107 lavoratori in nero e oltre un milione di redditi non dichiarati: il caso nei vigneti friulani

Gorizia, scoperti 107 lavoratori in nero nei vigneti, paghe anche sotto i 3 euro l’ora e oltre un milione di redditi non dichiarati.

24 settembre 2026 09:23
107 lavoratori in nero e oltre un milione di redditi non dichiarati: il caso nei vigneti friulani -
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GORIZIA – Retribuzioni che in alcuni casi non raggiungevano 3 euro netti all’ora, 107 lavoratori impiegati in nero e una società registrata in Romania ma, secondo gli investigatori, amministrata effettivamente dal territorio goriziano. È il quadro emerso dagli accertamenti della Guardia di Finanza di Gorizia su un’impresa che forniva manodopera alle aziende vitivinicole locali.

Le verifiche fiscali, riferite agli anni dal 2019 al 2023, hanno fatto emergere oltre un milione di euro di reddito imponibile non dichiarato, più di 200mila euro di IVA evasa e circa 80mila euro di ritenute non versate.

L’amministratore è stato denunciato alla Procura della Repubblica per le violazioni tributarie contestate. La società è stata inoltre segnalata all’Ispettorato del Lavoro, competente per l’applicazione delle sanzioni relative all’impiego di personale irregolare.

Nei vigneti con compensi anche inferiori a 3 euro l’ora

Al centro degli accertamenti ci sono 107 operai, tutti residenti in Romania, impiegati nelle attività di manutenzione delle vigne tra le province di Gorizia e Udine.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, le loro posizioni lavorative risultavano completamente irregolari anche per l’Amministrazione fiscale italiana. Le retribuzioni erano fortemente inferiori a quelle previste dal Contratto collettivo nazionale dell’agricoltura: per alcuni lavoratori, il compenso netto orario non arrivava neppure a tre euro.

Gli investigatori hanno descritto condizioni di grave sfruttamento, nelle quali sarebbe stato utilizzato lo stato di bisogno dei braccianti per imporre trattamenti economici particolarmente penalizzanti.

Il tema della regolarità del lavoro nel comparto era già emerso, in una vicenda distinta, con gli accertamenti su 47 lavoratori in un’azienda vitivinicola di Rauscedo, tra personale in nero e dipendenti con compensi fuori busta.

L’origine nell’operazione Caravelle e i quattro arresti del 2023

L’approfondimento tributario nasce dall’operazione “Caravelle”, il filone investigativo contro il caporalato condotto dai militari del Gruppo Gorizia sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Gorizia.

L’indagine aveva portato alla luce una presunta organizzazione attiva nelle campagne delle province di Gorizia e Udine, impegnata nella gestione di numerosi braccianti destinati alla manutenzione dei vigneti.

Nel febbraio 2023 erano state arrestate quattro persone: tre cittadini rumeni e un cittadino moldavo, ritenuti responsabili del sodalizio. Successivamente sono stati rinviati a giudizio per caporalato.

Quel procedimento si trova attualmente nella fase dibattimentale davanti al Tribunale di Gorizia. Gli accertamenti fiscali rappresentano il successivo sviluppo dell’attività investigativa, avviato dopo la conclusione delle indagini del primo filone penale.

La sede rumena e la gestione effettiva nel Goriziano

Esaminando l’organizzazione e il funzionamento dell’impresa, i finanzieri hanno ricostruito quello che viene contestato come un caso di esterovestizione.

La società, attiva nei servizi di supporto alla produzione vegetale, risultava formalmente registrata in Romania. Secondo gli elementi raccolti, tuttavia, la sua direzione e gestione effettiva si trovavano nella provincia di Gorizia.

La sede estera avrebbe permesso all’impresa di presentarsi come un operatore comunitario e di fatturare i servizi di manodopera alle aziende vitivinicole locali senza addebitare l’IVA. Una configurazione che, nella ricostruzione degli investigatori, non corrispondeva alla reale organizzazione dell’attività.

I conti all’estero e il contributo delle autorità rumene

Per ricostruire il sistema, la Guardia di Finanza si è avvalsa della cooperazione internazionale degli organi di controllo rumeni.

Gli scambi informativi hanno consentito di approfondire sia gli aspetti finanziari sia la posizione dei lavoratori. Pur essendo i conti correnti accesi in Romania, i flussi finanziari si muovevano interamente in Italia, secondo quanto emerso dalle verifiche.

Anche sul fronte contributivo sono state rilevate anomalie: la maggior parte dei 107 operai non risultava iscritta al sistema contributivo rumeno. Non erano inoltre state trasmesse le comunicazioni obbligatorie previste per il distacco dei lavoratori all’estero.

Questi elementi hanno contribuito a ricostruire la distanza tra l’assetto formale della società e le modalità con cui venivano concretamente impiegati i braccianti.

Oltre un milione di redditi non dichiarati

L’esame delle annualità comprese tra il 2019 e il 2023 ha portato alla contestazione di tre distinte voci:

  • Reddito imponibile non dichiarato: oltre un milione di euro.

  • IVA evasa: oltre 200mila euro.

  • Ritenute non versate: circa 80mila euro.

Il primo importo riguarda quindi il reddito sottratto alla dichiarazione, mentre le altre due somme si riferiscono rispettivamente all’IVA e alle ritenute.

All’amministratore viene contestata l’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi e dell’IVA, essendo state superate, secondo gli accertamenti, le soglie di rilevanza penale previste dalla normativa tributaria.

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