Vicenza, i rider chiedono tutele contro il caldo: stop alle consegne senza perdita di salario

Dopo lo sciopero regionale del 24 luglio a Padova, NIdiL CGIL riunisce i lavoratori berici: nel mirino stop alle corse e reddito azzerato.

30 luglio 2026 16:21
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VICENZA - A Vicenza i rider tornano a chiedere tutele immediate contro il caldo estremo: dopo lo sciopero regionale veneto del 24 luglio a Padova, NIdiL CGIL ha riunito in assemblea i lavoratori del territorio berico per fare il punto sulle condizioni di lavoro e sulle prossime iniziative. Il nodo, spiegano dal sindacato, è che quando scatta l’ordinanza regionale per le alte temperature le piattaforme Glovo e Deliveroo bloccano dalle 12 gli ordini per chi consegna in bici, ma senza riconoscere alcuna copertura economica per le ore perse.

Per molti rider, la fascia del pranzo coincide con una parte decisiva degli incassi giornalieri. Secondo quanto emerso nel confronto, la sospensione del lavoro a metà giornata può significare perdere oltre metà del guadagno quotidiano, con ricadute immediate su affitto, bollette e spese di fine mese.

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Cosa contestano i rider

Il sindacato definisce insufficiente l’attuale ordinanza regionale, ritenuta incapace di garantire una tutela effettiva a chi lavora sulle piattaforme. Massimiliano Bianco, segretario di NIdiL CGIL Vicenza, parla di un provvedimento che lascia scoperte intere categorie e non introduce sanzioni reali per chi continua a far lavorare le persone in condizioni climatiche critiche.

Il punto centrale, per i rider vicentini, è che la protezione della salute non può tradursi in un taglio del reddito. In altri comparti esistono strumenti, seppur con limiti burocratici, legati agli eventi meteo estremi; per chi effettua consegne, invece, resta aperto il problema della mancanza di ammortizzatori sociali. Un tema che in Veneto si è già intrecciato con gli effetti del maltempo in Veneto, sempre più spesso al centro delle richieste di tutele per i lavoratori esposti all’aperto.

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Il tavolo nazionale e la proposta sulle piattaforme

Nel confronto nazionale, il 16 luglio si è svolto a Roma un primo incontro tra NIdiL CGIL, Felsa Cisl, Uiltemp UIL, Confcommercio e Ministero dell’Industria. In quella sede i sindacati hanno proposto la creazione di un fondo alimentato dalle piattaforme, da attivare in caso di eventi meteorologici estremi.

Al momento, però, non è arrivata una risposta operativa: l’unico esito è stato l’impegno a valutare la proposta in un incontro successivo. Anche per questo, nella scorsa settimana sono state promosse mobilitazioni in diverse città italiane, tra cui Pesaro, Milano, Bologna, Padova e in Piemonte.

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Bianco chiede che si acceleri la discussione al Ministero e che intervenga anche la Regione Veneto per evitare che il costo della tutela sanitaria ricada soltanto sui lavoratori, senza un impegno economico diretto delle piattaforme di delivery.

Le richieste immediate su sicurezza e reddito

Nella fase attuale, segnata dall’emergenza caldo, NIdiL indica alcune richieste precise: sospensione delle consegne nelle fasce orarie a rischio climatico senza perdita salariale e senza penalizzazioni nel punteggio reputazionale; estensione degli ammortizzatori sociali anche a chi ha contratti discontinui, autonomi o collaborazioni occasionali; accesso ai criteri con cui vengono assegnate le corse dagli algoritmi.

Sul fronte della prevenzione, il sindacato chiede anche protocolli aziendali e territoriali vincolanti su salute e sicurezza e la fornitura gratuita di DPI estivi, compresi punti di ristoro, acqua, integratori e dispositivi di protezione adeguati a carico delle aziende.

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Il nodo del contratto di lavoro

Oltre all’emergenza legata alle temperature, NIdiL ribadisce la propria posizione sul quadro contrattuale. Per il sindacato, i rider che lavorano in modo continuativo e ordinario per Glovo e Deliveroo dovrebbero essere inquadrati come lavoratori subordinati, con le tutele previste dalla legge e dal contratto collettivo.

Per chi opera invece in regime di effettiva autonomia, la richiesta è aprire una discussione su equo compenso e no-dumping rispetto al lavoro dipendente, introducendo anche una paga oraria che copra non solo le consegne effettuate ma pure i tempi di attesa.

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L’assemblea vicentina viene indicata come una tappa di un percorso più ampio iniziato con la mobilitazione di Padova. Se non arriveranno risposte concrete da istituzioni e multinazionali del food delivery, il sindacato annuncia nuove proteste davanti alle sedi delle aziende e nelle piazze della provincia.

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