Bosco delle Penne Mozze, a Cison inaugurata “Speranza” per il 55° raduno alpino
Alla cerimonia del 30 agosto presenti il presidente nazionale ANA Sebastiano Favero, decine di sindaci e l’arcivescovo Fabio Dal Cin.
CISON DI VALMARINO - Il 30 agosto 2026 il Bosco delle Penne Mozze ha accolto il 55° Raduno delle Penne Mozze con una cerimonia segnata da un nuovo intervento simbolico nel luogo della memoria alpina: l’inaugurazione di “Speranza”, opera in ferro dello scultore Valentino Moro collocata a protezione del Cristo che domina il bosco dallo sperone più alto.
L’appuntamento, tradizionalmente celebrato nell’ultima domenica di agosto, richiama ogni anno penne nere da tutto il territorio e non solo. A Cison di Valmarino il bosco monumentale conserva oltre 2.500 stele che ricordano gli alpini caduti in guerra, diventando uno dei luoghi più riconoscibili della memoria alpina trevigiana.
La cerimonia del 55° raduno
La mattinata si è aperta con l’alzabandiera e l’onore ai caduti. Alla celebrazione hanno partecipato decine di sindaci, autorità militari e politiche, il presidente nazionale ANA Sebastiano Favero e l’arcivescovo di Loreto Fabio Dal Cin.
Secondo quanto ricordato nel corso dell’incontro, questa 55ª edizione sarà ricordata anche per la solennità della cerimonia, la seconda nella lunga storia del raduno con la presenza del labaro nazionale.
L’opera “Speranza” sullo sperone del Cristo
Il nuovo parapetto artistico firmato da Valentino Moro è stato realizzato sulla cengia a picco sul bosco, nel punto che incornicia la sporgenza montuosa dove si trova il Cristo collocato dai cisonesi negli anni Settanta, quando il Bosco delle Penne Mozze prese forma.
L’opera si sviluppa dai rami flessuosi di un albero in ferro che creano una protezione attorno allo spazio panoramico. Accanto al valore simbolico, la struttura ha anche una funzione concreta di riparo e sicurezza, grazie alla presenza dei cavetti d’acciaio integrati nell’intervento e pensati in dialogo con l’ambiente circostante.
Il segno centrale è quello di un ulivo spezzato, richiamo alle penne mozze e ai soldati vittime dei conflitti, mentre un ramoscello florido rimanda alla rinascita. Lo scoprimento del drappo che copriva l’opera è stato accompagnato da un lungo applauso dei presenti.
Il significato affidato dall’artista
Moro ha spiegato che il lavoro nasce come un messaggio di speranza e di pace, particolarmente attuale in una fase storica segnata da tensioni e guerre. L’artista ha anche sottolineato l’onore di poter intervenire in un luogo considerato sacro alla memoria dei soldati che hanno sacrificato la vita.
Lo scultore ha costruito l’intervento con una soluzione plastica pensata per inserirsi nel contesto naturale del bosco e per rafforzare il valore simbolico del sito, da anni punto di riferimento della memoria alpina.
L’opera appena inaugurata è stata collocata nello spazio che protegge il Cristo sul punto più alto del Bosco delle Penne Mozze, il complesso monumentale di Cison di Valmarino che raccoglie più di 2.500 stele dedicate agli alpini caduti in guerra.