Dal Friuli alle missioni ONU: Donatella Malfitano racconta il suo impegno per gli animali | VIDEO

Donatella Malfitano racconta a Nordest24 il suo impegno per animali, ambiente e diritti nei Paesi in guerra.

01 giugno 2026 09:30
Dal Friuli alle missioni ONU: Donatella Malfitano racconta il suo impegno per gli animali | VIDEO -
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Una testimonianza intensa, attraversata da missioni internazionali, Paesi feriti dai conflitti, animali dimenticati e gesti di salvezza compiuti spesso in condizioni difficilissime. Il 26 marzo, su Nordest24, è stata trasmessa una puntata dedicata a Donatella Malfitano, originaria di Gonars, funzionaria ONU e professionista impegnata da oltre trent’anni in contesti fragili, missioni postbelliche, processi di democratizzazione e tutela dei diritti umani.

Nel corso della trasmissione Nordest a 4 Zampe, Malfitano ha raccontato un percorso fuori dall’ordinario, nato tra giornalismo, istituzioni europee e missioni sul campo, e poi diventato una vera scelta di vita. Al centro della sua esperienza non ci sono soltanto le comunità umane colpite da guerre, povertà e instabilità politica, ma anche gli animali, spesso prime vittime invisibili delle crisi e quasi mai presenti nei racconti ufficiali delle emergenze.

Una vita nelle missioni internazionali

La storia di Donatella Malfitano parte da una formazione solida e da una sensibilità molto precoce verso il rapporto tra uomo, animali e ambiente. Laureata in Scienze Politiche a Bologna, ha dedicato la propria tesi a un tema anticipatore: le alternative alla sperimentazione animale e il rapporto tra esseri umani e animali, attraverso una ricerca empirica condotta a livello europeo.

Prima di approdare stabilmente alle missioni internazionali, Malfitano ha lavorato anche come giornalista in Italia, in regione e a Bruxelles. Il passaggio decisivo è arrivato al Parlamento europeo, dove si è occupata della Bosnia del dopoguerra. Da quel momento ha iniziato a partecipare alle prime missioni sul campo, lavorando alle elezioni in un Paese ancora segnato dalle conseguenze del conflitto.

È stata proprio quella esperienza a cambiare la direzione della sua vita. Malfitano ha raccontato di aver compreso che il suo posto non era dietro una scrivania, ma nei territori complessi, dove la ricostruzione democratica, l’assistenza alle popolazioni e la tutela dei diritti si intrecciano ogni giorno con situazioni di estrema difficoltà. Da allora ha lavorato in oltre trenta Paesi, attraversando Africa, Medio Oriente, Sud-est asiatico, Oceania e Caraibi.

Gli animali come vittime invisibili dei conflitti

Durante l’intervista andata in onda su Nordest24, uno dei passaggi più forti è stato dedicato agli animali nei contesti di guerra. Malfitano ha spiegato che, lavorando con le popolazioni colpite da crisi e violenze, si è accorta di una parte completamente dimenticata: quella degli animali e dell’ambiente.

Nei Paesi attraversati dai conflitti gli animali restano spesso intrappolati, abbandonati, sfruttati o venduti. Molti muoiono negli zoo, altri vengono utilizzati come strumenti di lavoro fino allo sfinimento, altri ancora finiscono nel traffico illegale di fauna selvatica. Per Malfitano, questa realtà è diventata impossibile da ignorare. Da qui sono nati interventi di emergenza, salvataggi, confische, liberazioni, raccolte fondi e progetti di sensibilizzazione.

Uno degli aspetti più drammatici riguarda gli zoo nei Paesi in guerra. Già in condizioni normali, ha spiegato, gli zoo rappresentano luoghi di prigionia e sofferenza. Ma nei territori dove mancano risorse, sicurezza e stabilità, queste strutture possono trasformarsi in scenari ancora più tragici: gabbie vecchie, animali denutriti, mancanza di cure, guardiani assenti, impossibilità di garantire cibo e assistenza.

Malfitano ha raccontato di aver visto animali chiusi per anni in spazi inadeguati, segnati da comportamenti psicotici, fame e isolamento. Da qui la consapevolezza che, anche quando la priorità apparente è l’emergenza umana, la sofferenza animale resta parte dello stesso quadro di fragilità.

Il progetto educativo nelle scuole del Mali

Uno dei capitoli più importanti del racconto riguarda il Mali, Paese nel quale Donatella Malfitano ha lavorato per l’ONU a supporto del governo nell’organizzazione delle elezioni. In parallelo al suo incarico istituzionale, ha sviluppato un progetto di educazione ambientale e animale rivolto ai bambini delle scuole di Bamako e dei sobborghi della capitale.

Il progetto partiva da temi molto concreti. Malfitano parlava ai bambini dei rifiuti, dello smaltimento della plastica, del tempo necessario perché una bottiglia gettata per terra si degradi. Lo faceva attraverso esempi semplici, quasi sotto forma di gioco, riuscendo a catturare l’attenzione degli studenti, che spesso entravano anche dalle finestre pur di ascoltare.

La parte più delicata, però, era quella dedicata agli animali. In Mali, ha raccontato, uno dei problemi più evidenti riguarda gli asini, utilizzati per trasporti e lavori pesanti, spesso picchiati, bastonati e abbandonati fino alla morte. Malfitano chiedeva ai bambini se avessero mai provato ad accarezzare un asino. All’inizio ridevano, perché l’animale veniva considerato quasi una macchina, non un essere vivente capace di provare dolore.

Con pazienza, però, il messaggio arrivava. I bambini tornavano a casa, raccontavano ai genitori ciò che avevano ascoltato, e il giorno successivo le famiglie chiedevano nuove spiegazioni. La sensibilizzazione usciva così dalle aule e raggiungeva le comunità.

Dalle scuole all’Assemblea nazionale

Il lavoro di Donatella Malfitano in Mali non si è fermato alle scuole. Il progetto ha attirato attenzione anche fuori dall’ambiente educativo, fino ad arrivare all’Assemblea Nazionale. Davanti ai deputati, Malfitano ha parlato di ambiente, inquinamento del fiume Niger, gestione degli animali, condizioni dei macelli e consapevolezza collettiva.

All’inizio, ha raccontato, parlare di animali in quei contesti suscitava sorpresa, talvolta anche ilarità. Poi, però, il confronto cambiava tono. Alcuni rappresentanti riconoscevano la gravità della situazione, ammettendo che i macelli erano spesso luoghi aperti, privi di adeguate procedure, con carcasse gettate nel fiume e condizioni igieniche molto problematiche.

Il messaggio centrale era semplice ma potente: l’informazione può modificare lo sguardo. Dove la violenza verso gli animali nasce anche da povertà, abitudine e mancanza di alternative, spiegare diventa il primo passo per cambiare i comportamenti.

La strategia antibracconaggio per gli elefanti del deserto

Nel 2023 Donatella Malfitano è tornata in Mali per lavorare a una strategia nazionale antibracconaggio dedicata agli elefanti del deserto. Si tratta di animali straordinari, tra i più grandi al mondo, protagonisti di una migrazione lunghissima tra Mali e Burkina Faso alla ricerca dell’acqua.

La loro sopravvivenza è minacciata da bracconaggio, instabilità, terrorismo e difficoltà di controllo del territorio. L’area del Gourma, diventata zona protetta, si trova infatti in un contesto estremamente delicato, segnato dalla presenza di gruppi armati e da condizioni di sicurezza molto difficili.

Malfitano non ha potuto raggiungere direttamente il Gourma proprio a causa dei rischi presenti nella zona, ma ha lavorato all’elaborazione di una strategia più ampia, pensata non solo per gli elefanti, ma per la tutela della fauna selvatica nel suo complesso.

Durante quella missione ha visitato anche i mercati tradizionali di Bamako, dove ha trovato resti di animali protetti venduti per medicina tradizionale e pratiche magiche: teste di scimmie, parti di rapaci, zampe di iene e di leoni. Una realtà durissima, che mostra quanto la tutela animale debba confrontarsi non solo con le leggi, ma anche con barriere culturali, credenze e interessi economici.

Costa d’Avorio e gli zoo dimenticati dalla guerra

Un altro passaggio molto forte della puntata riguarda la Costa d’Avorio, dove Malfitano ha lavorato in diversi momenti, anche durante e dopo la guerra civile. Nel Paese, impegnata con il Programma Alimentare Mondiale per portare aiuti umanitari, è entrata in contatto con lo zoo della capitale.

La situazione descritta è drammatica: animali rimasti chiusi in gabbie vecchie e degradate, in un Paese precipitato nel caos, con difficoltà enormi nel garantire alimentazione, cure e assistenza. Malfitano ha raccontato di essere andata allo zoo e di aver pianto davanti a quelle condizioni.

Pur lavorando in un’agenzia dedicata agli aiuti alimentari per le popolazioni, riuscì a sensibilizzare colleghi e contatti, raccogliendo cibo anche per gli animali. Coinvolse inoltre esperti dal Sudafrica per valutare possibili soluzioni: liberare alcuni esemplari, reintegrarli in contesti più adeguati o trasformare lo zoo in qualcosa di più vicino a un parco.

Il problema, però, era anche economico. In molti Paesi gli zoo rappresentano una fonte di introiti: le famiglie li frequentano, pagano un biglietto, li considerano luoghi di svago. Questo rende più difficile immaginare una chiusura o una trasformazione radicale, anche quando le condizioni degli animali sono inaccettabili.

Nel 2010, mentre si trovava in Ciad, Malfitano ricevette immagini degli animali dello zoo ivoriano che stavano morendo di fame, perché i guardiani non tornavano a nutrirli. Anche da lontano, cercò di organizzare aiuti e raccolte fondi.

Repubblica Democratica del Congo, gatti randagi e gorilla del Virunga

La testimonianza ha poi attraversato la Repubblica Democratica del Congo, dove Malfitano ha salvato gatti e cani in contesti di forte randagismo. In molte aree, ha spiegato, cani e gatti non sono considerati animali d’affezione come accade in Europa. Possono essere tenuti per la guardia o per cacciare i topi, ma se si ammalano spesso vengono lasciati morire.

Durante una missione a Goma, in una zona al confine con il Rwanda e segnata dalla presenza di ribelli, Malfitano è riuscita a raggiungere il Parco nazionale del Virunga per vedere i gorilla di montagna. Ha raccontato una camminata di oltre tre ore con i guardiani del parco, figure che ha descritto come straordinarie per amore e dedizione verso questi animali.

L’incontro con una famiglia di gorilla, compreso un grande silverback, è rimasto uno dei momenti più profondi della sua esperienza. Nel racconto emerge lo sguardo di questi animali, capace di interrogare direttamente l’uomo sulla violenza che continua a infliggere alla natura.

In Congo Malfitano ha parlato anche dei bonobo, primati che condividono una percentuale altissima del patrimonio genetico con l’essere umano e vivono solo in una specifica area del Paese. I piccoli rimasti orfani a causa del bracconaggio vengono affidati a donne congolesi che diventano madri sostitutive, aiutandoli a superare il trauma della perdita della madre.

Bracconaggio, interessi economici e leggi difficili da applicare

Il bracconaggio è uno dei fili più drammatici della testimonianza. Malfitano ha spiegato che, nonostante l’introduzione di leggi e progetti di tutela in diversi Paesi, il fenomeno resta molto difficile da combattere.

Le ragioni sono molte: povertà, presenza di gruppi armati, domanda internazionale, medicina tradizionale, traffici illegali, commercio di avorio, carne selvatica e reti criminali che muovono denaro. Nei parchi, anche i guardiani rischiano la vita, soprattutto in aree dove operano ribelli o gruppi terroristici.

Il lavoro di protezione animale, in questi scenari, non è mai separato dalla sicurezza delle persone. Difendere un elefante, un gorilla o un bonobo significa spesso esporsi a minacce concrete, in territori dove lo Stato fatica a garantire controllo e protezione.

Ciad, il parco di Zakouma e una cagnetta salvata

Nel racconto di Donatella Malfitano c’è anche il Ciad, Paese descritto come durissimo dal punto di vista della vivibilità, in gran parte desertico e segnato da instabilità politica. Qui ha visitato il parco di Zakouma, al confine con il Camerun, un’area ancora molto intatta ma esposta al passaggio dei bracconieri, soprattutto per gli elefanti.

In Ciad ha salvato anche una cagnetta trovata moribonda per strada a N’Djamena. Ogni mattina le comprava del cibo e glielo portava, riuscendo a rimetterla in forze con l’aiuto di alcuni operai che si erano affezionati a lei.

La storia, però, ha avuto un epilogo doloroso. Dopo una breve assenza, al suo ritorno Malfitano non trovò più la cagnetta. Cercandola ovunque, venne poi a sapere che probabilmente era stata mangiata. Un episodio durissimo, che mostra quanto sia complesso operare in contesti dove il rapporto con gli animali è segnato da povertà, abitudine, necessità e assenza di una cultura diffusa della tutela.

Malfitano ha spiegato che esperienze simili possono scoraggiare profondamente, ma il senso di responsabilità resta più forte. Se si trova in un luogo e può fare qualcosa, sente di dover intervenire.

Il dilemma morale di chi salva dentro sistemi sbagliati

Uno dei passaggi più profondi dell’intervista riguarda i dilemmi morali. Malfitano ha raccontato di odiare gli zoo, ma di essersi trovata a portare cibo dentro gli zoo per evitare che gli animali morissero di fame. Ha spiegato di aver comprato animali per salvarli, pur sapendo che quel gesto poteva indirettamente alimentare un mercato sbagliato.

In alcuni casi, però, l’alternativa immediata sarebbe stata lasciarli morire. È qui che il suo racconto diventa particolarmente umano: non sempre è possibile cambiare un sistema, ma a volte si può ridurre una sofferenza, salvare una vita, aprire una discussione, creare un precedente.

In Mali, ad esempio, riuscì dopo molte insistenze a farsi consegnare alcuni pappagalli grigi africani detenuti in un hotel come elementi decorativi. Avevano le piume tagliate per impedire loro di volare. Dopo due mesi di cure veterinarie, quando le piume ricrebbero, vennero liberati in una foresta protetta, scelta con il supporto di un ornitologo.

Papua Nuova Guinea, le tartarughe marine liberate al mercato

Tra le storie più potenti raccontate nella puntata c’è quella della Papua Nuova Guinea. A Port Moresby, città complessa e potenzialmente pericolosa, Malfitano vide al mercato alcune tartarughe marine protette messe in vendita. Era con due colleghi, che la invitarono ad allontanarsi perché la situazione poteva diventare rischiosa.

Tornata in albergo, però, capì di non poter lasciare quegli animali al loro destino. Si fece accompagnare da un autista, tornò al mercato e iniziò a parlare con le persone presenti. Spiegò perché quelle tartarughe andassero liberate, cercando di trasformare una possibile tensione in un momento di ascolto.

Intorno a lei si formò un gruppo di curiosi. La situazione avrebbe potuto degenerare, ma accadde il contrario: le persone iniziarono ad ascoltare. Alla fine le tartarughe furono rilasciate. Malfitano rimase a controllare che prendessero davvero il largo, per evitare che venissero catturate di nuovo.

Quell’episodio mostra il cuore del suo metodo: non limitarsi a giudicare, ma spiegare, coinvolgere, creare consapevolezza. L’autista che l’aveva accompagnata rimase così colpito da chiederle di aiutarli anche in altri luoghi dove c’erano animali in difficoltà.

Ella, la cagnetta salvata sulla spiaggia

Sempre in Papua Nuova Guinea, Malfitano ha raccontato la storia di Ella, una cagnetta randagia trovata su una spiaggia davanti all’hotel. Era malata, deperita e in condizioni gravissime. Malfitano la prese, chiamò un taxi e cercò un veterinario.

Durante il tragitto, l’autista le chiese perché portarla a curare, suggerendo invece di mangiarla. Ancora una volta, Malfitano scelse di spiegare, provando a far comprendere il valore di quella vita.

Ella fu curata durante tutto il periodo della missione e poi data in adozione. Il nome venne dalla spiaggia in cui era stata trovata, Ela Beach. Una piccola storia a lieto fine dentro una realtà più ampia fatta di randagismo, malattie, povertà e indifferenza.

Informare per cambiare lo sguardo

La puntata trasmessa il 26 marzo su Nordest24 ha messo in evidenza un messaggio forte: la tutela degli animali nei contesti fragili non può essere separata da educazione, cultura, ambiente, povertà e diritti umani.

Donatella Malfitano non racconta gli animali come una questione secondaria rispetto alle emergenze umane. Al contrario, li inserisce nello stesso scenario di sofferenza e responsabilità. Dove c’è guerra, dove manca il cibo, dove le istituzioni sono fragili, anche gli animali subiscono conseguenze devastanti: restano chiusi, vengono sfruttati, maltrattati, venduti, trafficati o semplicemente dimenticati.

Eppure, anche nei contesti più difficili, l’informazione può aprire varchi. Un bambino che accarezza per la prima volta un asino, un genitore che chiede spiegazioni, un deputato che riflette sui macelli, un autista che cambia atteggiamento davanti a una tartaruga liberata: sono segnali piccoli, ma capaci di produrre cambiamento.

La forza di una testimonianza che unisce umanità e rispetto per gli animali

La storia raccontata su Nordest24 restituisce il profilo di una donna che ha attraversato guerre, missioni umanitarie, mercati della sofferenza, zoo abbandonati e territori instabili senza perdere la capacità di commuoversi e indignarsi.

Donatella Malfitano ha portato nel suo lavoro internazionale una prospettiva rara: quella di chi vede negli animali non un tema marginale, ma una parte essenziale della civiltà di una comunità. La sua esperienza dimostra che il rispetto per gli animali non è un lusso dei Paesi ricchi, ma un tema universale, collegato alla salute pubblica, all’ambiente, all’educazione e alla capacità di riconoscere la sofferenza anche quando non ha voce.

Nel racconto di Malfitano, salvare una cagnetta, liberare una tartaruga, nutrire un animale chiuso in gabbia o spiegare a un bambino che un asino non è una macchina significa affermare un principio semplice e profondo: anche nei luoghi dove tutto sembra crollare, la compassione può ancora diventare azione.

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