Burro e formaggi venduti come prodotti “friulani”: scatta la sanzione per l’azienda | VIDEO

Alto Friuli, azienda lattiero-casearia sanzionata per circa 67mila euro per etichette e pubblicità ritenute ingannevoli sull'origine dei prodotti.

08 agosto 2026 11:20
Burro e formaggi venduti come prodotti “friulani”: scatta la sanzione per l’azienda | VIDEO -
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UDINE Sanzioni per circa 67mila euro a carico di un'azienda lattiero-casearia dell'Alto Friuli, dopo un controllo dei Carabinieri del Centro Anticrimine Natura di Udine, affiancati dai militari del Comando Provinciale. Nel mirino sono finite etichette e pubblicità ritenute potenzialmente ingannevoli sull'origine delle materie prime utilizzate per alcuni prodotti.

Burro e formaggio, cosa è stato contestato

Secondo gli accertamenti, l'azienda avrebbe commercializzato burro associato alla denominazione "montagna" e promosso prodotti richiamando l'impiego di latte locale, nonostante gli ingredienti risultassero interamente provenienti da fuori regione. Il latte indicato come ingrediente principale sarebbe arrivato da allevamenti intensivi della Pianura Padana.

Contestazioni anche per un formaggio presentato attraverso una denominazione collegata alla tradizione montana, ma realizzato con latte di provenienza estera. La materia prima sarebbe arrivata dai Paesi Bassi, attraverso un intermediario francese.

Le immagini della montagna e la contestazione

A incidere sulla valutazione degli investigatori anche il contesto commerciale: lo spaccio aziendale si trova in una zona montana e il sito internet dell'impresa faceva riferimento al pascolo degli animali tra prati e montagne locali.

Secondo i Carabinieri, questi elementi potevano portare il consumatore a ritenere che burro e formaggi fossero prodotti utilizzando latte friulano e proveniente da una filiera montana locale, mentre le materie prime avevano origini differenti.

Sanzione da circa 67mila euro

Ai rappresentanti dell'azienda è stata contestata la violazione dell'articolo 7 del Regolamento UE 1169/2011, relativo alla correttezza delle informazioni fornite ai consumatori sugli alimenti.

La sanzione amministrativa complessiva ammonta a circa 67mila euro, calcolata anche sulla base del fatturato dell'impresa, pari a circa 5 milioni di euro.

La normativa introdotta nel 2026 prevede, per le violazioni più gravi in materia di informazioni ingannevoli sugli alimenti, sanzioni che possono arrivare fino al 3% del fatturato annuo, con un tetto massimo di 100mila euro.

Controlli sulla filiera agroalimentare

L'attività rientra nei controlli svolti dai Carabinieri nel settore agroalimentare, con particolare attenzione alla corretta indicazione dell'origine e delle caratteristiche degli alimenti.

Le verifiche puntano anche a tutelare i prodotti tipici locali, le filiere territoriali e i consumatori dalle informazioni commerciali che possono creare una rappresentazione diversa dalla reale provenienza delle materie prime.

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