Punto nascita di Castelfranco, Borgia: «La norma contestata risale al governo Renzi»

Il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia interviene sul caso dell’ospedale di Castelfranco Veneto e richiama la soglia dei 500 parti

03 giugno 2026 16:21
Punto nascita di Castelfranco, Borgia: «La norma contestata risale al governo Renzi» -
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Castelfranco Veneto - La possibile chiusura del punto nascita dell’ospedale di Castelfranco Veneto riaccende il confronto politico in Veneto. Al centro della discussione c’è la contestazione del Ministero della Salute sulla permanenza dei reparti che restano sotto la soglia minima dei 500 parti annui, parametro fissato dalla normativa nazionale.

A intervenire sul caso, il 3 giugno 2026, è stato Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, che ha collegato l’eventuale stop del servizio non a una decisione dell’attuale Governo o della Giunta veneta, ma all’applicazione di regole introdotte negli anni del governo Renzi, con Beatrice Lorenzin al Ministero della Salute.

Il nodo della normativa nazionale

Secondo Borgia, il dibattito di queste ore sul reparto castellano rischia di essere letto senza considerare il quadro normativo da cui deriva la verifica ministeriale. Il consigliere regionale richiama infatti la stagione delle politiche di razionalizzazione della spesa sanitaria, avviata con il governo Monti e proseguita con il governo Renzi, che puntava alla concentrazione delle prestazioni nei grandi ospedali e alla riduzione dei presìdi ritenuti meno sostenibili.

In questo contesto, sostiene l’esponente di Fratelli d’Italia, vanno lette anche le attuali verifiche sui punti nascita sotto soglia. Una questione che nel Veneto si affianca ad altri fronti aperti sulla rete dei servizi, come quello del punto nascite di Portogruaro.

La replica politica alle critiche

Borgia parla di una contraddizione nelle accuse rivolte al centrodestra e osserva che oggi a contestare Regione e Governo sarebbero esponenti politici e civici riconducibili alla stessa area che, a suo dire, allora sosteneva quelle scelte. Nella sua ricostruzione, anche il percorso politico successivo di Lorenzin viene indicato come elemento che lega quelle decisioni all’area di centrosinistra.

Per il capogruppo regionale, chi oggi critica l’operato della Regione dovrebbe chiarire ai cittadini chi abbia scritto le norme che ora vengono richiamate dal Ministero della Salute per i punti nascita con numeri inferiori alla soglia prevista.

Il tema della sanità territoriale

Nella sua presa di posizione, Borgia sostiene però che il confronto non possa fermarsi alle scelte normative di oltre dieci anni fa. Il riferimento è all’attuale impostazione della sanità nazionale, che secondo l’esponente di Fratelli d’Italia punterebbe maggiormente sui servizi di prossimità e sulla presenza territoriale delle cure, invece che sulla sola concentrazione nei grandi poli ospedalieri.

Su questo fronte il consigliere richiama gli investimenti programmati a Castelfranco Veneto, a partire dalla Casa di Comunità che, secondo quanto riferito, sarà la più grande della provincia di Treviso. Un intervento che viene indicato come parte del rafforzamento dell’assistenza vicina ai cittadini, nel solco di quanto sta avvenendo anche con la rete delle Case di Comunità in altri territori del Veneto.

Borgia ha infine ribadito che, a suo giudizio, le norme che oggi producono questi effetti sui punti nascita sono state volute da governi tecnici e di centrosinistra, mentre il centrodestra starebbe lavorando per rafforzare la presenza della sanità sul territorio. Tra gli elementi concreti richiamati nel suo intervento c’è proprio la futura più grande Casa di Comunità della provincia di Treviso prevista a Castelfranco Veneto.

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