Piano di bacino, il Pums, il Biciplan e il Piano della logistica. La pagina sulla pianificazione e governo del territorio ricorda che il Pums lavora su un orizzonte di dieci anni e mira a integrare mobilità, sostenibilità e sviluppo urbanistico. Non va confuso con ogni modifica immediata delle singole linee urbane: il suo valore è definire una direzione comune per pendolari, studenti, merci e collegamenti tra costa, entroterra e capoluogo.

È qui che la composizione dell’assemblea può essere letta oltre il dato elettorale. Nel nuovo Consiglio siedono amministratori di località turistiche, della Riviera, dell’entroterra e del Veneto Orientale: realtà con stagionalità, pendolarismo e collegamenti diversi. Il loro confronto non sostituisce i tecnici né attribuisce a ciascun eletto poteri sul proprio Comune, ma incide sulle priorità che l’ente sceglierà di mettere a bilancio e nei piani. Per imprese di trasporto, autoscuole, operatori della logistica e utenti del Tpl, seguire gli atti metropolitani significa quindi intercettare decisioni che spesso precedono l’effetto pratico sul territorio.

Cosa controllare dopo l’insediamento

La maggioranza numerica rende più lineare l’approvazione degli atti politici, ma non cancella controlli tecnici, tempi di gara, vincoli finanziari o competenze di Regione e Comuni. Per valutare il nuovo Consiglio, il criterio utile non sarà soltanto il numero dei seggi ma ciò che comparirà nei documenti pubblici: linee programmatiche del 16 ottobre, delibere, bilancio e calendario delle sedute.

Residenti, comitati e imprese possono quindi distinguere fra due piani. Per un problema circoscritto a marciapiedi, illuminazione o una strada comunale il referente resta il Comune; per una scuola superiore, una strada metropolitana, un’autorizzazione di trasporto o un piano che collega più Comuni, la Città metropolitana è invece uno dei soggetti da seguire. Il nuovo Consiglio non è un livello amministrativo astratto: è il tavolo che nei prossimi anni dovrà tradurre questa rappresentanza indiretta in scelte verificabili su servizi condivisi.

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