Voti contestati a scuola, il CNDDU propone un nuovo modello di valutazione
Il Coordinamento chiede al Ministero una sperimentazione volontaria per chiarire i giudizi senza pressioni sui docenti.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sulla questione delle contestazioni dei voti scolastici da parte di studenti e famiglie, richiamando l'attenzione su una criticità che coinvolge l'autonomia professionale degli insegnanti, la credibilità della valutazione e il rapporto tra responsabilità individuale e risultati dell'apprendimento.
Chiedere spiegazioni su un'insufficienza costituisce una legittima esigenza di trasparenza. Diverso è pretendere la modifica di un giudizio attraverso contestazioni reiterate, prive di elementi concreti e fondate esclusivamente sull'insoddisfazione per il risultato conseguito. Quando il confronto si trasforma in una pressione sull'insegnante, il rischio è quello di introdurre nella scuola una logica negoziale incompatibile con la funzione della valutazione, che deve accertare gli apprendimenti e non soddisfare aspettative individuali.
Il quadro normativo, delineato dal D.Lgs. 62/2017 e, per il secondo ciclo, dal D.P.R. 122/2009 e successive modificazioni, riconosce l'autonomia professionale dei docenti nel rispetto dei criteri deliberati collegialmente. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti garantisce una valutazione trasparente e tempestiva. Questi principi impongono un equilibrio preciso: il giudizio deve essere coerente con i criteri adottati e comprensibile nelle sue ragioni, ma non può essere subordinato all'approvazione della famiglia.
Il CNDDU ritiene particolarmente insidiosa una concezione della valutazione che tende a trasformare ogni insuccesso scolastico in una controversia sull'operato dell'insegnante. Il problema non riguarda la legittimità del dissenso, ma la possibilità che l'attenzione venga distolta dalle effettive carenze di preparazione per concentrarsi sulla contestazione del risultato. In questo modo si rischia di trasmettere agli studenti un messaggio educativo profondamente discutibile: anziché interrogarsi sulle proprie difficoltà, diventa più conveniente mettere in discussione chi le ha rilevate.
La tutela dell'autonomia docente non può tuttavia tradursi nell'idea di un giudizio sottratto a qualsiasi verifica. Criteri poco chiari, applicazioni incoerenti o errori nella correzione delle prove costituiscono criticità che devono essere affrontate con rigore. L'autorevolezza dell'insegnante non deriva dall'impossibilità di contestarne le decisioni, ma dalla competenza professionale e dalla solidità dei criteri utilizzati. Proprio questa distinzione consente di difendere la valutazione da interferenze indebite senza legittimare comportamenti arbitrari.
Il modello proposto per le contestazioni
Per affrontare il problema in termini strutturali, il Coordinamento propone al Ministero dell'Istruzione e del Merito di promuovere una sperimentazione volontaria, rivolta inizialmente alle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, di un modello di riscontro valutativo sintetico e partecipato. L'iniziativa potrebbe prevedere, attraverso strumenti già utilizzati nella pratica didattica, una restituzione essenziale degli elementi che hanno determinato l'esito della prova, accompagnata dalla possibilità per lo studente di formulare osservazioni argomentate sugli errori rilevati e sui criteri applicati.
L'innovazione consisterebbe nel superamento della contestazione puramente numerica attraverso un confronto fondato su elementi verificabili. Lo studente sarebbe chiamato a individuare le parti della prova sulle quali richiede chiarimenti, motivando le proprie osservazioni e confrontandole con gli obiettivi di apprendimento. Il docente manterrebbe pienamente la propria autonomia professionale, potendo confermare il giudizio o correggere eventuali errori riscontrati. Non si tratterebbe di introdurre una nuova procedura di ricorso, né di subordinare le richieste di chiarimento a particolari formalità, ma di sperimentare una modalità didattica capace di rendere il confronto più consapevole e pertinente.
Il modello dovrebbe essere costruito senza aggravare gli adempimenti degli insegnanti, valorizzando le modalità di correzione e restituzione già adottate dalle scuole e rispettando le specificità delle discipline e dei percorsi individualizzati. La sua efficacia dovrebbe essere verificata anche in relazione al tempo richiesto ai docenti, alla comprensione dei criteri da parte degli studenti e alla capacità di ridurre le contestazioni prive di elementi sostanziali. Una proposta che producesse ulteriore burocrazia, anziché migliorare la qualità della valutazione, finirebbe per contraddire le proprie finalità.
Il CNDDU richiama inoltre l'attenzione sulla responsabilità delle istituzioni scolastiche nella gestione delle controversie. Il docente non deve essere lasciato solo di fronte a pressioni insistenti o comportamenti impropri. Occorrono modalità organizzative chiare, capaci di assicurare risposte adeguate alle richieste legittime e, contemporaneamente, di impedire che l'interlocuzione si trasformi in un confronto indefinito nel quale l'insistenza possa diventare uno strumento di condizionamento. Il ruolo della dirigenza deve essere quello di garantire la correttezza delle procedure e il rispetto delle competenze professionali e collegiali, non di favorire soluzioni conciliative che prescindano dalla fondatezza delle contestazioni.
Famiglie, scuole ed equità della valutazione
Anche le famiglie sono chiamate a una riflessione non più rinviabile. Difendere indiscriminatamente uno studente da qualsiasi valutazione negativa può significare privarlo dell'opportunità di riconoscere le proprie difficoltà. Un'insufficienza correttamente attribuita non rappresenta un'ingiustizia da rimuovere, ma un risultato da comprendere e affrontare. L'intervento familiare diventa problematico quando, anziché sostenere il recupero delle carenze, alimenta l'aspettativa che il giudizio possa essere modificato attraverso una pressione esterna.
La questione assume una rilevanza ancora maggiore sotto il profilo dell'equità. Se la disponibilità a riconsiderare un voto finisse per dipendere dall'intensità delle contestazioni anziché dalla fondatezza delle osservazioni, gli studenti non sarebbero più valutati secondo condizioni effettivamente omogenee. Si determinerebbe una distorsione particolarmente grave, nella quale la capacità di pressione potrebbe incidere sull'esito della valutazione più delle conoscenze dimostrate.
La richiesta al Ministero
Il CNDDU ritiene pertanto necessario che il Ministero avvii una riflessione operativa sulle modalità di restituzione dei giudizi e sulla gestione delle contestazioni, valorizzando l'autonomia delle scuole e verificando la sostenibilità delle soluzioni proposte. La qualità di un sistema valutativo non si misura dal numero delle insufficienze attribuite o modificate, ma dalla coerenza dei criteri, dall'affidabilità degli accertamenti e dalla capacità di rendere riconoscibili gli errori senza esporre il docente a condizionamenti impropri.
La scuola deve poter spiegare un voto, riconoscere un errore e correggerlo quando necessario. Non deve invece essere indotta a modificare una valutazione per evitare il conflitto. È questa la distinzione sulla quale il CNDDU chiede un'assunzione di responsabilità istituzionale: quando la fondatezza del giudizio viene sacrificata alla convenienza di chiudere una contestazione, non si tutela lo studente e non si migliora la scuola. Si introduce, piuttosto, un criterio di disuguaglianza che finisce per rendere la valutazione meno affidabile e il merito meno riconoscibile.
prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU