Covid, la storia di Marco Cavalli: "non sottovalutate e agite tempestivamente"

UDINE. Ora che il peggio sembra passato Marco inizia a prendere forza e si sente di dover scrivere una preziosa testimonianza.Marco Cavalli, residente a Udine, è un analista e formatore, uno speciali...

27 marzo 2021 16:35
Covid, la storia di Marco Cavalli: "non sottovalutate e agite tempestivamente" -
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UDINE. Ora che il peggio sembra passato Marco inizia a prendere forza e si sente di dover scrivere una preziosa testimonianza.

Marco Cavalli, residente a Udine, è un analista e formatore, uno specialista nei sistemi di sicurezza e nella prevenzione del crimine. Pienamente concentrato nel suo lavoro e nei suoi ottimi risultati di carriera ottenuti, non avrebbe mai immaginato fino ad oggi di dover far fronte ad uno degli ostacoli più duri da superare e che abbia mai incontrato negli ultimi anni, come lui stesso riferisce.

Ma la sua storia non è solo un monito per amici o colleghi, è soprattutto un ringraziamento e testimonianza delle emozioni provate a stretto contatto con infermieri e Medici che si sono presi cura di lui.

Riportiamo di seguito il suo racconto dettagliato con gli auguri sinceri di pronta guarigione.

"Questa brutta bestia ha colpito anche me e ha voluto colpire duramente. Per tanti anni ho combattuto su diversi tatami ma posso dire che questo è quello più duro di tutti… Il Virus è subdolo, ti colpisce la mente e tutto il corpo per renderti inerme e per continuare la sua instancabile distruzione del tuo organismo.

La mia storia spero che possa essere utile a tante altre persone affinché non commettano errori di sottovalutazione ed agiscano tempestivamente.
Mi sono ammalato ormai 15 giorni fa. Nei primi giorni sembrava il decorso di una normale influenza o bronchitina cui ero solito essere soggetto con poca febbre, poi un calvario fisso con temperatura a 39-39.5 nonostante le terapie farmacologiche.

A questo punto, grazie alle pressioni di mia moglie ho cominciato ad interessarmi della cosa contattando il mio medico. La prima cosa che mi sono sentito dire è che senza l’esito di un tampone certificato non era possibile attivare o fare nulla.

Ma, pensavo, con febbre così alta come cavolo fa uno ad uscire di casa per andare a farsi fare un tampone? Nella mia testa pensavo che la prassi normale fosse visitare un paziente a casa e poi inviargli a domicilio qualcuno per il tampone e/o eventuali ulteriori esami al fine di somministrare una cura tempestiva e scongiurare il ricovero.

Invece ho scoperto a mie spese che non funziona così. Viviamo in una società dove le cose non sempre sono gestite con passione e linee guida chiare per tutti. Paghiamo tasse su tasse per avere questo risultato.
Per fortuna però ho scoperto che qui a Udine esiste l’usca (unità speciale di continuità assistenziale) e grazie ai medici di questo team che prima di tutto sono splendide persone innamorate del proprio lavoro, si è iniziato a capire che la situazione stava degenerando e diventano seriamente pericolosa.

Sono venuti a visitarmi a casa e mi hanno somministrato le prima cure necessarie ed hanno combattuto per me come dei leoni per potermi aiutare.

Oggi, che sono ricoverato in ospedale, mi chiedo come mai di questi super medici non si sappia molto, quando invece tutti dovrebbero sapere che c’è un team di specialisti preparati e amorevoli che si prendono cura dei loro pazienti.

Continuo la mia storia: arrivo in pronto soccorso dato che la mia situazione si era aggravata. Era l’inferno sulla terra! 5 ore seduto al freddo senza ossigeno, senza una coperta, senza nessuno che mi degnasse di una parola, nessuna visita e nessun esame per sovraffollamento finché, in preda ad un attacco di febbre alta, colto da brividi di freddo,solitudine e tanti brutti pensieri, non ho resistito e ho chiesto di farmi venire a prendere per tornare a casa mia. Ero esausto, sfinito, ammalato.

L'indomani mia moglie ha insistito per farmi ritornare in pronto soccorso per le visite necessarie. Tutta un'altra storia: visitato e preso in carico da persone speciali che mi hanno sostenuto, coccolato, confortato e ricoverato dopo l’esito degli esami.

Fortunatamente mi hanno sistemato al reparto malattie infettive, padiglione 9 al primo piano..un reparto dove tutti si prendono cura di te, dagli infermieri ai medici, ai volontari agli inservienti. Tutti verso un unico scopo: farti guarire!

Vedere queste persone che fanno di tutto per salavarti, magari sottopagate e con turni massacranti alle spalle è davvero commovente.

Io sto prendendo forza da loro e dai tanti, tantissimi amici e familiari che mi hanno scritto delle parole stupende e mi aiutano a combattere per sconfiggere questo brutto match al quale non ho chiesto di partecipare.

Essere soli e vedere da vicino chi sta peggio di te ti cambia profondamente e spero che questa esperienza mi renderà una persona migliore di prima, anche se non ritengo di aver meritato una lezione così dura.

Concludo ricordando ancora una volta che questo covid non va sottovalutato. Ora vedo coi miei occhi quanti entrano in questo ospedale e comprendo che si tratta di una vera emergenza che di fatto è sulla schiena di questi eroi.

Se per caso qualche politico dovesse legge il mio post, mi auguro che cominci a raggruppare i suoi colleghi di tutti i partiti per unirsi e lavorare sodo con l’obbiettivo di tirare fuori gli italiani da questa situazione, senza divisione e senza interessi personali e/o di partito che minano le fasce deboli che sono sempre quelle che alla fine ci rimettono.

Totò diceva che là sotto si livella tutto…io dico: iniziamo a pensare con passione e amore al prossimo…"

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