Castello di Colloredo, Pellegrino: l’Ala Nievo diventi uno spazio vivo dopo la riapertura

Dopo l’inaugurazione nel cinquantesimo anniversario del sisma del Friuli, la consigliera regionale chiede un uso stabile del maniero.

19 settembre 2026 16:19
Castello di Colloredo, Pellegrino: l’Ala Nievo diventi uno spazio vivo dopo la riapertura -
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COLLOREDO DI MONTE ALBANO - Dopo la riapertura dell’Ala Nievo del Castello di Colloredo di Monte Albano, nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, la consigliera regionale Serena Pellegrino chiede che il maniero non resti un contenitore simbolico ma venga utilizzato in modo continuativo per attività pubbliche, culturali e civiche.

Il punto sollevato dall’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra arriva a margine dell’inaugurazione dell’ala del castello e mette al centro la funzione futura del complesso restaurato: non solo memoria della ricostruzione post-sisma, ma luogo capace di ospitare convegni, dibattiti e momenti di partecipazione.

Il significato della riapertura nel cinquantenario del sisma

Secondo Pellegrino, il taglio del nastro dell’Ala Nievo rappresenta “l’ultimo atto simbolico della ricostruzione post-sisma” a 50 anni dal terremoto del 1976. La consigliera legge la restituzione del castello come un passaggio che va oltre l’intervento edilizio e la spesa pubblica, perché riguarda il recupero di un’identità collettiva legata a uno dei luoghi più riconoscibili del Friuli collinare.

Nel suo intervento richiama anche una prospettiva diversa con cui guardare al complesso di Colloredo: quella del “pellegrino”, inteso non come visitatore distratto ma come persona capace di riconoscere la ferita lasciata dal sisma, la fatica della ricostruzione e il valore civile della sosta in un luogo restituito alla comunità. La riapertura del castello si inserisce nel percorso avviato con il recupero del Castello di Colloredo.

La richiesta: un luogo stabile per incontri e vita pubblica

Per la consigliera, il maniero legato a figure come Ermes di Colloredo e Ippolito Nievo non può trasformarsi in “un simulacro vuoto” o in un “trofeo elettorale”. Da qui la richiesta di dare all’Ala Nievo una funzione precisa e riconoscibile: uno spazio vivo, aperto a iniziative pubbliche, convegni, dibattiti e occasioni di partecipazione.

L’obiettivo indicato è anche quello di contrastare lo spopolamento e la perdita dei centri di aggregazione nelle valli collinari e, più in generale, nei territori che hanno bisogno di luoghi riconoscibili in cui ricostruire relazioni sociali e presenza civica.

Il richiamo al rapporto tra cittadini e luoghi simbolo

Pellegrino definisce la riconsegna del profilo del castello alla comunità regionale come un “atto politico di presenza”. Nelle sue parole, istituzioni e territori possono rinascere davvero solo se i cittadini tornano a vivere i propri simboli con responsabilità e spirito critico, evitando che la storia resti confinata nei cataloghi dei monumenti.

Il riferimento si inserisce nel quadro delle iniziative e delle riflessioni legate al mezzo secolo dal sisma, tema affrontato in Friuli anche in appuntamenti come il Libro Bianco del lavoro dedicato agli anni del terremoto.

La posizione espressa dalla consigliera si chiude con un’indicazione concreta sulla destinazione del complesso: la restituzione del castello, sostiene, non deve fermarsi alla passerella inaugurale ma tradursi nella promessa di farne un avamposto di cultura civica per l’oggi e per le generazioni future.

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