Botteghe verso l’estinzione in Friuli Venezia Giulia: in dieci anni -22,9% di artigiani

In dieci anni il FVG ha perso 8.746 artigiani. Gorizia e Trieste guidano il calo più recente. La CGIA punta anche sull’intelligenza artificiale.

14 agosto 2026 08:12
Botteghe verso l’estinzione in Friuli Venezia Giulia: in dieci anni -22,9% di artigiani -
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Non è soltanto una questione di serrande abbassate. Dietro la progressiva scomparsa delle botteghe artigiane c’è un cambiamento più profondo che sta interessando città, paesi e aree montane del Friuli Venezia Giulia. In dieci anni la regione ha perso 8.746 artigiani, passando dai 38.234 del 2015 ai 29.488 del 2025, con una contrazione del 22,9% secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

Il fenomeno non riguarda soltanto l’economia. Quando chiude una bottega viene meno anche un servizio di prossimità, un luogo di relazione e, soprattutto nei piccoli centri, una parte dell’identità del territorio.

Gorizia e Trieste registrano i cali più pesanti

Il dato dell’ultimo anno mostra una situazione particolarmente difficile nelle province di Gorizia e Trieste.

Tra il 2024 e il 2025 Gorizia ha registrato una diminuzione del 6,5%, pari a 169 artigiani in meno. Segue Trieste con un calo del 6%, cioè 287 persone in meno.

La flessione interessa però tutta la regione: Pordenone perde il 4,8% (-406 artigiani) e Udine il 4,4% (-659).

Trovare un artigiano rischia di diventare sempre più difficile

Il problema potrebbe diventare particolarmente evidente quando sarà necessario effettuare anche una semplice riparazione domestica.

La CGIA richiama l’attenzione sull’invecchiamento degli addetti e sulla difficoltà nel garantire un ricambio generazionale. Se questa tendenza continuerà, nei prossimi anni potrebbe diventare molto più complicato trovare idraulici, fabbri, elettricisti e serramentisti disponibili per interventi di manutenzione e riparazione.

Un problema che rischia di pesare soprattutto nelle aree meno densamente popolate, dove già oggi il numero di professionisti presenti sul territorio è limitato.

Perché le piccole attività stanno scomparendo

Dietro la crisi delle botteghe non c’è una sola causa.

Secondo l’analisi della CGIA pesa innanzitutto la concorrenza esercitata dalla grande distribuzione e dall’e-commerce, che possono beneficiare di economie di scala, prezzi più bassi e sistemi logistici più efficienti.

A questo si aggiunge il cambiamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso acquisti concentrati, grandi strutture commerciali e servizi online.

Per una piccola attività incidono inoltre affitti, utenze, tasse e contributi, costi che possono diventare difficili da sostenere soprattutto nei periodi di calo delle vendite. Nei piccoli comuni si aggiunge il problema della diminuzione della popolazione e della progressiva perdita di servizi pubblici, scuole e uffici, che riduce ulteriormente il passaggio di potenziali clienti.

Non tutte le chiusure significano però una crisi

La riduzione del numero degli artigiani va letta anche tenendo conto di un altro fenomeno.

Una parte del calo deriva infatti da fusioni, acquisizioni e aggregazioni tra imprese avvenute dopo le grandi crisi economiche degli ultimi anni.

Il risultato è stato un numero inferiore di attività, ma in diversi settori anche imprese mediamente più grandi e produttive, in particolare nella logistica, nella metalmeccanica, nell’installazione di impianti e nella moda.

L’intelligenza artificiale può diventare un alleato

Nell’analisi trova spazio anche un tema apparentemente distante dai mestieri manuali: l’intelligenza artificiale.

Secondo la CGIA, l’AI non è necessariamente destinata a cancellare l’artigianato. Potrebbe invece aumentare il divario tra chi riuscirà a utilizzarla e chi continuerà a lavorare senza strumenti digitali.

Un falegname potrebbe impiegarla per generare rapidamente idee e progetti, un muratore per preparare preventivi direttamente dal cantiere e un ceramista per gestire comunicazione e social senza sottrarre tempo alla produzione.

In questo scenario la tecnologia non sostituirebbe necessariamente il lavoro manuale, ma permetterebbe all’artigiano di dedicare meno tempo alle attività amministrative e commerciali.

Dove invece l’AI può diventare una concorrente

Il rischio cresce nei settori in cui il prodotto può essere facilmente standardizzato.

Mobili realizzati con sistemi automatizzati, grafiche prodotte in pochi secondi o abiti personalizzati attraverso processi industriali potrebbero entrare direttamente in concorrenza con alcune lavorazioni tradizionali.

Secondo l’analisi, avranno invece maggiori possibilità di difendersi dall’automazione restauratori, artigiani del lusso su misura, riparatori e attività capaci di offrire anche un’esperienza, come corsi, laboratori aperti e dimostrazioni dal vivo.

L’ipotesi di un reddito per chi mantiene aperta una bottega

Per frenare la desertificazione commerciale dei piccoli centri viene avanzata anche una proposta: creare una sorta di “reddito di gestione delle botteghe artigiane”.

L’idea sarebbe destinata a chi apre o mantiene un’attività nei comuni più piccoli, indicativamente fino a 10mila abitanti, dove la presenza di una bottega può rappresentare contemporaneamente un servizio economico e un presidio sociale.

Il nodo della formazione professionale

Una delle questioni più delicate rimane però quella del ricambio generazionale.

Secondo la CGIA, il lavoro manuale continua a scontare una percezione culturale negativa, mentre gli istituti professionali vengono spesso considerati percorsi di livello inferiore rispetto a licei e istituti tecnici.

Il risultato è un paradosso: mentre diminuiscono gli artigiani, numerose imprese denunciano contemporaneamente la difficoltà di trovare giovani disposti e preparati a svolgere questi mestieri.

Per invertire la tendenza viene indicata la necessità di rafforzare orientamento scolastico, formazione professionale e percorsi scuola-lavoro.

Ci sono anche settori che continuano a crescere

Il quadro non è completamente negativo.

Alcune attività artigiane continuano infatti ad aumentare. Tra queste ci sono acconciatori, estetiste e tatuatori, ma anche professionisti legati al mondo digitale come sistemisti informatici, web marketer, videomaker ed esperti di social media.

Segnali positivi arrivano anche dall’alimentare, soprattutto per gelaterie, gastronomie e pizzerie da asporto, in particolare nelle città con una forte presenza turistica.

Il problema, quindi, non è la scomparsa totale dell’artigianato, ma la sua trasformazione. Alcuni mestieri stanno crescendo, altri rischiano di non trovare più persone disponibili a portarli avanti. E proprio nei piccoli centri la perdita di queste competenze potrebbe diventare uno dei cambiamenti più visibili dei prossimi anni.

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