Direttiva nitrati, gli agromeccanici chiedono alla Lombardia più giorni per l’interramento
Incontro a Milano tra FLIMA e Direzione generale Agricoltura: sul tavolo l’estensione degli spandimenti per chi usa tecnologie a basse
Milano - Estendere il calendario degli spandimenti dei reflui zootecnici, ma solo per le imprese che utilizzano tecnologie di interramento. È la proposta portata da FLIMA, la Federazione lombarda degli imprenditori agromeccanici aderente a UNCAI, al tavolo con i dirigenti della Direzione generale Agricoltura di Regione Lombardia per affrontare uno dei nodi ancora aperti della Direttiva nitrati.
Secondo la federazione, la possibilità di lavorare in un numero maggiore di giorni con macchinari dedicati all’interramento potrebbe rappresentare una soluzione strutturale a un problema che, viene sottolineato, si trascina da vent’anni. La richiesta riguarda esclusivamente le imprese che operano con questa tecnologia, già disponibile e già in uso sul territorio.
La proposta presentata alla Regione
All’incontro del 8 giugno 2026 hanno partecipato, per FLIMA, i presidenti delle associazioni provinciali agromeccaniche di Cremona, Milano, Lodi, Como, Varese, Monza-Brianza, Sondrio e Lecco, insieme al coordinatore Fabrizio Canesi e al direttore dell’Associazione pavese imprese agromeccaniche, Luigi Orlandi.
La delegazione ha portato studi scientifici e l’esperienza operativa delle imprese associate, affiancando al confronto anche esempi del Nord Europa, dove l’interramento dei reflui viene praticato pure in condizioni climatiche più difficili, compresi terreni coperti di neve.
Al centro del confronto c’è il fatto che molte imprese agromeccaniche hanno investito, anche attraverso il bando ARIA della stessa Regione Lombardia, nell’acquisto di macchine per l’interramento dei reflui zootecnici. Si tratta, viene spiegato, di una tecnica capace di ridurre le emissioni di ammoniaca fino al 80-95% rispetto alla distribuzione superficiale tradizionale.
Il nodo dei calendari di spandimento
Per FLIMA, questi mezzi sono già operativi e pronti a lavorare, ma la loro efficacia rischia di essere limitata se non viene ampliata la finestra temporale in cui possono essere utilizzati. Da qui la richiesta di prevedere calendari più ampi soltanto per chi adotta l’interramento.
Rossano Remagni Buoli, presidente di APIMA Cremona, ha osservato che un’estensione riservata a chi interra i reflui non entrerebbe in conflitto con le aziende agricole che continuano a usare il piatto deviatore, pratica autorizzata dalla Regione fino al 2029 grazie a una deroga. Le aziende, ha ricordato, restano libere di scegliere le tecniche consentite, ma ampliare il calendario per chi ha investito nell’interramento rappresenterebbe, nelle intenzioni della federazione, un incentivo verso la pratica ritenuta ambientalmente migliore.
L’impatto sulla qualità dell’aria in Pianura Padana
Nel ragionamento portato al tavolo pesa anche il tema della qualità dell’aria. La Pianura Padana viene indicata come un bacino chiuso su tre lati, dove il ricambio dell’aria è limitato. In questo contesto, le emissioni di ammoniaca provenienti dagli allevamenti, considerate la fonte principale dell’area, non si disperdono facilmente ma reagiscono con altri composti atmosferici trasformandosi in polveri sottili, in particolare PM2.5.
Giuliano Oldani, presidente di Apima Milano, Lodi, Como, Varese, Monza-Brianza, Lecco e Sondrio, ha spiegato che concentrare lo spandimento dei reflui in finestre temporali ristrette, soprattutto con tecniche a distribuzione superficiale, non riduce la quantità di materiale da gestire ma ne accentua il picco emissivo. Al contrario, distribuire nel tempo lo stesso quantitativo attraverso l’interramento, ha aggiunto, consentirebbe di abbattere la volatilizzazione immediata dell’ammoniaca e di restituire al suolo azoto, fosforo e potassio in forma efficace, con effetti positivi sulla fertilità e sul sequestro del carbonio secondo i principi della carbon farming previsti dal Regolamento UE 2024/3012.
L’ipotesi alternativa del trasporto in altre regioni
Nel corso dell’incontro è stata giudicata non strutturale anche l’ipotesi di trasferire i reflui verso regioni con minore densità zootecnica. Secondo la delegazione, una soluzione di questo tipo comporterebbe impatti ambientali ed economici legati ai trasporti su larga scala e si scontrerebbe con l’assenza di infrastrutture di stoccaggio e di una logistica adeguata.
Per FLIMA, inoltre, una simile strada andrebbe in direzione opposta rispetto ai principi dell’agricoltura rigenerativa promossi a livello europeo, soprattutto nelle aree dove la riduzione degli allevamenti ha già impoverito i suoli in termini di sostanza organica e microbiologia vitale.
Il progetto dimostrativo con inibitori e controllo digitale
La delegazione ha affiancato alla richiesta anche una proposta operativa. Il progetto di azione dimostrativa consegnato alla Regione prevede l’utilizzo di inibitori della nitrificazione applicati agli effluenti prima della distribuzione, con l’obiettivo di bloccare la molecola di azoto all’origine.
Oldani ha parlato di un sistema tracciato digitalmente e verificabile via satellite, pensato per trasformare il vincolo normativo in un protocollo agronomico attivo.
Su questo fronte è intervenuto anche Luigi Orlandi, secondo il quale gli imprenditori agromeccanici lombardi, con le macchine e le tecnologie già disponibili, sarebbero pronti a costruire una rete e una filiera a supporto della Regione e del sistema agricolo italiano ed europeo, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di particolato secondario ammoniacale che gravano sul bacino padano. Orlandi ha anche suggerito una forma di premialità per gli agricoltori che scelgono di interrare i reflui zootecnici.
Il primo esito del confronto
Dall’incontro è emerso un primo risultato concreto: la disponibilità di Regione Lombardia a proseguire il confronto nell’ambito della prossima programmazione PSR. FLIMA ha accolto questo passaggio con soddisfazione e punta a presentare ulteriori dati, competenze e proposte operative.
Nelle conclusioni condivise dalla federazione e da UNCAI, il proseguimento del confronto viene indicato come un passaggio necessario anche in vista dell’uscita da uno stato di infrazione nel 2026, obiettivo che, secondo le organizzazioni, può essere affrontato con gli strumenti tecnici già disponibili.