Casa, i sindacati inquilini Fvg bocciano il decreto: 8.500 famiglie in attesa
A Trieste Sunia, Sicet e Uniat contestano risorse, sfratti più rapidi e assenza di misure strutturali sugli affitti
TRIESTE - In Friuli Venezia Giulia ci sono 8.500 famiglie in graduatoria per una casa popolare e circa 4.600 alloggi pubblici sfitti: è da questi numeri che Sunia-Cgil, Sicet-Cisl e Uniat-Uil Fvg partono per giudicare "del tutto insufficiente" il Decreto Casa del governo, all’esame della Camera. Per i sindacati degli inquilini, le misure previste non bastano né a recuperare il patrimonio esistente né a dare risposte a chi oggi non riesce a sostenere gli affitti di mercato.
La presa di posizione è arrivata martedì 23 giugno a Trieste. I tre nodi indicati dalle organizzazioni sono le risorse ritenute troppo scarse per rimettere in uso gli alloggi popolari vuoti, l’assenza di una risposta strutturale per chi aspetta un’abitazione pubblica o vive in affitto con redditi bassi, e la stretta sugli sfratti, considerata penalizzante per le fasce più fragili.
I numeri del Friuli Venezia Giulia
Secondo i dati richiamati dai sindacati, in Italia gli alloggi pubblici sfitti sarebbero 100mila, mentre il decreto considera adeguati 970 milioni di euro per il recupero di 60mila case popolari. Una cifra che, osservano, andrebbe però distribuita su dieci anni.
Nel dettaglio regionale, gli alloggi non assegnati sono 2.700 a Trieste, 230 a Pordenone, 850 a Udine e 860 a Gorizia. Sul fronte delle graduatorie, le famiglie in attesa in Friuli Venezia Giulia sono 3.600 a Trieste, 1.700 a Pordenone, 2.700 a Udine e 850 a Gorizia.
Le critiche su affitti, fascia grigia e sfratti
Per Sunia, Sicet e Uniat manca soprattutto una riforma delle locazioni private in una fase in cui, sostengono, i canoni sono aumentati anche per effetto degli affitti brevi, mentre salari e pensioni restano bassi. In questo quadro, secondo i sindacati, l’obiettivo di affitti calmierati al 30% in meno rispetto ai prezzi di mercato rischia di essere inefficace.
A restare senza risposte, aggiungono, sarebbe anche la cosiddetta fascia grigia: persone con un reddito troppo alto per ottenere una casa popolare ma troppo basso per accedere e reggere un mutuo. Una parte della popolazione che, nelle parole dei rappresentanti degli inquilini, viene schiacciata dal costo degli affitti.
Tra i punti contestati c’è anche la velocizzazione degli sfratti. Giorgio Gortani, presidente Sicet-Cisl Fvg, giudica positivo il fatto che si torni a parlare di un piano casa, ricordando che le ultime riforme sostanziali risalgono al 2009, ma rileva due criticità principali: la riduzione del Fondo nazionale di sostegno affitti a favore dell’aumento delle risorse per la morosità incolpevole e, appunto, l’accelerazione delle procedure di sfratto. Per Gortani, inoltre, i tempi di costruzione di 100mila alloggi e di riconversione di 60mila case di edilizia residenziale pubblica non coincidono con l’urgenza delle richieste di assegnazione.
La contestazione sulla vendita del patrimonio pubblico
Renato Kneipp, segretario Sunia-Cgil Fvg, punta l’attenzione sull’articolo 5 del decreto, quello che prevede la messa in vendita di una parte del patrimonio pubblico. Secondo Kneipp, la cessione sarebbe stata più accettabile se finalizzata, come avvenuto in passato, alla ristrutturazione o alla costruzione di nuovi alloggi. In questo caso, invece, sostiene che il meccanismo servirebbe a fare cassa per coprire i debiti degli istituti che gestiscono le case popolari e per sostenere il debito dello Stato.
Una scelta che i sindacati contestano soprattutto alla luce delle dimensioni della domanda abitativa: in Italia, ricordano, i nuclei familiari in attesa di un alloggio pubblico sono 650mila.
L’appello dei sindacati regionali
Fabio Nemaz, responsabile Uniat-Uil Fvg, definisce i contenuti della norma in discussione alla Camera "totalmente insufficienti" rispetto ai bisogni reali. Il riferimento è alla crescita della povertà, alle difficoltà delle famiglie monoreddito ad arrivare a fine mese e alla condizione dei pensionati, indicati tra le categorie più in difficoltà.
Da Trieste arriva quindi la richiesta di un confronto con associazioni e governo per costruire un piano strutturale che, secondo le tre sigle, tenga insieme recupero degli alloggi pubblici, sostegno agli affitti e tutela delle persone più esposte all’aumento dei canoni e alle procedure di sfratto.