Ddl Province in Fvg, dalle audizioni dubbi su referendum e tempi stretti

In V Commissione Moretuzzo contesta l’iter in meno di due settimane e chiede chiarimenti su competenze e territori montani.

16 giugno 2026 17:57
Ddl Province in Fvg, dalle audizioni dubbi su referendum e tempi stretti -
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TRIESTE - Il disegno di legge sulla reintroduzione delle Province in Friuli Venezia Giulia continua a dividere il confronto politico in Consiglio regionale. Dopo le audizioni di oggi, 16 giugno 2026, dalla V Commissione sono emerse nuove perplessità sul testo, soprattutto su tre punti: il possibile ricorso a un referendum consultivo, il rapporto con la normativa statale e costituzionale e i tempi serrati con cui la riforma dovrebbe arrivare in Aula entro la fine del mese.

Il tema è stato al centro dei lavori della commissione consiliare, nel quadro del calendario già fissato dal Consiglio Regionale Fvg Commissioni Giugno Province, dove prosegue l’esame del provvedimento che punta a riportare in vita gli enti provinciali.

Secondo il capogruppo di Patto per l’Autonomia-Civica FVG, Massimo Moretuzzo, gli interventi ascoltati in commissione hanno confermato molti dei dubbi già sollevati dall’opposizione. In particolare, è stata richiamata la necessità di coinvolgere direttamente la popolazione con un referendum consultivo, oltre alla richiesta di chiarire meglio la compatibilità della riforma con il quadro normativo nazionale e con il dettato costituzionale.

I nodi emersi in commissione

Tra le osservazioni riportate al termine dell’audizione c’è anche la critica al modello scelto per la riforma. Diversi interventi, secondo Moretuzzo, avrebbero evidenziato il rischio che la reintroduzione delle vecchie Province, così come erano conosciute in passato, possa trasformarsi in un’occasione persa rispetto ai cambiamenti sociali ed economici che nel frattempo hanno interessato il Friuli Venezia Giulia.

Il punto sollevato riguarda l’impianto stesso del sistema istituzionale regionale. Da un lato c’è la Provincia come ente storico, nata in un contesto ottocentesco e legata a una visione centralista dell’amministrazione; dall’altro il concetto di area vasta, ritenuto più vicino a una logica di decentramento e quindi, secondo questa lettura, più adatto a una riorganizzazione aggiornata del territorio.

Tempi stretti verso il voto in Aula

Uno degli aspetti più contestati resta la tabella di marcia. Per il gruppo Patto per l’Autonomia-Civica FVG, il confronto chiesto da più parti non starebbe trovando spazio sufficiente, anche perché l’iter di approvazione del disegno di legge dovrebbe chiudersi in meno di due settimane, con approdo in Assemblea già entro la fine di giugno.

La critica è rivolta quindi non solo al merito della riforma, ma anche al metodo scelto per arrivare al voto finale. Secondo Moretuzzo, una materia di questo peso richiederebbe approfondimenti ulteriori e una discussione più ampia prima della conclusione del percorso consiliare.

Aree vaste, territori montani e nuove funzioni

Tra i punti che, secondo l’opposizione, restano ancora senza risposta ci sono il perimetro delle aree vaste, la rappresentanza dei territori montani e la definizione delle competenze dei nuovi enti.

Il nodo non è secondario: la contestazione riguarda infatti il fatto che gli eventuali nuovi organismi provinciali, per come sono immaginati dal disegno di legge, non svolgerebbero le funzioni oggi affidate agli enti di decentramento regionale. Da qui la richiesta di chiarire fin da subito quali competenze dovrebbero essere attribuite alle future Province e quale ruolo concreto avrebbero nell’assetto amministrativo del Friuli Venezia Giulia.

Per ora, dalle audizioni in V Commissione, il quadro che emerge è quello di una riforma ancora contestata su impostazione, contenuti e tempi, mentre il percorso consiliare prosegue con l’obiettivo di portare il ddl in Aula entro la fine di giugno.

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