Capuozzo racconta il terremoto del Friuli: «oggi sarebbe difficile rifarlo»

Presentato alla Casa della Contadinanza il libro “Una piccola guerra - Il 6 maggio del Friuli”

06 maggio 2026 06:45
Capuozzo racconta il terremoto del Friuli: «oggi sarebbe difficile rifarlo» -
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UDINE – Il terremoto del 1976 torna al centro del racconto pubblico attraverso il libro di Toni Capuozzo “Una piccola guerra - Il 6 maggio del Friuli”, presentato alla Casa della Contadinanza di Udine. Un volume nato per ricordare, a cinquant’anni di distanza, la tragedia che cambiò la storia del Friuli e di chi la visse in prima persona.

Nelle pagine del libro trovano spazio la vita nelle tendopoli, le proteste, la fatica della ricostruzione e il passaggio netto tra un prima e un dopo. Un confine che, secondo Capuozzo, riguarda anche il suo percorso personale: il sisma, ha spiegato durante l’incontro, fu il momento in cui si sentì costretto a diventare adulto e a interrogarsi sul proprio futuro, riscoprendo un legame con il Friuli più profondo di quanto immaginasse.

La memoria come responsabilità

Alla presentazione è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, che ha sottolineato il valore del ricordo per la comunità friulana. Rievocare quella tragedia, ha osservato, significa fare i conti con il dolore ma anche con l’orgoglio per ciò che il Friuli è riuscito a diventare dopo il sisma.

Bordin ha ringraziato la Pro Loco Città di Udine, promotrice dell’iniziativa, e il presidente Marco Zoratti per l’attenzione dedicata alle attività culturali. Per il presidente del Consiglio regionale, conservare la memoria del 6 maggio significa non disperdere un patrimonio fatto di gesti, sentimenti ed esperienze collettive.

La domanda sul presente

Nel corso dell’incontro Capuozzo ha allargato la riflessione all’oggi, ponendo una domanda inevitabile: il Friuli sarebbe ancora capace di ripetere ciò che fece allora? La sua risposta è stata prudente. Negli anni Settanta, ha ricordato, c’era una generazione temprata, con forti competenze manuali, e anche le istituzioni erano diverse.

Il giornalista ha però lasciato aperto uno spiraglio di fiducia: nelle situazioni più difficili, ha detto, le persone riescono spesso a dare il meglio di sé. Un richiamo alla solidarietà che, come ha ricordato Bordin, in Friuli non è mancata neppure in tempi recenti.

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