Allerte meteo Veneto, dal 2026 la mappa cambia: 26 zone e i bacini che contano

L’avviso arancione del 21 ottobre mostra come funziona il sistema regionale aggiornato: non più un colore per provincia, ma scenari legati a Comuni, bacini e caratteristiche del territorio.

21 ottobre 2026 10:09
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VENETO – Per capire un’allerta meteo non basta più leggere il nome della propria provincia. Dal 2026 il Veneto ha un sistema regionale aggiornato che associa ogni Comune a una zona di allertamento, a una macrozona e a un ambito morfoclimatico. È una modifica che diventa molto concreta nell’avviso n. 142/2026, emesso il 20 ottobre e valido per mercoledì 21: il colore arancione non riguarda genericamente il “Vicentino” o il “Trevigiano”, ma nove zone precise, costruite attorno a rilievi, pianure e bacini idrografici.

Il quadro della perturbazione è già stato ricostruito nell’allerta arancione del 21 ottobre in Veneto e Friuli. Qui il punto è un altro: capire perché, davanti allo stesso passaggio perturbato, due Comuni vicini possono vedere colori diversi e perché nel bollettino compaiono più rischi nella stessa riga. La risposta sta nella nuova cartografia operativa e nel fatto che l’allerta non è una previsione del tempo semplificata, ma una valutazione degli effetti possibili sul territorio.

Da una lettura per province a una lettura per territori

La deliberazione regionale n. 300 del 28 aprile 2026 ha aggiornato il sistema di allertamento e le modalità di funzionamento del Centro funzionale decentrato (CFD). Il sistema ora in uso è organizzato in otto macrozone e 26 zone di allerta: A1-A2 nelle Dolomiti, B1-B3 nell’area centro-occidentale di montagna e pedemontana, C1-C2 sull’Adige e sulla Lessinia, D1-D3 nel Polesine e nella Bassa Veronese, E1-E5 nella pianura centrale e centro-meridionale, F1-F2 nella pianura e costa centro-orientale, G1-G2 nella pianura e costa orientale, H1-H6 tra Bellunese e Trevigiano.

Non è una nuova etichetta amministrativa. Le zone vengono definite tenendo insieme i bacini: per esempio B2 comprende Prealpi vicentine e Altopiano dei Sette Comuni, con i bacini Brenta, Bacchiglione e Agno; B3 riguarda pedemontana e alta pianura centrale, con Brenta-Bacchiglione e Agno-Guà-Alpone. La pagina regionale delle zone di allerta e dei relativi bacini distingue inoltre H3, H4, H5 e H6 nel Trevigiano: non sono intercambiabili, perché fanno riferimento rispettivamente ai sistemi Piave, Sile-scolante in laguna e Livenza.

Per chi vive, lavora o studia in Veneto la conseguenza pratica è importante: la provincia resta utile per orientarsi, ma non basta per attribuirsi un colore. Un Comune può appartenere a una zona che attraversa confini provinciali e, al contrario, una stessa provincia può essere ripartita in fasce esposte a scenari differenti. L’elenco ufficiale dei Comuni, pubblicato dalla Regione, colloca per esempio Belluno nella H1, Feltre nella H1 ma Arsiè, Fonzaso, Lamon e Sovramonte nella B1; nel Padovano Padova è in E1, Arquà Petrarca e Teolo in E2, Montagnana e Monselice in E3. Sono dati territoriali, non graduatorie di pericolo permanente.

Il test dell’avviso del 21 ottobre: nove zone arancioni, non un solo Veneto

L’avviso regionale n. 142/2026 mostra bene il funzionamento della griglia. Per mercoledì 21 ottobre l’arancione per rischio idrogeologico è previsto in B1, B2 e B3, poi nelle sei zone H1-H6. In totale sono nove zone. La Regione e ARPAV indicano precipitazioni diffuse, localmente forti o abbondanti soprattutto su montagna e pedemontana, con fase più intensa nella prima parte della giornata; sono possibili rovesci e temporali locali anche su Prealpi e pianura.

La stessa tabella dell’avviso n. 142/2026 non usa un unico colore per tutte le colonne. In B2 e B3, oltre all’arancione idrogeologico, compare il giallo per il rischio idraulico e per il vento; in B1 il rischio idraulico è indicato con il trattino perché la zona non è soggetta a quello specifico scenario nella classificazione del CFD. H3 ha l’arancione idrogeologico e il giallo per vento, mentre H1, H2, H4 e H6 hanno l’arancione idrogeologico senza quel giallo per vento. È il motivo per cui estrarre dal bollettino soltanto la parola “arancione” perde informazioni decisive.

Fuori dalle nove zone arancioni, l’avviso non equivale a “nessun problema”. E1, pianura centrale tra Treviso, Padova, Vicenza e Venezia, ed E3, pianura centro-meridionale e Bassa padovana, sono in giallo sia per rischio idraulico sia per rischio idrogeologico. F1 e G1 sono in giallo per rischio idrogeologico. Sulle coste e nelle fasce prossime alla costa compaiono inoltre allerte gialle per vento: C1, C2, D3, E4, F2, G2 e H3-H5. Ogni riga va dunque letta incrociando zona e tipo di criticità, non scegliendo il colore più alto visto in una mappa generale.

Che cosa misura ciascuna colonna

Il sistema separa tre scenari che nella comunicazione quotidiana vengono spesso confusi. Il rischio idrogeologico riguarda gli effetti di piogge diffuse sul suolo e sui versanti, compresa la possibile instabilità dei pendii e della rete idrografica minore. Il rischio idraulico riguarda invece i corsi d’acqua e gli incrementi dei livelli lungo la rete principale. Il rischio idrogeologico per temporali è un terzo scenario, usato quando rovesci intensi, localizzati e rapidi possono produrre criticità puntuali.

È una distinzione utile anche oggi. L’avviso 142 prevede l’arancione per l’idrogeologico, mentre la colonna dei temporali resta verde nelle zone interessate. Non è una contraddizione: l’evento atteso è descritto come una fase perturbata con precipitazioni diffuse e forti, soprattutto su montagna e pedemontana, non come un’allerta centrata su celle temporalesche isolate. Il bollettino segnala inoltre la possibilità di incrementi idrometrici sulla rete principale e secondaria fino alle prime ore di giovedì 22.

I colori indicano uno scenario atteso e la fase operativa collegata: la legenda regionale associa il giallo a fenomeni localizzati e alla fase di attenzione, l’arancione a fenomeni diffusi e al preallarme, il rosso a fenomeni numerosi o estesi e all’allarme. Non sono un giudizio sulla gravità di un singolo Comune né una certezza che l’effetto si verifichi in ogni punto della zona. Servono ai Comuni, ai gestori delle infrastrutture e al sistema di protezione civile per attivare monitoraggio e procedure proporzionate.

Perché i bacini contano per residenti e imprese

La scelta di legare le aree a bacini e morfologia rende più leggibile il nesso tra la perturbazione e le conseguenze possibili. Piogge abbondanti sui rilievi possono tradursi in un segnale diverso a valle rispetto a una precipitazione di pari intensità in pianura; un rinforzo di Scirocco, previsto lungo la costa e sui versanti prealpini meridionali, è un’informazione separata dalla criticità dei fiumi. L’aggiornamento ARPAV del 20 ottobre descrive infatti una depressione da nord-ovest, con precipitazioni fino a giovedì mattina e una nuova possibile fase piovosa nel fine settimana: in condizioni così dinamiche contano sia la previsione sia l’aggiornamento della zona di appartenenza.

Per le attività agricole, i cantieri, la logistica locale, le scuole e gli eventi all’aperto, la ricaduta concreta non è una prescrizione unica regionale automatica. Possono essere i Comuni o i gestori a disporre misure e comunicazioni locali, in base ai propri piani e agli effetti osservati. Per questo il riferimento corretto resta il bollettino CFD con la zona del Comune interessato e, se necessario, l’avviso dell’amministrazione locale. Le mappe e i dati in tempo reale non sostituiscono le ordinanze comunali, ma evitano di applicare a un territorio informazioni pensate per un altro bacino.

Un sistema che richiede una lettura più precisa

L’allerta di mercoledì arriva dopo altre fasi in cui la distribuzione territoriale è stata diversa: nell’allerta arancione per temporali di agosto in Veneto, per esempio, il rischio prevalente era quello idrogeologico per temporali e la dinamica attesa riguardava rovesci più irregolari. Il confronto aiuta a non trattare tutti gli avvisi arancioni come se fossero uguali: cambia il fenomeno, cambiano le zone coinvolte, possono cambiare le colonne attivate.

La novità del 2026 non elimina l’incertezza delle previsioni e non trasforma il colore in un bollettino comunale minuto per minuto. Offre però una base più aderente ai corsi d’acqua, alla costa, alla pianura e ai rilievi veneti. Nel caso del 21 ottobre il messaggio più utile è quindi semplice: prima di programmare spostamenti o attività, verificare il Comune nella cartografia regionale, leggere quale rischio è evidenziato nella sua zona e seguire gli aggiornamenti del CFD e di ARPAV. È una lettura meno immediata di una cartina provinciale, ma molto più vicina al modo in cui il territorio reagisce davvero alla pioggia e al vento.

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