Carburanti, a Padova 2.400 imprese dei trasporti aspettano ancora gli aiuti

Cna Padova e Rovigo segnala ritardi sugli interventi annunciati e il rischio di rincari su merci, taxi e noleggio con conducente.

26 settembre 2026 11:36
Carburanti, a Padova 2.400 imprese dei trasporti aspettano ancora gli aiuti -
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PADOVA - Sono circa 2.400 imprese del trasporto padovano, tra autotrasportatori conto terzi, taxi e noleggio con conducente, a fare i conti con l’aumento dei carburanti senza avere ancora incassato le misure annunciate nei mesi scorsi. Secondo Cna Padova e Rovigo, il gasolio ha registrato da febbraio 2026 un incremento di circa +35%, con margini aziendali sempre più compressi e la prospettiva concreta di ritocchi alle tariffe per merci e trasporto persone.

Nel dettaglio, il sistema provinciale coinvolge circa 2.000 imprese dell’autotrasporto merci conto terzi e quasi 400 operatori tra tassisti e NCC, con oltre 180 taxi e 200 veicoli di noleggio con conducente. Il nodo, spiegano le categorie, è che i sostegni annunciati dal Governo non si sono ancora tradotti in risorse effettivamente disponibili per chi lavora ogni giorno su strada.

Walter Basso, responsabile della categoria Trasporti di Cna Padova e Rovigo, osserva che l’eliminazione del bollo non riguarda i veicoli di grande cilindrata utilizzati per il trasporto di merci e persone, né taxi e NCC, che già disponevano di agevolazioni specifiche. Sul fronte delle accise, aggiunge, il taglio non ha interessato gli autotrasportatori, mentre il credito d’imposta annunciato per coprire il 70% della differenza di costo dei carburanti da marzo ad agosto 2026 non è ancora arrivato agli operatori.

Basso richiama anche i 390 milioni di euro stanziati dal Governo per compensare il mancato accesso ai rimborsi delle accise previsti dalla normativa europea: risorse che, secondo quanto riferito da Cna, non hanno ancora prodotto effetti concreti per le imprese. Dopo la proroga di settembre per la presentazione delle domande, le prime risposte operative potrebbero arrivare a ottobre. Resta però aperto il problema dei rincari registrati tra settembre e fine anno, su cui al momento non ci sarebbero nuove misure definite.

Tariffe ferme e clausole difficili da applicare

Per le imprese del trasporto, il punto non riguarda solo gli aiuti pubblici ma anche la possibilità di trasferire almeno in parte i maggiori costi sui contratti con i clienti. Alessandra Moro, presidente della Fita Cna del Veneto e titolare della ditta di trasporti Alexa Expedition di Padova, segnala che la clausola contrattuale del “fuel surcharge”, prevista dalla normativa nazionale, dovrebbe consentire un adeguamento delle tariffe quando cresce il costo del carburante.

Secondo Moro, con aumenti medi del 35% e punte fino al 50%, i ritocchi contrattuali dovrebbero aggirarsi intorno al 24%. Nella pratica, però, gli incrementi riconosciuti si fermerebbero in molti casi tra il 5 e il 10%, e solo raramente. La presidente della Fita Cna del Veneto segnala anche situazioni in cui alcuni clienti avrebbero accettato gli aumenti chiedendo poi la restituzione informale delle somme riconosciute.

La difficoltà, viene spiegato, riguarda anche chi lavora senza contratti stabili o con accordi firmati prima della crisi energetica, quando i prezzi del carburante erano molto diversi dagli attuali. In questo scenario, gli aumenti finiscono per essere assorbiti quasi interamente dalle aziende di trasporto, con ricadute dirette sulla tenuta dei bilanci.

Taxi e NCC: turni più lunghi e costi di manutenzione

Per taxi e noleggio con conducente il problema non si limita al carburante. Gli operatori segnalano anche l’aumento delle spese di manutenzione, legate all’usura dei mezzi e alle condizioni della rete stradale, con sospensioni, pneumatici e trapezi sottoposti a maggiore stress. Il risultato, secondo le categorie, è che per mantenere un equilibrio economico molti conducenti sono costretti a prolungare l’orario di lavoro fino a 12 o 14 ore al giorno.

In questo quadro, l’eventuale revisione auto 2026 e il peso complessivo dei costi fissi diventano un ulteriore elemento di pressione per chi utilizza il veicolo come strumento quotidiano di lavoro.

Gli operatori avvertono che, senza correttivi, potrebbe aprirsi un confronto con i Comuni per chiedere un aggiornamento delle tariffe del servizio. Una prospettiva che riguarda soprattutto taxi e NCC, alle prese con costi crescenti e con listini che, sostengono le associazioni di categoria, non riescono più a coprire in modo adeguato le spese sostenute.

Le richieste di Cna per autotrasporto, taxi e noleggio con conducente

Le sigle di Fita Cna Taxi e NCC chiedono un contributo straordinario una tantum per compensare i maggiori costi sostenuti e il rinnovo di un ecobonus per sostituire i veicoli con mezzi elettrici o ibridi. Per i taxi, la richiesta è di ricalcolare il credito d’imposta sui litri effettivamente acquistati e documentati, invece che su quantità forfettarie, e di introdurre nella legge quadro un fuel surcharge automatico oltre una soglia prefissata del prezzo del carburante.

Per gli NCC, invece, si sollecita un credito d’imposta dedicato che compensi la mancata revisione dei prezzi nei contratti ancora in essere, molti dei quali sottoscritti prima dell’emergenza energetica. Quanto all’abolizione del bollo auto e moto, Cna ribadisce che il provvedimento non risponde alle esigenze dei mezzi professionali più esposti ai rincari del carburante.

Secondo Walter Basso, senza questi strumenti minimi il rischio è quello di mettere in crisi un comparto che garantisce un servizio quotidiano essenziale sia per il trasporto delle merci sia per la mobilità delle persone in tutta la provincia.

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