Cremazioni a Udine, il comitato Beivars chiede di ridurre il limite

La petizione ha raccolto oltre 3mila firme; il comitato indica 2.400 cremazioni annue come limite.

02 novembre 2026 18:09
Cremazioni a Udine, il comitato Beivars chiede di ridurre il limite -
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Ridurre il numero massimo di cremazioni previste nel nuovo impianto di Paderno di Udine e dotare la regione di un piano di coordinamento del settore. Sono le richieste illustrate dal comitato Beivars vive alla III Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Carlo Bolzonello (Fedriga presidente), riunita per l'audizione sulla petizione che ha raccolto oltre 3mila firme.

Le richieste del comitato e il confronto sui numeri

Al centro del confronto, il dimensionamento dell'impianto, per il quale sono previste fino a 8mila cremazioni annue. Per l'assessore regionale Riccardo Riccardi, il nodo da sciogliere è anzitutto contrattuale: "Il Comune di Udine può modificare quell'obbligazione contrattuale? Se la risposta è sì, la partita è ancora aperta".

A illustrare le ragioni della petizione sono stati Antonella Eloisa Gatta, Daniele Romanello e Fabrizio Vicario, che hanno ripercorso le preoccupazioni dei residenti udinesi di Beivars-Godia. "Il comitato - hanno affermato - non chiede la rimozione dell'impianto, ma ne contestiamo il sovradimensionamento rispetto alle necessità del territorio".

Accanto alle emissioni, sulle quali i tecnici di Arpa hanno fornito rassicurazioni riferendo di "parametri misurati molto bassi e della prosecuzione dei controlli", gli auditi hanno sollevato il problema del traffico generato dai carri funebri: "Le ricadute riguarderebbero un'area densamente abitata e la viabilità in prossimità del polo scolastico Bearzi".

Sul numero di cremazioni, nel corso dell'audizione sono state indicate soglie diverse: 4mila all'anno come possibile livello accettabile e 2.400 come limite richiesto dal comitato. Gli auditi hanno inoltre proposto "un piano di coordinamento regionale, richiamando le esperienze di Veneto e Trentino-Alto Adige".

Una proposta condivisa da Massimiliano Pozzo (Pd), che ha tuttavia espresso dubbi "sulla possibilità di introdurre norme che impediscano alle famiglie di riportare nel proprio territorio la salma di un congiunto per la cremazione".

Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) ha chiesto se "il comitato avesse esaminato la legge 182/2025 e le possibili tutele rispetto al cosiddetto turismo delle salme". Vicario ha risposto che "il testo era già stato analizzato con l'amministrazione comunale di Udine prima dell'approvazione definitiva, ma non era sufficientemente chiaro sul tema dei limiti".

Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) ha definito la vicenda "tragica", ricordando che "durante il mio mandato da sindaco di Udine era stata prevista la riqualificazione dell'impianto esistente, evitando ulteriore consumo di suolo agricolo". Il consigliere ha inoltre chiesto chiarimenti "sulla natura economica dell'operazione e sulle tariffe applicate", che Vicario ha indicato come "in linea con quelle di altri impianti".

Per Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), "il nuovo insediamento è frutto di una decisione caduta dall'alto", mentre Simona Liguori (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg) ha evidanziato che "oltre 3mila firme indicano la forte preoccupazione dei residenti".

Alberto Budai (Lega) è intervenuto sulla quantificazione del fabbisogno, chiedendo "se la soglia di 2.400 cremazioni sia adeguata e quale margine di riserva sia stato considerato".

Vicario ha richiamato "la presenza di due linee di attività e il piano economico-finanziario dell'investitore, che individua in 2.348 cremazioni il livello necessario a raggiungere l'equilibrio economico, con un margine di redditività". Da qui l'interrogativo, sollevato anche da Manuela Celotti (Pd), "sulle ragioni del dimensionamento a 8mila cremazioni, calcolato su dodici ore di attività delle due linee nel documento richiamato durante l'audizione".

Nelle conclusioni Riccardi ha ricondotto la questione al rapporto tra domanda, offerta e obblighi assunti dal Comune, titolare del procedimento e concedente. "Se l'offerta risulta doppia rispetto alla domanda - ha osservato - è ragionevole cercare di contenerla in misura coerente con il fabbisogno. Occorre, però, verificare se l'amministrazione comunale possa rivedere la concessione e a quali condizioni giuridiche". È questo, secondo l'assessore, il passaggio preliminare per valutare concretamente il ridimensionamento.

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