Visite mediche in ospedale pagate in nero e registrate come pubbliche: dottoressa nei guai

Dirigente medica interdetta per nove mesi: contestati pagamenti in contanti per visite poi registrate come prestazioni SSN.

19 ottobre 2026 16:15
Visite mediche in ospedale pagate in nero e registrate come pubbliche: dottoressa nei guai -
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VERONA – Avrebbe ricevuto direttamente dai pazienti il pagamento delle visite, in contanti, per poi registrare le prestazioni come attività erogate dal Servizio sanitario nazionale. È il meccanismo contestato a una dirigente medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, destinataria di un divieto di esercitare la professione medica per nove mesi.

La misura cautelare interdittiva è stata eseguita nella mattinata dell’8 ottobre dai Carabinieri della Stazione di Verona Principale, nell’ambito del procedimento seguito dalla Procura scaligera. La professionista è gravemente indiziata di truffa e falsità ideologica.

I pagamenti e la registrazione delle prestazioni

Gli accertamenti dei militari, condotti tra agosto e dicembre 2025, riguardano presunte irregolarità risalenti ai mesi di giugno e luglio dello stesso anno.

Secondo l’ipotesi investigativa, la dirigente, autorizzata allo svolgimento dell’attività libero-professionale intramoenia, avrebbe effettuato accertamenti clinici incassando personalmente il denaro, senza registrarne regolarmente il pagamento.

Le prestazioni sarebbero poi comparse nella documentazione sanitaria come visite effettuate attraverso il SSN. Una modalità che, secondo gli investigatori, avrebbe indotto l’azienda ospedaliera in errore sulla natura dell’attività svolta.

Alla medica viene contestata anche la presunta falsificazione della documentazione relativa alla tipologia e alle modalità delle prestazioni.

Gli importi al centro dell’indagine

La ricostruzione accusatoria individua un presunto duplice vantaggio economico: da una parte la percezione di un’indennità lorda annua di 17.599 euro, indicata negli atti come legata al regime dell’attività professionale; dall’altra, l’incasso diretto di 380 euro complessivi da quattro pazienti.

I due importi hanno natura diversa: il primo rappresenta un’indennità annuale, mentre il secondo è la somma dei pagamenti contestati. Non vengono quindi indicati come un unico importo sottratto all’azienda.

Il divieto e il procedimento giudiziario

Il provvedimento impedisce alla professionista di esercitare l’attività medica per nove mesi. Si tratta di una misura cautelare adottata nel corso del procedimento, non di una condanna definitiva.

Le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie. Per la dirigente vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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