Teheran minaccia: «Pronti a colpire le basi Usa in Europa». Aviano è a rischio?

Le basi Usa in Europa tornano sotto osservazione: quali potrebbero essere raggiunte dai missili iraniani e cosa cambia per Aviano.

21 agosto 2026 10:13
Teheran minaccia: «Pronti a colpire le basi Usa in Europa». Aviano è a rischio? -
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AVIANO – Le basi militari statunitensi presenti sul continente europeo tornano al centro dell’attenzione dopo le indiscrezioni secondo cui Teheran starebbe valutando possibili attacchi contro obiettivi Usa in Europa nell’eventualità di un’ulteriore escalation del conflitto e di nuovi raid americani contro infrastrutture iraniane.

A riportare lo scenario è il Financial Times. Ma la possibilità di raggiungere le diverse installazioni statunitensi dipenderebbe soprattutto da un elemento: la gittata effettiva dei missili a disposizione dell’Iran. Ed è proprio su questo punto che emerge una differenza sostanziale tra le basi nel sud-est europeo e quelle presenti in Italia, compresa Aviano, in Friuli Venezia Giulia.

L’arsenale missilistico iraniano e la soglia dei 2.000 chilometri

Secondo le analisi del Council on Foreign Relations, l’Iran possiede il più vasto arsenale di missili balistici del Medio Oriente.

I vettori iraniani a maggiore gittata operativa accreditata possono raggiungere indicativamente circa 2.000 chilometri, con valutazioni che in alcuni casi ipotizzano distanze superiori.

Una capacità che renderebbe più esposte soprattutto le installazioni statunitensi o alleate collocate nel Mediterraneo orientale e nel sud-est dell’Europa.

Diversa, e più complessa, sarebbe invece la situazione per le principali basi americane in Italia.

La Bulgaria tra le aree più vicine

Tra gli avamposti indicati come maggiormente esposti figura la base aerea di Bezmer, in Bulgaria, utilizzata anche a supporto delle operazioni dei velivoli cisterna statunitensi.

La sua posizione geografica la rende molto più vicina all’Iran rispetto alle installazioni presenti nell’Europa occidentale.

In uno scenario di escalation, Teheran potrebbe teoricamente fare affidamento su missili balistici a medio raggio come Emad e Sejjil-2, ai quali vengono attribuite gittate prossime ai 2.000 chilometri.

Tra le capacità citate figura anche il missile da crociera Paveh.

Akrotiri a Cipro, nodo strategico nel Mediterraneo

Un’altra installazione di grande importanza è Raf Akrotiri, a Cipro, base britannica utilizzata come punto di appoggio per attività di intelligence, ricognizione e operazioni rivolte verso il Medio Oriente.

La sua posizione nel Mediterraneo orientale la rende particolarmente rilevante nella rete militare occidentale della regione.

Secondo la ricostruzione riportata, il presidente americano Donald Trump aveva manifestato delusione per il mancato utilizzo iniziale della base da parte degli Stati Uniti. Londra avrebbe poi autorizzato un accesso limitato alle proprie installazioni nella regione per specifiche finalità difensive.

Akrotiri sarebbe stata successivamente interessata anche da un attacco con droni attribuito a milizie filoiraniane.

Souda Bay e Incirlik tra gli hub più importanti

Nella rete strategica utilizzata dagli Stati Uniti figura anche Souda Bay, sull’isola greca di Creta, importante punto d’appoggio navale per la Sesta Flotta americana.

Ancora più rilevante è Incirlik, in Turchia, una delle principali installazioni della Us Air Force nell’area e da decenni parte dell’architettura militare occidentale tra Europa e Medio Oriente.

Si tratta di basi collocate a distanze sensibilmente inferiori rispetto a quelle italiane e quindi, sulla carta, più facilmente raggiungibili dai sistemi missilistici iraniani già noti.

In Romania il sistema antimissile di Deveselu

In Romania si trova invece Aegis Ashore di Deveselu, componente terrestre del sistema di difesa antimissile della Nato.

La struttura utilizza intercettori SM-3, progettati per contrastare missili balistici e rappresenta uno degli elementi più importanti della difesa antimissile dell’Alleanza sul fianco orientale europeo.

Nel complesso, Washington dispone così di una rete composta da basi aeree, porti, strutture logistiche, centri di intelligence e sistemi di difesa antimissile attraverso cui sostiene le proprie attività nel Mediterraneo e nel Medio Oriente.

E Aviano? La distanza cambia lo scenario

Il tema interessa direttamente anche il Nordest.

La base di Aviano, in Friuli Venezia Giulia, rappresenta uno dei principali hub della Us Air Force in Europa. Ma raggiungerla direttamente dall’Iran sarebbe molto più difficile rispetto a colpire obiettivi in Turchia, Bulgaria o nel Mediterraneo orientale.

Le principali installazioni statunitensi in Italia si troverebbero infatti indicativamente a 2.400-3.000 chilometri dall’Iran nordoccidentale, a seconda del punto di partenza e dell’obiettivo considerato.

Tra queste ci sono, oltre ad Aviano, la base aeronavale di Sigonella, in Sicilia, strategica per intelligence, sorveglianza e ricognizione, e le strutture dell’esercito americano presenti a Vicenza.

Il nodo del Khorramshahr

Per minacciare direttamente queste installazioni, l’Iran dovrebbe quindi superare in maniera significativa la soglia dei 2.000 chilometri associata ai suoi principali missili a medio raggio.

L’attenzione si concentra soprattutto sul Khorramshahr, vettore al quale alcune valutazioni attribuiscono la possibilità, con una testata alleggerita, di raggiungere una distanza compresa tra 2.500 e 3.000 chilometri.

È però proprio qui che aumentano le incognite.

Non esistono infatti dati pubblici sufficientemente solidi per stabilire quanti missili iraniani siano realmente in grado di operare con efficacia a queste distanze, né quale sarebbe la loro effettiva capacità operativa in uno scenario reale.

Aviano quindi è a rischio?

Sulla base delle gittate pubblicamente attribuite ai principali sistemi iraniani, Aviano risulta molto meno esposta rispetto alle basi americane situate nel sud-est europeo e nel Mediterraneo orientale.

Non significa tuttavia che possa essere esclusa in assoluto da uno scenario di minaccia: per raggiungere il Friuli Venezia Giulia servirebbero però sistemi a gittata superiore e capacità che risultano molto meno documentate e più incerte.

È quindi importante distinguere tra gli obiettivi che rientrerebbero nella portata dei missili iraniani da circa 2.000 chilometri e installazioni come Aviano, Vicenza e Sigonella, per le quali il quadro tecnico è decisamente più complesso e meno definito.

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