Andreis chiude il Montagna Teatro Festival 2026 con Fabio Troiano e l’omaggio a Tavan
Ultimo weekend del Montagna Teatro Festival Estate del Verdi di Pordenone.
ANDREIS - Il 1 agosto 2026 e il giorno successivo Andreis ospita il finale del Montagna Teatro Festival Estate del Teatro Verdi di Pordenone, con due appuntamenti che uniscono scena e memoria del territorio. Sabato alle 20.00 all’Arena Federico Tavan arriva Fabio Troiano con “Il dio bambino” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini; domenica alle 11 il cartellone si chiude con “Ài gola da dîve”, passeggiata poetica dedicata a Federico Tavan nei luoghi del poeta.
L’ultimo fine settimana del festival concentra così due proposte diverse ma legate dallo stesso filo: il rapporto tra teatro, paesaggio e identità culturale della montagna pordenonese. Il percorso del Verdi, già sviluppato nelle scorse settimane con il Montagna Teatro Festival, si conclude in Valcellina dopo oltre un mese di tappe tra borghi, vallate e luoghi simbolo del territorio.
Fabio Troiano in scena con “Il dio bambino”
Per la serata di sabato il protagonista sarà Fabio Troiano, attore noto al pubblico tra teatro, cinema e televisione. Ad Andreis porterà uno dei testi più intensi firmati da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, un monologo scritto nel 1993 e diretto da Giorgio Gallione.
“Il dio bambino” segue il percorso di un uomo che attraversa gli anni interrogandosi sul diventare adulto, nel confronto continuo con se stesso, con la relazione di coppia e con la fragilità che accompagna la maturità. Nel testo si intrecciano autoironia, umorismo e profondità, in quella forma di teatro di evocazione che ha segnato il lavoro artistico di Gaber e Luporini.
La regia di Gallione punta sull’attualità della scrittura, mentre l’interpretazione di Troiano mette al centro la forza emotiva del monologo e la sua alternanza fra leggerezza e intensità. Per l’attore è anche un ritorno a un testo considerato tra i più significativi del teatro italiano contemporaneo, dopo un percorso professionale costruito tra palcoscenico, grande e piccolo schermo, con collaborazioni che vanno da Giancarlo Cobelli a Davide Ferrario.
Domenica la passeggiata poetica nei luoghi di Tavan
La chiusura del festival avrà un taglio completamente diverso ma fortemente legato ad Andreis. Domenica 2 agosto 2026, alle 11, è in programma “Ài gola da dîve”, una passeggiata poetica curata da Roberto Cescon e dedicata a Federico Tavan, nato proprio nel paese della Valcellina.
Il pubblico sarà accompagnato nei luoghi che hanno alimentato l’opera del poeta. Durante il percorso Francesco Indrigo, Silvio Ornella e Giacomo Vit leggeranno testi e ricorderanno una figura capace di trasformare il paesaggio locale in uno spazio poetico riconoscibile, attraverso una lingua ruvida, dolce e visionaria.
Cescon spiega che Federico Tavan “è stato una voce appartata e visionaria del nostro tempo” e che Andreis è stato il suo sguardo sul mondo, spesso raccontato “con rabbia e indignazione in una lingua ruvida e dolce”. La passeggiata toccherà quindi i luoghi più significativi per riconoscere ancora oggi quel legame tra parola e paesaggio. Un precedente del cartellone in area montana è stato anche l’appuntamento alle Grotte Pradis, altra tappa del progetto estivo del Verdi.
Il festival del Verdi tra vallate, borghi e nuovi progetti
Con questo doppio appuntamento si chiude l’edizione estiva 2026 del Montagna Teatro Festival del Teatro Verdi di Pordenone, sviluppata per oltre un mese attraverso la montagna pordenonese con spettacoli, musica, incontri e progetti di formazione.
La linea del festival è stata quella di portare il teatro fuori dagli spazi tradizionali, costruendo un palcoscenico diffuso tra vallate e borghi. Il finale di Andreis riassume proprio questa impostazione: da una parte uno spettacolo teatrale affidato a un interprete di primo piano della scena italiana, dall’altra un itinerario poetico dedicato a una delle voci più originali del Novecento friulano, con letture affidate a Francesco Indrigo, Silvio Ornella e Giacomo Vit nei luoghi che hanno ispirato l’opera di Federico Tavan.