Esercitazione ad Aviano, AVS chiede lo stop: «Il Friuli non sia un avamposto atomico»
Grimaldi e Badin contestano Steadfast Noon: interrogazione al Governo su Aviano, rischi, informazione ai cittadini ed emergenze civili.
AVIANO – Sospendere la partecipazione italiana all’esercitazione Steadfast Noon e informare Parlamento e comunità locali. È la richiesta avanzata da Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, e Sebastiano Badin, segretario regionale di Sinistra Italiana Friuli Venezia Giulia, che contestano le attività di addestramento nucleare e chiedono al Governo di chiarirne obiettivi, scenari e rischi.
I due esponenti riferiscono della presentazione di un’interrogazione a prima firma di Angelo Bonelli, indirizzata al Presidente del Consiglio e ai ministri della Difesa, dell’Interno e della Salute.
«Il Friuli Venezia Giulia non può essere un avamposto della deterrenza atomica: vogliamo un territorio di pace», affermano.
La contestazione sulle attività ad Aviano e Ghedi
Secondo quanto riportato nella loro dichiarazione, Steadfast Noon interessa i cieli italiani da venerdì per dieci giorni, con velivoli capaci di trasportare bombe nucleari B61 e attività che comprenderebbero il lancio di simulacri di ordigni atomici, finalizzate all’addestramento degli equipaggi.
Grimaldi e Badin indicano il 13 ottobre come data di coinvolgimento di Aviano e Ghedi, basi nelle quali, secondo il testo, sono custodite le B61-12.
La critica riguarda soprattutto quella che i firmatari descrivono come assenza di informazioni al Parlamento e alle comunità locali, una situazione da loro giudicata «inaccettabile».
Il tema della pace è al centro anche dell’iniziativa “Giro d’Italia per la pace”, prevista a Udine il 15 ottobre.
L’interrogazione chiede un confronto nelle Commissioni Difesa
Con l’atto parlamentare, i promotori chiedono che il Governo riferisca alle Commissioni Difesa della Camera e del Senato.
Le informazioni richieste riguardano gli obiettivi dell’esercitazione, gli scenari utilizzati e i rischi connessi. La sollecitazione si estende inoltre agli eventuali studi in possesso dell’Esecutivo sulle conseguenze di un conflitto nucleare.
Tra i punti elencati figurano morti e feriti attesi, aree coinvolte e contaminazione di falde, terreni e catena alimentare, oltre alle misure previste per il soccorso e per l’informazione preventiva alla popolazione. Si tratta di scenari sui quali i firmatari chiedono chiarimenti, non di conseguenze attribuite all’esercitazione stessa.
Le domande sulle emergenze civili, sanitarie e ambientali
Un altro nodo della contestazione riguarda la preparazione delle strutture civili di emergenza.
Secondo Grimaldi e Badin, mentre vengono simulate attività di impiego di ordigni nucleari, non risulta un’esercitazione parallela dedicata alla gestione delle emergenze civili, sanitarie e ambientali.
Da qui la richiesta di rendere note le misure di assistenza e comunicazione alla popolazione. La capacità di risposta alle emergenze territoriali è anche al centro del progetto per la nuova sede della Protezione civile di Campoformido, destinata a poter ospitare il Centro operativo comunale.
Il richiamo al precedente tedesco del 1989
Per sostenere la richiesta di sospensione, i due esponenti richiamano un precedente del 1989. Nella dichiarazione affermano che la Germania si ritirò da un’esercitazione nucleare NATO a causa del numero di vittime civili ipotizzato negli scenari.
«Il Governo italiano segua quell’esempio e sospenda la partecipazione a Steadfast Noon», chiedono, indicando il ritiro come la scelta politica da adottare.
La richiesta di adesione al trattato sul disarmo
La presa di posizione si conclude con un appello più ampio: l’adesione dell’Italia al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari e la rimozione di questi ordigni dal territorio nazionale.
Grimaldi e Badin ribadiscono il loro impegno per il disarmo nucleare e collegano la contestazione dell’esercitazione alla richiesta di un diverso ruolo per il Friuli-Venezia Giulia: «Vogliamo un territorio di pace».