Centro universitario di Padova al congresso vaticano sulla pastorale universitaria
Presentata l’esperienza padovana al convegno del Dicastero per la cultura e l’educazione, in Vaticano il 22 e 23 ottobre.
Padova, 23 ottobre 2026
L’ESPERIENZA del CENTRO UNIVERSITARIO PADOVANO al congresso internazionale di pastorale scolastica e universitaria organizzato dal Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione (22-23 ottobre 2026)
L’esperienza del Centro universitario di Padova è stata tra quelle presentate alla tavola rotonda del primo giorno di lavori del Congresso internazionale di pastorale scolastica e universitaria organizzato dal Dicastero per la cultura e l’educazione nei giorni 22-23 ottobre 2026 e ospitato in aula Paolo VI (Città del Vaticano) dal titolo: “Disegnare nuove mappe di speranza”. Un congresso che riunisce rappresentanti da tutto il mondo, aperto dalla relazione del prefetto card. José Tolentino De Mendonça, ma che tra i relatori vede nomi che attraversano i continenti: dall’Africa all’America Latina, da vari paesi d’Europa al Libano, agli Stati uniti… Nella tavola rotonda di giovedì 22 ottobre dedicata a “Partire dalla pratica” è intervenuto anche don Giorgio Bezze, direttore del Centro universitario e responsabile della Pastorale per l’educazione e la scuola, la cultura e l’università della Diocesi di Padova, per portare un’esperienza italiana di pastorale universitaria sul campo.
Accanto a lui un docente dell’Università cattolica della Repubblica democratica del Congo prof. Grégoire Maloba; il diacono Joseph Herveau, responsabile nazionale pastorale scolastica del Secrétariat Général de l'Enseignement Catholique, Francia e tre rappresentanti del Patto educativo globale voluto da papa Francesco nel 2019.
Il Centro universitario di Padova al congresso
La presenza di don Bezze in questo contesto internazionale è il riconoscimento per una realtà che da quasi sessant’anni rappresenta un crocevia culturale importante, un luogo di soglia dove gli studenti universitari a Padova possono trovare accoglienza, spazi e proposte; un luogo aperto al mondo e attento alle evoluzioni culturali in atto. «Il Centro universitario è un luogo di dialogo tra Chiesa e Università, tra cultura e città – ha sottolineato don Bezze nella sua relazione – ed è frequentato ogni giorno da centinaia di giovani di varie età e provenienze, iscritti a tutte le facoltà». Una struttura che offre aule studio, spazi per incontri, un punto di ristoro e un giardino che, tempo permettendo, si trasforma in un’aula studio all’aperto nel centro della città. Presente anche una cappellina per i momenti di preghiera e per la messa settimanale.
«Sono un prete fortunato – ha sottolineato don Giorgio Bezze – perché ogni giorno incontro molti più giovani rispetto a un qualsiasi altro prete in parrocchia. Tuttavia ciò non significa che tutti i ragazzi che frequentano il Centro universitario partecipino alle nostre proposte culturali e spirituali, o tantomeno all’Eucaristia. Quando un giovane entra qui per la prima volta, pensa sia un luogo come tutti gli altri, una semplice aula studio. Viene innanzitutto per i servizi offerti e per la posizione comoda rispetto alle sedi universitarie». Ma anche questo è un luogo di speranza e di possibilità pastorale che si traduce soprattutto nella dimensione dell’accoglienza e dell’ascolto. Tra gli studenti che frequentano il Centro universitario – che don Bezze avvicina a una sorta di “cortile dei gentili” – solo una percentuale che sfiora il 20% ha, infatti, alle spalle un percorso ecclesiale o parrocchiale, molti non sono cristiani, altri si dichiarano non credenti, altri indifferenti assorbiti quasi esclusivamente dallo studio.
La dimensione “razionale” prevale e la domanda di Dio spesso è assente, sfuggente, ma proprio questa situazione porta a nuove domande: come risvegliare una relazione con il Signore magari abbandonata da tempo o mai davvero iniziata?
L’ascolto degli studenti al Centro universitario
Il primo passo è “stare con”. E in questo stare con, nell’ascolto e nella condivisione quotidiana «ti accorgi – prosegue Bezze – di chi sono davvero questi ragazzi: giovani capaci a loro volta di ascoltare, sensibili a tante questioni umane, ma estremamente fragili sul piano affettivo e della resilienza, dove lo studio può diventare persino una fuga da se stessi e dalla realtà. Hanno una grande ricchezza umana, non sono poveri, né vuoti, né indifferenti. Cercano il senso della vita e, in definitiva, cercano Dio, ma con modalità e in luoghi diversi da quelli che noi siamo abituati a pensare. Sentono il bisogno di Dio, ma lo cercano senza mediazioni istituzionali. Incontro così giovani che, impegnandosi con sincerità nel sociale, per la cura della terra o semplicemente nell’attenzione ai bisogni di chi hanno accanto, testimoniano pagine di Vangelo che difficilmente si trovano all’interno di certe istituzioni ecclesiali. Con la loro vita ci dicono che presidiano lo spazio di Dio sul versante dell’esistenza concreta, pur avendolo lasciato scoperto su quello delle istituzioni (religiose, politiche ed etiche) che quella stessa vita dovrebbero rendere possibile. I giovani del Centro universitario mi ricordano che lo spazio di Dio è la vita stessa».
E in questo senso il Centro universitario è luogo di speranza per don Bezze: «L’esperienza al Centro mi fa comprendere che non siamo di fronte alla fine del cristianesimo, bensì al suo compimento. La fine è ciò che si teme, il compimento è ciò che si spera, anche quando non riusciamo ancora a dargli una forma. È il compimento di un cristianesimo che genera un’umanità riuscita e produce fraternità, prima ancora che religione».