Aghito Zambonini, il Tribunale di Padova apre la liquidazione giudiziale

La società aveva stabilimenti a Noventa Padovana e Fiorenzuola d’Arda. Fiom e Fim: vigilare sui diritti dei lavoratori

29 aprile 2026 09:55
Aghito Zambonini, il Tribunale di Padova apre la liquidazione giudiziale -
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PADOVA – Il Tribunale di Padova ha aperto la liquidazione giudiziale di Aghito Zambonini S.p.A., azienda specializzata nella progettazione, produzione e installazione di facciate per edifici, con stabilimenti a Noventa Padovana e Fiorenzuola d’Arda. La sentenza è stata depositata venerdì 24 aprile.

La società, storica realtà produttiva del territorio padovano, ha realizzato opere architettoniche in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. Tra i lavori citati figurano le torri di Porta Nuova e la sede della Fondazione Prada a Milano, il City Ringen della metropolitana di Copenhagen e la Virgin Tower a New York.

La procedura

Nel provvedimento del Tribunale sono stati nominati curatori il dottor Luca Pieretti e l’avvocato Roberto Artusi Sacerdoti. L’esame dello stato passivo è stato fissato per il prossimo ottobre, passaggio centrale per definire il quadro dei creditori nell’ambito della liquidazione.

La crisi dell’azienda era emersa con l’accesso, ad aprile 2025, alla procedura di composizione negoziata. In quel momento Aghito Zambonini contava 200 addetti: 85 nella sede padovana, 108 nel sito piacentino e altri lavoratori negli uffici di Forlì e Treviso. Secondo quanto riferito dai sindacati, nel corso dei mesi gli occupati si sono dimezzati, con la fuoriuscita progressiva di personale e competenze.

La posizione dei sindacati

Dario Verdicchio della Fiom di Padova e Giovanni Saladino della Fim di Padova parlano di “ennesimo segnale di un sistema economico che fatica a mettere al centro la tutela del lavoro e della persona”. I rappresentanti sindacali richiamano la Costituzione e il Codice della crisi d’impresa, sottolineando il principio della continuità aziendale e il valore sociale dell’impresa.

Per Fiom e Fim, il rischio è che siano soprattutto i lavoratori a pagare il prezzo del fallimento di una società che aveva ottenuto il riconoscimento di marchio storico. I sindacati annunciano che continueranno a vigilare sui diritti dei lavoratori durante la fase di liquidazione.

Le organizzazioni chiedono inoltre alla politica e alle istituzioni una presa di responsabilità verso le persone coinvolte. Nella loro ricostruzione, la proprietà non avrebbe preso in considerazione la possibilità di cedere l’azienda a soggetti in grado di rilanciarla, mentre la crisi si è protratta per circa un anno.

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