Micro e piccole imprese: le difficoltà di accesso al credito per le realtà del Nord-est
Credito alle PMI del Nord-Est: stretta bancaria, effetti della crisi geopolitica e il ruolo della consulenza finanziaria
Le micro e piccole imprese attraversano oggi una fase ancora più critica rispetto al recente passato quando si parla di accesso al credito. Ciò è dovuto all’irrigidimento delle politiche bancarie, anche alla luce dell’instabilità a livello geopolitico, in particolare a seguito della guerra in Iran, e alle misure adottate sui tassi d’interesse.
I dati di Confartigianato per il 13 maggio 2026 parlano chiaro e raccontano di una “nuova fase di stretta monetaria” nella quale però le aziende non avrebbero ancora riassorbito quella precedente intercorsa nel 2022. Siamo infatti di fronte a uno scenario che vede da un lato una maggiorazione dei rischi di inflazione e dall’altro un ribasso per quanto concerne i parametri di crescita.
La BCE ha risposto il 30 aprile scorso cercando di garantire stabilità sui tassi d’interesse, rimasti attualmente invariati, senza però escludere aggiustamenti futuri. È qui che, specialmente in chiave prospettica, si fa strada l’ipotesi di una stretta sul credito.
Per le imprese del Nord-est, confrontarsi con un interlocutore capace di offrire una consulenza aggiornata e mirata si rivela essenziale, tra difficoltà standard di accesso (garanzie, rating, adempimenti burocratici) e molteplicità delle formule a oggi disponibili: fondi di garanzia, confidi, microcredito.
Il servizio credito Confartigianato Padova si rivela un supporto tra i più affidabili e preziosi, in quanto in grado di accompagnare le aziende in maniera concreta nell’ottenimento del credito, partendo dall’analisi dello stato finanziario fino a un percorso strutturato volto alla semplificazione.
Una soluzione capace inoltre di intervenire in situazioni come moratorie, copertura del credito e rimodulazione dei finanziamenti, dando modo di interfacciarsi al meglio con gli attori locali, nazionali ed europei.
L’impatto della guerra in Iran sulle imprese del Nord-Est
Le difficoltà di una risoluzione della guerra in Iran sono sotto gli occhi di tutti: basta leggere gli aggiornamenti riportati dai quotidiani sui negoziati e le singole relazioni tra Usa e Israele, in merito alle quali è in corso un vero e proprio braccio di ferro tra i leader, per acquisire un quadro esatto della situazione.
Qualcosa che fin dall’inizio del conflitto avevano previsto diversi esperti dell’imprenditoria e della geopolitica. Previsioni che si stanno dimostrando realistiche, anche alla luce della fine della tregua in Medio Oriente.
L’analisi di Confartigianato
Questo scenario ha oggi un impatto importante tanto per i cittadini quanto per le imprese, che stanno pagando un prezzo considerevole. Ecco cosa emerge dall’analisi di Confartigianato del 3 giugno 2026 per le imprese del made in Italy:
● a marzo si è registrato il dimezzamento dell’export in Medio Oriente, a fronte di un crollo in Kuwait del -89,6% e del -65,9% negli Emirati Arabi Uniti;
● ad aprile è intercorso un calo ulteriore pari al 6,9%;
● nei primi due mesi le esportazioni sono diminuite, sempre verso i Paesi del Golfo, del 33%, con una perdita superiore a 1,5 milioni di euro;
● nei primi tre mesi dalla crisi dello stretto di Hormuz il prezzo del Brent è aumentato del 55,5%;
● a maggio l’inflazione ha superato il 3%, con un aumento del prezzo medio del gas superiore al 37%;
● a maggio sono aumentate anche le quotazioni di minerali e metalli (+39,3%), con lo stagno letteralmente alle stelle (+67,5%).
Gli effetti sull’accesso al credito per micro e piccole imprese del Nord-est
Le politiche monetarie della BCE parlano dell’eventualità concreta di un rialzo dei tassi: una stretta prevista a breve, già per il mese attuale. Ciò potrebbe avere ripercussioni sugli investimenti in macchinari, che pure nella prima parte del 2026 erano aumentati, segnando una crescita del 2,3%.
Certo, come evidenziato dalla Banca d’Italia nel Rapporto sulla stabilità finanziaria nel 2025, le imprese a basso rischio sono quelle che detengono minori conseguenze, così come le microimprese a basso rischio. Tuttavia, anche per tali tipologie di aziende si assiste a un ritardo nell’erogazione dei prestiti. Ecco cosa dicono i dati di Confartigianato aggiornati al 13 maggio 2026:
● i prestiti alle imprese aventi un massimo di 20 dipendenti sono risultati in calo già a dicembre 2025;
● le MPI con maggiore criticità sono quelle artigiane: un dato rilevante alla luce del fatto che tali società rappresentano la metà del target;
● in Veneto si è rilevata una flessione dei crediti verso le MPI del 4,9% contro lo 0,9% del totale delle imprese.
Il Veneto è tra le regioni che vedono le imprese maggiormente penalizzate nella dinamica relativa alla stretta monetaria del tasso di interesse annuo effettivo (TAE): il divario è di 210 punti, rispetto alla media italiana di 189 punti.
Una buona notizia tuttavia c’è e risiede nella qualità di reazione delle imprese locali, che hanno saputo riorganizzarsi, a fronte di un’analisi e interpretazione lucida della situazione in essere e dei suoi sviluppi futuribili.
Questo almeno è quanto intercorso al 18 febbraio 2026. La situazione attuale rende necessaria la stessa resilienza e prontezza, attraverso interlocutori in grado di offrire un supporto mirato e affidabile nell’accesso al credito.