Bike to Work, nell’area di Vicenza cambiano gli incentivi casa-lavoro
In due edizioni il progetto dei 16 Comuni ha misurato oltre 627 mila chilometri. I dati 2026 spiegano cosa funziona, dove si ferma la sperimentazione e perché la Regione punta ora a estenderla.
VICENZA — Per i pendolari dell’area vicentina la bicicletta non è soltanto una scelta individuale o del fine settimana: nel 2026 è diventata, per un periodo delimitato ma misurabile, una politica pubblica che lega mobilità quotidiana e negozi di prossimità. La seconda edizione di Bike to Work, promossa dalla Provincia di Vicenza e realizzata dall’aggregazione AG7 IPA Risorgive con Vicenza capofila, ha coinvolto 1.342 persone tra il 1° maggio e il 21 luglio. In poco più di due mesi e mezzo hanno registrato 289.429 chilometri negli spostamenti casa-lavoro, maturando buoni da spendere nelle attività aderenti.
È un dato locale concreto, non un giudizio astratto sulla mobilità sostenibile. Il fondo si è esaurito il 21 luglio, prima della data finale inizialmente prevista per il progetto, e il risultato mette in evidenza sia la domanda di incentivi sia il limite di una misura che, per ora, si interrompe quando finiscono le risorse. Nel frattempo la Regione Veneto ha inserito il potenziamento del bike to work tra le misure di accompagnamento della stagione antismog 2026-2027: una cornice che rende l’esperienza vicentina interessante ben oltre il solo capoluogo.
Un’area di 16 Comuni che ragiona come bacino di pendolarismo
Il primo elemento da leggere è la scala. Bike to Work non riguarda solo chi vive e lavora entro le mura di Vicenza. Hanno aderito, oltre al capoluogo, Arcugnano, Bolzano Vicentino, Bressanvido, Caldogno, Costabissara, Creazzo, Dueville, Longare, Montegalda, Monteviale, Monticello Conte Otto, Pozzoleone, Quinto Vicentino, Sandrigo e Sovizzo. È un territorio nel quale gli spostamenti quotidiani attraversano continuamente confini amministrativi: residenza, luogo di lavoro, servizi e acquisti possono essere in Comuni diversi anche nel raggio di pochi chilometri.
La scelta dell’aggregazione AG7 IPA Risorgive risponde proprio a questo dato di realtà. Invece di trattare il tragitto casa-lavoro come una questione interna a un solo Comune, il progetto lo considera un flusso d’area. Per il residente, la conseguenza più tangibile è che il riconoscimento non è legato a una passeggiata o a un evento ciclistico, ma ai chilometri effettivamente percorsi per andare al lavoro e registrati attraverso l’app Ecoattivi. Per il territorio, significa provare a connettere le abitudini di chi pedala con una rete di attività economiche vicine.
Il meccanismo era semplice e verificabile: un buono da 10 euro ogni 40 chilometri validati, fino a un tetto individuale di 250 euro l’anno. Il buono non era denaro liberamente utilizzabile, ma spesa destinata agli esercizi commerciali e alle attività produttive aderenti. Secondo il bilancio pubblicato dal Comune di Vicenza, i partecipanti riceveranno quasi 49 mila euro in buoni; le associazioni di categoria hanno coinvolto circa un centinaio di iscritti tra negozi e attività produttive dove utilizzarli.
I numeri del 2026 e il confronto con il primo anno
La seconda edizione ha prodotto 289.429 chilometri e una stima comunale di 43 tonnellate di CO2 risparmiata. Rapportato ai 1.342 partecipanti, il dato equivale a poco più di 215 chilometri registrati in media per persona nel periodo: non misura quanti abbiano cambiato definitivamente abitudine, né permette di dire quale sia stata la riduzione del traffico su una strada specifica. Permette però di stabilire che il progetto ha intercettato spostamenti ripetuti e non soltanto adesioni simboliche.
Il confronto con il 2025 va fatto con prudenza, perché la durata e il fondo disponibile non sono identici. Nella prima edizione erano stati premiati 1.260 cittadini, per 338 mila chilometri complessivi, 58.620 euro di buoni e quasi 50 tonnellate di CO2 indicate dal Comune. I dati erano stati resi noti quando l’amministrazione aveva annunciato il rinnovo dell’iniziativa: il resoconto di aprile documenta una prima sperimentazione già capace di attivare oltre mille persone.
Sommando le due edizioni si superano i 627 mila chilometri registrati. Non è corretto trasformare quella somma in un numero di auto tolte dalla strada: i dati disponibili non dicono quanti spostamenti abbiano sostituito un viaggio in automobile, quanti siano stati effettuati a piedi o quanti partecipanti abbiano continuato dopo il termine dei buoni. Il punto più rilevante è un altro: in due anni il modello ha raggiunto una platea ampia in un’area urbana diffusa e ha fatto circolare risorse locali, ma nel 2026 la sua capacità è stata limitata dall’esaurimento anticipato del fondo.
Il fondo esaurito è il dato che pesa di più
L’avviso comunale aggiornato l’11 settembre è esplicito: il fondo messo a disposizione dai Comuni, indicato in 46 mila euro, è terminato il 21 luglio. Nel comunicato di consuntivo compare invece la cifra di 48.830 euro, riferita al fondo esaurito e ai buoni da erogare. Le due comunicazioni non chiariscono la ragione della differenza; per evitare di presentare come certo un dato non univoco, conta rilevare che le risorse disponibili sono state assorbite durante la fase di attività, non alla sua scadenza teorica del 30 ottobre.
Questa circostanza modifica il senso del progetto per residenti e imprese. Per il lavoratore non si tratta di un incentivo continuativo per tutto l’anno; la disponibilità è condizionata dal plafond collettivo. Per un commerciante aderente, il beneficio dipende anche da quando i buoni vengono distribuiti e dalla capacità di farsi conoscere da chi li ha maturati. La consegna era stata fissata per il 19 settembre in piazza San Pietro, in occasione di VicenzaSiMuove. L’elenco degli esercizi è allegato all’avviso dell’Ufficio mobilità e trasporti; non è quindi un circuito indistinto di tutti i negozi dell’area.
È qui che l’esperimento pone una domanda concreta alle amministrazioni: la domanda osservata giustifica una misura più lunga o un finanziamento più stabile? Il Comune, nella pagina dedicata, richiama infatti il possibile contributo di aziende e organizzazioni locali per estendere la platea e dare continuità al progetto. È una prospettiva, non una decisione già adottata: al momento non risulta annunciata una terza edizione con date e risorse definite.
Dalla sperimentazione vicentina alla stagione antismog
La novità di fine settembre è che il bike to work entra anche nel quadro regionale della qualità dell’aria. Con una deliberazione pubblicata nel Bollettino ufficiale, la Regione Veneto ha disposto il potenziamento dell’incentivazione per gli spostamenti abituali casa-lavoro in mobilità soft nell’ambito delle misure della stagione 1° ottobre 2026–30 aprile 2027. La deliberazione regionale raccomanda il bike to work, ove possibile, sull’intero territorio veneto e affida ai Tavoli tecnici zonali il monitoraggio dell’attuazione insieme alle altre azioni.
Non significa che ogni lavoratore veneto riceverà automaticamente un bonus bici dal 1° ottobre. La delibera indica un indirizzo e una misura di accompagnamento, mentre strumenti, fondi, adesioni dei Comuni e modalità operative restano da definire nei singoli territori. Per Vicenza, però, esiste già un caso da cui partire: una piattaforma di registrazione, un accordo fra 16 Comuni, criteri di riconoscimento e una rete di esercizi aderenti. Il passaggio successivo, se arriverà, dovrà misurarsi con i punti emersi nel 2026: durata, copertura finanziaria, continuità e accessibilità dei percorsi.
Le conseguenze sul territorio: non solo piste, non solo bonus
Un incentivo non sostituisce le infrastrutture. Può far provare o consolidare un tragitto, ma non risolve da solo discontinuità della rete, incroci complessi, distanze elevate o l’assenza di spogliatoi e parcheggi nelle aziende. I documenti di programmazione comunale collegano il rafforzamento del Bike to Work alle politiche dei mobility manager, al rinnovo del bike sharing e al completamento di interventi per la ciclabilità: sono pezzi distinti che devono funzionare insieme. Un esempio recente di collegamento materiale è la nuova pista ciclopedonale tra Musile e Piave Vecchia, pensata per unire il centro e una rete esistente.
La discussione non è isolata nel Veneto. A Marcon, durante la Settimana europea della mobilità, il confronto pubblico ha riportato al centro accessibilità e spazio urbano, come raccontato da Nordest24 nell’incontro dedicato alla mobilità per tutti. In Friuli Venezia Giulia, invece, la graduatoria regionale 2026 ha assegnato 960.100 euro a sette progetti comunali per ciclovie rivolte anche agli spostamenti quotidiani: un quadro utile per leggere i finanziamenti alle ciclovie nei Comuni friulani non come sola offerta turistica, ma come collegamenti tra abitati, scuole, aree produttive e trasporto pubblico.
Per l’area vicentina il dato nuovo non è dunque che la bicicletta venga promossa. La differenza sta nella costruzione di un circuito verificato: chilometri casa-lavoro, incentivi con soglia precisa, buoni spendibili in attività aderenti e collaborazione intercomunale. Il bilancio 2026 mostra che l’impianto ha generato partecipazione; mostra anche che una misura temporanea non può essere confusa con un servizio permanente. La fase regionale che inizia a ottobre potrà dire se esperimenti come questo diventeranno una pratica più stabile oppure resteranno campagne a esaurimento.