Vino italiano in crisi, Federvini e Uiv divise sulle contromisure: il Prosecco tiene
Nel primo trimestre 2026 export in calo del 4% nei volumi e dell’8,3% in valore. Giacenze oltre 53 milioni di ettolitri.
ROMA - Il vino italiano entra nel 2026 con export in frenata, consumi in calo e giacenze ai massimi degli ultimi anni, mentre sul tavolo del Ministero dell’Agricoltura si confrontano due linee diverse per affrontare la crisi. Da una parte Uiv chiede di ridurre il potenziale produttivo; dall’altra Federvini punta su promozione, comunicazione e investimenti per rilanciare la domanda. In questo quadro, il Prosecco resta una delle poche denominazioni capaci di mantenere una tenuta sui mercati internazionali, un dato che riguarda da vicino anche il Nordest.
I numeri indicano una fase complessa per l’intera filiera. Secondo l’Osservatorio Uiv, nel primo trimestre 2026 l’export italiano ha segnato un calo del 4% nei volumi e dell’8,3% in valore. Anche le vendite nella grande distribuzione nazionale hanno rallentato, con una flessione del 2% nei primi cinque mesi dell’anno. Intanto le giacenze di vino e mosti hanno superato 53 milioni di ettolitri, il livello più alto dal 2022.
Questo squilibrio sta spingendo anche i declassamenti da Dop e Igp verso categorie inferiori, con una perdita di valore stimata in 516 milioni di euro. Sullo sfondo pesa un mercato mondiale più selettivo, condizionato da inflazione, nuove abitudini alimentari e maggiore attenzione alla salute. Secondo l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino, il consumo globale continua infatti a ridursi. A questo si aggiungono le difficoltà del mercato statunitense, primo sbocco estero del vino italiano, dove al calo strutturale dei consumi si sommano l’incertezza sui dazi e l’indebolimento del dollaro.
Il nodo tra produzione e domanda
La distanza tra le due principali associazioni del settore parte dalla diagnosi comune ma porta a ricette diverse.
Per il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, il problema è soprattutto quantitativo: la capacità produttiva italiana sarebbe ormai superiore alla domanda mondiale e continuerebbe a comprimere i prezzi lungo la filiera. Da qui la richiesta di misure considerate anche impopolari.
La proposta di Uiv si articola in quattro punti: blocco delle autorizzazioni per nuovi impianti viticoli per due anni; riduzione delle rese produttive anche per Dop e Igp; maggiore trasparenza e controllo dello schedario viticolo; esclusione degli espianti finanziati attraverso l’Ocm, mantenendo però le risorse per innovazione, investimenti e promozione.
Federvini, con il presidente Piero Mastroberardino, sostiene invece una linea opposta. Per l’associazione, fermare i nuovi impianti produrrebbe effetti solo tra tre e sei anni e rischierebbe di penalizzare le imprese più dinamiche, proprio quelle che stanno investendo e cercano spazio sui mercati. Il nodo, in questa lettura, non è produrre meno ma riuscire a vendere meglio, creando valore e rafforzando il posizionamento internazionale del vino italiano.
Il Prosecco resta il comparto che tiene
Nel quadro generale di rallentamento, il Prosecco continua a distinguersi. Nel 2025 la Doc Prosecco ha superato 660 milioni di bottiglie certificate e oltre l’80% della produzione è stato destinato all’export. I mercati di riferimento restano Regno Unito, Stati Uniti e Germania.
La denominazione continua a beneficiare di un posizionamento consolidato nella fascia premium accessibile degli spumanti e riesce ancora a intercettare consumatori più giovani e nuovi momenti di consumo. A livello mondiale, inoltre, gli spumanti stanno mostrando una capacità di tenuta superiore rispetto ai vini fermi.
Su questo punto interviene anche Franco Passador, presidente e amministratore delegato di Vi.V.O. Cantine, che richiama la solidità del comparto Prosecco ma invita a non considerarla acquisita. Secondo Passador, la forza della denominazione deriva da un equilibrio costruito nel tempo tra programmazione produttiva, organizzazione della filiera e presenza internazionale. Un assetto che oggi consente al Prosecco di affrontare il mercato in condizioni più favorevoli rispetto ad altre aree vitivinicole italiane.
Le risorse europee restano il terreno comune
Nonostante il confronto acceso sulla gestione dell’offerta, un punto di contatto tra Federvini e Uiv c’è. Entrambe chiedono di preservare gli strumenti europei a sostegno del settore.
Federvini sollecita il mantenimento di un budget Ue dedicato al vino, con interventi obbligatori e finanziamento prevalentemente comunitario, per evitare che il comparto perda risorse nella prossima programmazione europea. Anche Uiv insiste sulla necessità di salvaguardare i fondi destinati a investimenti, innovazione e promozione, sostenendo che la Pac debba orientarsi sempre più verso politiche capaci di rafforzare la competitività.
Una sola crisi, territori molto diversi
Il confronto aperto al Ministero parte da un dato ormai condiviso: il vino italiano è entrato in una nuova fase, con consumi meno dinamici, concorrenza internazionale più forte e mercati più selettivi. Ma il caso Prosecco mostra anche che non tutte le denominazioni si muovono allo stesso modo.
È proprio questo il punto che pesa anche per i territori del Nordest: gli interventi sul potenziale produttivo, secondo quanto emerge dal dibattito, dovranno tenere conto delle differenze tra aree e denominazioni. Da una parte c’è chi chiede di governare subito l’offerta per riequilibrare il mercato; dall’altra chi teme che frenare la produzione possa rallentare proprio i segmenti che continuano a trainare il vino italiano nel mondo.