Attacchi di panico: come affrontarli e superarli con un percorso psicologico
Attacchi di panico: sintomi, cause e meccanismi della paura. Come affrontarli e quando rivolgersi a uno psicologo per recuperare serenità
Quando gli attacchi di panico iniziano a condizionare la quotidianità, limitando la libertà di movimento, le relazioni o la serenità personale, scegliere uno psicologo può rappresentare un passo importante. Affrontare il problema con il supporto di un professionista permette infatti di comprendere ciò che accade al corpo e alla mente e di acquisire strumenti per gestire progressivamente paura e sintomi.
Il Dott. Marco Folla, psicologo e psicoterapeuta a Trieste, si occupa anche di ansia e attacchi di panico, proponendo percorsi personalizzati in presenza e online. Il suo approccio integra differenti tecniche psicologiche, con particolare attenzione alla regolazione del sistema nervoso, alla mindfulness e agli aspetti somatici dell'esperienza emotiva.
Che cosa sono gli attacchi di panico?
Un attacco di panico è un episodio improvviso di paura o disagio molto intenso che può comparire anche quando non esiste un pericolo concreto. In pochi istanti il corpo entra in uno stato di allerta, come se fosse necessario reagire a una minaccia imminente.
Si tratta di un'esperienza estremamente comune e può presentarsi in persone molto diverse tra loro. Un singolo episodio non significa necessariamente soffrire di disturbo di panico: quando però gli attacchi diventano ricorrenti e la paura di averne altri porta a modificare le proprie abitudini, evitare determinati luoghi o limitare le proprie attività, è importante chiedere un aiuto professionale.
L'obiettivo della terapia non è semplicemente eliminare i sintomi, ma comprendere il loro significato, modificare il rapporto con le sensazioni corporee e recuperare gradualmente sicurezza e autonomia.
Sintomi fisici, cognitivi ed emotivi
Durante un attacco di panico possono comparire numerosi sintomi contemporaneamente. È possibile distinguerli in tre categorie.
Sintomi fisici. Sono frequenti tachicardia, sudorazione, tremori, respiro rapido o difficoltà a respirare, sensazione di soffocamento, vertigini, nausea, tensione e sensazioni insolite nel corpo. La loro intensità può far pensare che stia accadendo qualcosa di grave a livello fisico.
Sintomi cognitivi. La persona può avere la sensazione di perdere il controllo, impazzire o non riuscire più a gestire ciò che sta accadendo. Possono comparire anche derealizzazione, cioè la percezione che l'ambiente circostante sia irreale o distante, e pensieri catastrofici.
Sintomi emotivi. Il principale è una paura improvvisa e molto intensa, spesso accompagnata da una forte sensazione di pericolo imminente. Può comparire anche la paura di morire o di non riuscire a uscire dalla situazione.
Un attacco tende a raggiungere il picco in pochi minuti. Successivamente l'intensità diminuisce gradualmente, anche se stanchezza, agitazione e apprensione possono rimanere più a lungo. Per chi lo vive, inoltre, la percezione della durata può essere molto diversa da quella effettiva.
Perché arrivano gli attacchi di panico?
Le cause non sono necessariamente riconducibili a un singolo evento. Un attacco può essere favorito da periodi di forte stress, cambiamenti importanti, stanchezza, situazioni emotivamente difficili oppure da specifiche sensazioni corporee interpretate come pericolose.
Questi elementi possono essere definiti fattori scatenanti. Non sempre, però, esiste un fattore evidente: l'attacco può sembrare arrivare dal nulla.
Un meccanismo particolarmente importante è quello della cosiddetta paura della paura. Dopo aver sperimentato un episodio intenso, la persona può iniziare a controllare continuamente il battito cardiaco, la respirazione o altre sensazioni corporee. Un'accelerazione del cuore, magari del tutto normale, viene interpretata come il segnale che sta per arrivare un nuovo attacco. La paura aumenta, il corpo si attiva ulteriormente e le sensazioni diventano ancora più intense.
Si crea così un circolo vizioso. Anche l'evitamento può contribuire a mantenere il problema, perché impedisce alla persona di scoprire gradualmente che può affrontare quelle situazioni senza che accada ciò che teme.
Cosa succede nel cervello e nel sistema nervoso?
Per capire perché alcune persone siano più vulnerabili agli attacchi di panico è utile conoscere, in modo semplice, alcuni meccanismi neurobiologici.
Quando il cervello percepisce una possibile minaccia, i circuiti coinvolti nella risposta alla paura, tra cui l'amigdala, possono attivare rapidamente il sistema nervoso autonomo. L'organismo entra nella cosiddetta risposta di “lotta o fuga”: aumenta il battito cardiaco, la respirazione cambia, i muscoli si preparano all'azione e vengono rilasciati ormoni come l'adrenalina.
Nel panico questa risposta può attivarsi in modo molto intenso anche quando non esiste una minaccia proporzionata alla reazione. Le sensazioni corporee che ne derivano vengono poi talvolta interpretate come prova di un pericolo, alimentando ulteriormente l'allarme.
Non significa quindi che la persona “si inventi” i sintomi: le reazioni fisiche sono reali. Significa piuttosto che un normale sistema di protezione è entrato in uno stato di allerta eccessivo.
Cosa fare durante un attacco di panico?
Nel momento in cui il panico arriva, il primo obiettivo è interrompere la lotta contro le sensazioni. Cercare disperatamente di farle sparire può infatti aumentare l'attenzione verso il corpo e mantenere l'allarme.
Può essere utile concentrarsi sul respiro senza forzarlo, rallentare progressivamente la respirazione, riportare l'attenzione al momento presente e ricordarsi che l'ondata di paura è destinata a diminuire. Le tecniche di regolazione possono essere apprese e allenate anche al di fuori dell'attacco, così da diventare più facilmente disponibili nei momenti difficili.
Se si assiste una persona che sta avendo un attacco, è importante mantenere la calma, rimanere accanto a lei, parlare con frasi semplici e brevi e, se possibile, accompagnarla in un ambiente tranquillo. Può essere utile chiederle di cosa abbia bisogno e aiutarla a concentrarsi sul respiro e sul presente, senza minimizzare quello che sta provando.
Se i sintomi sono nuovi, particolarmente intensi o non è possibile escludere un problema medico, è comunque importante rivolgersi a un professionista sanitario per una valutazione adeguata.
La terapia psicologica per superare il panico
Superare gli attacchi di panico richiede spesso un lavoro che va oltre la gestione del singolo episodio. Il percorso psicologico permette di comprendere i meccanismi che mantengono il problema e di sviluppare una maggiore capacità di regolazione delle proprie reazioni.
Lo psicologo costruisce percorsi personalizzati sulla storia e sulle caratteristiche della persona. Il suo approccio integrato comprende tecniche psicodinamiche, gestaltiche e cognitivo-comportamentali, insieme a formazione specifica nell'ambito della mindfulness, della regolazione emotiva e degli interventi somatici.
Nel lavoro sugli attacchi di panico possono essere affrontati la paura delle sensazioni corporee, i pensieri catastrofici, l'evitamento e la difficoltà a sentirsi al sicuro nel proprio corpo. L'obiettivo è imparare gradualmente a riconoscere i segnali del sistema nervoso, tollerare le sensazioni senza interpretarle automaticamente come pericolose e tornare alle attività che il panico aveva reso difficili.
A lungo termine possono inoltre essere importanti una corretta gestione dello stress, un buon equilibrio tra riposo e attività, la pratica regolare di tecniche di consapevolezza e l'eventuale collaborazione con il medico quando necessario.