Asilo nido abusivo nel Trevigiano: scoperti bonus indebiti per oltre 320mila euro | VIDEO

Asilo nido abusivo nel Trevigiano: bonus nido indebiti per 320mila euro, Iva evasa e denuncia della rappresentante.

07 luglio 2026 11:15
Asilo nido abusivo nel Trevigiano: scoperti bonus indebiti per oltre 320mila euro | VIDEO -
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TREVISO – Un asilo nido completamente abusivo, oltre 150mila euro di Iva evasa e più di 320mila euro di bonus nido che sarebbero stati ottenuti indebitamente. È quanto emerso al termine di una verifica fiscale conclusa dai Finanzieri del Comando Provinciale di Treviso, che hanno denunciato alla Procura della Repubblica la legale rappresentante della struttura per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

L’indagine ha acceso i riflettori su una realtà che, secondo quanto ricostruito, operava senza i necessari titoli autorizzativi per svolgere regolarmente l’attività di asilo privato. La vicenda, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, sarà segnalata anche alla Corte dei Conti per la valutazione dell’eventuale danno erariale.

L’origine degli accertamenti dopo il controllo dei Nas

L’attività della Guardia di Finanza nasce da un precedente controllo eseguito nel maggio 2025 dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Treviso.

In quell’occasione era stata accertata la mancanza di qualsiasi titolo autorizzativo necessario per esercitare in modo regolare l’attività di asilo privato. Da questo primo elemento sono poi partiti ulteriori approfondimenti, che hanno riguardato sia il profilo fiscale sia l’eventuale accesso indebito a contributi pubblici.

Bonus nido, contributi per oltre 320mila euro ritenuti indebiti

Dopo le prime evidenze, il Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza ha acquisito i dati relativi alla misura di sostegno al reddito erogata alle famiglie dei bambini che frequentavano la struttura.

Le informazioni sono state rese disponibili dall’Inps, nell’ambito del protocollo d’intesa siglato con la Guardia di Finanza.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, anche il bonus nido richiesto dalle famiglie dei bambini iscritti sarebbe stato ottenuto in modo indebito. Nelle domande sarebbero stati indicati titoli abilitativi forniti dall’asilo stesso, poi risultati falsi.

Il contributo, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024, sarebbe stato erogato per un importo complessivo superiore a 320mila euro.

La struttura non aveva l’abilitazione richiesta

Il bonus nido è una misura prevista per sostenere le famiglie nel pagamento delle rette relative alla frequenza di nidi e strutture abilitate a offrire servizi educativi per bambini nella fascia 0-3 anni.

Proprio questo requisito, secondo quanto accertato, sarebbe mancato del tutto nella struttura oggetto di verifica. L’asilo, infatti, non avrebbe avuto l’abilitazione necessaria per operare come servizio educativo regolare.

La mancanza dei titoli autorizzativi avrebbe quindi inciso non solo sulla legittimità dell’attività svolta, ma anche sulla possibilità di accedere ai benefici pubblici collegati alla frequenza del nido.

Ricostruita evasione Iva per oltre 150mila euro

Oltre al fronte dei contributi pubblici, le Fiamme Gialle vittoriesi hanno ricostruito anche il profilo fiscale dell’attività.

Dagli accertamenti è emersa un’evasione dell’Imposta sul Valore Aggiunto per oltre 150mila euro. Secondo la ricostruzione, l’evasione sarebbe collegata all’erronea applicazione del titolo di esenzione previsto dalla normativa per gli asili nido.

Tale esenzione, però, riguarda strutture che rispettano precisi standard autorizzativi. Standard che, nel caso dell’asilo finito al centro dell’indagine, sarebbero risultati assenti.

Denunciata la legale rappresentante

Al termine della verifica, la legale rappresentante dell’asilo nido è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Treviso per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Per tale ipotesi di reato è prevista una pena da due a sette anni di reclusione.

La società è stata inoltre segnalata all’autorità giudiziaria per le connesse responsabilità amministrative da reato. In questo caso può essere applicata una sanzione pecuniaria fino a 500 quote, con un valore determinato in base alle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente segnalato.

Segnalazione alla Corte dei Conti per il danno erariale

Il contesto emerso dagli accertamenti sarà trasmesso anche alla Corte dei Conti, competente a valutare l’eventuale danno erariale derivante dall’indebita erogazione delle risorse pubbliche.

La misura del bonus nido, infatti, è sostenuta da fondi pubblici e ha lo scopo di aiutare concretamente le famiglie nel pagamento delle rette. Per questo, l’accesso al contributo richiede il rispetto di precisi requisiti, sia da parte dei richiedenti sia rispetto alla struttura frequentata dai bambini.

L’eventuale utilizzo distorto del beneficio non incide soltanto sulla regolarità amministrativa, ma può determinare un danno per la collettività e per il corretto impiego delle risorse destinate al welfare familiare.

Guardia di Finanza a tutela della finanza pubblica

L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza di Treviso e dell’autorità giudiziaria nella tutela della finanza pubblica, della sicurezza dei consumatori e del corretto funzionamento della concorrenza.

Le attività imprenditoriali che operano in modo occulto o illecito, soprattutto in settori delicati come quello dei servizi per l’infanzia, possono infatti produrre molteplici effetti negativi: evasione fiscale, accesso indebito a contributi, alterazione del mercato e mancato rispetto delle garanzie previste per gli utenti.

Nel caso specifico, gli accertamenti hanno riguardato un ambito particolarmente sensibile, quello dei servizi educativi per bambini molto piccoli, dove autorizzazioni, requisiti strutturali e controlli rappresentano elementi essenziali per la tutela delle famiglie.

Indagini preliminari e presunzione di innocenza

La diffusione del comunicato è stata autorizzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nel rispetto dei diritti della persona indagata.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. La legale rappresentante denunciata deve quindi essere considerata innocente fino a un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna, secondo il principio della presunzione di innocenza.

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