Bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio: maxi sequestro da 800mila euro - VIDEO

Bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio: sequestro preventivo da 800 mila euro disposto dal Tribunale di Rovigo. Tre indagati.

26 gennaio 2026 11:12
Bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio: maxi sequestro da 800mila euro - VIDEO -
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ROVIGO - Il Procuratore della Repubblica di Rovigo Dott.ssa Manuela Fasolato comunica unitamente al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rovigo, stante la rilevanza pubblica della notizia in rapporto alla comunità territoriale e per una corretta informazione, che a seguito di laboriose e complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Rovigo e delegate al locale Gruppo della Guardia di Finanza, è stata richiesta e ottenuta dalla Procura della Repubblica di Rovigo una ordinanza di misura cautelare reale di sequestro preventivo, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Rovigo, la cui esecuzione è stata delegata dalla Procura di Rovigo alla Guardia di Finanza di Rovigo ed eseguita il 21 gennaio 2026; misura con la quale è stato disposto il sequestro preventivo diretto e per equivalente per circa 800 mila euro, finalizzato alla confisca del prezzo e del profitto dei reati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio contestati in ipotesi accusatoria a tre indagati:

  1. C.E., classe 1965, residente a Rovigo, in ipotesi accusatoria responsabile di concorso in bancarotta fraudolenta ex artt. 322, comma 1 lett. a) e b), 329, comma 1 lett. b) e comma 2 lett. b) D.Lgs. 14/2019 (C.C.I.I.: Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza) e autoriciclaggio ex art. 648-ter.1 c.p., quale amministratore di diritto o di fatto di numerose società facenti parte di un medesimo “gruppo” d’imprese;

  2. B.C., classe 1970, residente a Rovigo, in ipotesi accusatoria responsabile di concorso in bancarotta fraudolenta ex artt. 322, comma 1 lett. a) e b), 329, comma 1 lett. b) e comma 2 lett. b) D.Lgs. 14/2019 (C.C.I.I.: Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza) e autoriciclaggio ex art. 648-ter.1 c.p., quale amministratore di diritto o di fatto di numerose società facenti parte di un medesimo “gruppo” d’imprese;

  3. C.M., classe 2000, residente a Rovigo, in ipotesi accusatoria responsabile di concorso in bancarotta fraudolenta ex artt. 322, comma 1 lett. a), 329, comma 2 lett. b) D.Lgs. 14/2019 (C.C.I.I.: Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza) e autoriciclaggio ex art. 648-ter.1 c.p., quale amministratore di diritto o di fatto di numerose società facenti parte di un medesimo “gruppo” d’imprese.

Sempre su disposizione della Procura della Repubblica di Rovigo, in contemporanea all’esecuzione in data 21 gennaio della misura cautelare reale, è stata delegata alla suddetta Guardia di Finanza di Rovigo l’esecuzione di decreti di perquisizione locale e personale nei confronti dei soggetti indagati, finalizzata alla ricerca di cose pertinenti ai reati ipotizzati.

Il dispositivo operativo predisposto dai reparti dipendenti dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rovigo, con il supporto dei reparti territorialmente competenti, constava di sei pattuglie, con l’ulteriore ausilio di unità cinofila “cash dog” del Gruppo di Tessera, che hanno operato in provincia di Rovigo, ove sono state effettuate le perquisizioni locali delegate in abitazioni e studi di consulenza aziendale.

In particolare, l’approfondita attività d’indagine delegata dalla Procura della Repubblica di Rovigo agli investigatori polesani del Corpo ha consentito di ricostruire – in ipotesi accusatoria – la vicenda nei termini che seguono: il procedimento penale origina dalla richiesta di liquidazione giudiziale avanzata dalla Procura della Repubblica di Rovigo nei confronti di due S.R.L. rodigine operanti nel settore dell’elaborazione contabile e della consulenza aziendale, con enormi debiti accumulati nei confronti dell’Erario per mancato pagamento delle imposte. Le due società fanno parte di un nutrito “gruppo” d’imprese riconducibili al controllo – di diritto o di fatto – di una famiglia (padre, madre e figlio) composta da tre professionisti rodigini che, a fronte del sistematico indebitamento nei confronti dell’Erario, dimostravano un tenore di vita molto elevato, con noleggio di autovetture di grossa cilindrata a carico delle società e utilizzo di carte di credito aziendali anche per l’acquisto di beni di lusso.

Per tentare di sfuggire alle pretese dell’Erario e ad eventuali responsabilità penali, in ipotesi accusatoria gli indagati hanno ceduto a terzi la proprietà delle quote di una prima S.R.L., trasferendone fittiziamente la sede a Roma e cedendo l’intero portafoglio clienti alla seconda S.R.L., successivamente costituita, che ha così proseguito l’attività. Successivamente, i tre consulenti rodigini hanno elaborato, in ipotesi accusatoria, un vero e proprio modus operandi finalizzato a proseguire l’attività economica senza pagare imposte, addossando di volta in volta ad una bad company amministrata da terzi il crescente debito accumulato nei confronti dell’Erario, creando così un vero e proprio “gruppo” con oltre 30 società attive prevalentemente nei settori dell’elaborazione contabile, della consulenza aziendale e immobiliare, le cui sedi operative – dopo aver accumulato ingenti debiti per complessivi 11 milioni di euro – venivano fittiziamente trasferite a Roma al fine di:

  • aumentare la possibilità di sfuggire ai controlli fiscali, stante le migliaia di partite IVA attive nella capitale;

  • sfruttare il combinato disposto delle norme del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza e del Codice Civile, per prevenire eventuali contestazioni penali di bancarotta fraudolenta, confidando nella cancellazione automatica delle società dal registro delle imprese dopo tre anni senza bilanci depositati.

Le ricostruzioni investigative delle Fiamme Gialle sono state effettuate attraverso l’analisi di segnalazioni di operazioni sospette, accertamenti bancari, attività di osservazione, controllo e pedinamento, nonché tramite perquisizioni e sequestri, con l’acquisizione di ingente materiale probatorio.

Ai tre indagati sono contestati – in ipotesi accusatoria – numerosi fatti di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio in attività economiche, finanziarie e imprenditoriali.

All’esito dell’esecuzione dell’ordinanza di misura cautelare reale e delle perquisizioni, la Guardia di Finanza polesana ha sottoposto a vincolo cautelare:

  • orologi e beni di lusso;

  • una villa singola con piscina presso l’Isola di Albarella;

  • disponibilità economiche su rapporti bancari e finanziari.

Il procedimento è in fase di indagine preliminare. La responsabilità penale potrà essere accertata solo con sentenza passata in giudicato, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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