È morto Massimo Righetto, storico editore: una vita tra radio, televisione e innovazione

Dai primi trasmettitori costruiti da adolescente al Gruppo Radiofonico Veneto: addio all'editore Massimo Righetto

17 settembre 2026 14:23
È morto Massimo Righetto, storico editore: una vita tra radio, televisione e innovazione -
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PADOVA – È morto improvvisamente per un malore Massimo Righetto, storico editore padovano, protagonista di un percorso imprenditoriale cresciuto insieme alla radiofonia privata e poi approdato alla televisione e al digitale. Il suo nome è legato al Gruppo Radiofonico Veneto, con le emittenti Radio Stereocittà, Radio Gemini, Radio Café e Radio Italia 1, e ai canali televisivi CafeTv24 e FriuliTv24.

Una storia cominciata con un trasmettitore costruito insieme agli amici e sviluppatasi nell’arco di circa cinquant’anni. Nell’intervista in cui aveva ripercorso la propria carriera, Righetto aveva descritto così la sua idea di comunicazione: «Siamo locali ma con una finestra verso il mondo». Una frase che teneva insieme il legame con il territorio e la curiosità per le possibilità offerte dalla tecnologia.

Il primo trasmettitore a quindici anni

La passione era nata negli anni Settanta, quando Righetto era ancora adolescente. Intorno ai quindici anni, con alcuni amici, aveva iniziato a costruire un trasmettitore nelle ore libere dalla scuola. Da quell’esperimento era nata una piccola emittente, inizialmente “pirata”, poi entrata nella stagione delle radio libere.

Il sostegno della famiglia aveva consentito di trasformare quell’entusiasmo in un’attività d’impresa. Righetto aveva seguito personalmente lo sviluppo della radio, accompagnandone i cambiamenti di nome, la crescita e l’adattamento alle nuove abitudini degli ascoltatori.

Tra le esperienze che ricordava con particolare soddisfazione c’era il passaggio attraverso Radio Rai negli anni Ottanta, legato all’apertura di RaiStereoUno a Roma. Sempre nella capitale, insieme ad altri editori, aveva contribuito alla nascita di un’agenzia di stampa che produceva contenuti e servizi destinati ai telegiornali regionali.

Con il fratello Sandro, la nascita di Tecnoway

Alla dimensione editoriale si era affiancata quella tecnica. Negli anni Novanta, insieme al fratello Sandro, aveva fondato Tecnoway, azienda specializzata nell’installazione di ponti radio e infrastrutture per la diffusione radiotelevisiva e la telefonia.

Il punto di partenza era stato un ripetitore sui Colli Euganei. Da lì, con il contributo di ingegneri e collaboratori, l’attività aveva raggiunto una dimensione internazionale.

Nell’intervista Righetto raccontava interventi per un’antenna in Vaticano, progetti radiofonici a Dubai, installazioni satellitari in Africa e lavori che lo avevano portato anche alle Canarie e in Pakistan, oltre alle collaborazioni con Radio Monte Carlo. Un percorso nel quale la conoscenza degli impianti accompagnava quella dei programmi e dei palinsesti.

Quattro radio con identità differenti

La crescita del gruppo aveva portato alla costruzione di un’offerta articolata, con quattro emittenti rivolte a pubblici e sensibilità musicali diversi.

Radio Stereocittà rappresentava il versante più energico e dinamico; Radio Gemini proponeva i grandi successi del passato; Radio Café riservava spazio anche a soul e jazz, affiancando alla musica interviste e approfondimenti. Radio Italia 1 puntava invece su una programmazione interamente italiana, senza interventi degli speaker.

Per Righetto, dirigere una radio significava svolgere un lavoro quotidiano simile a quello di un artigiano: confrontarsi con i responsabili delle emittenti, immaginare nuove proposte e capire che cosa potesse coinvolgere chi ascoltava. Al centro rimaneva la capacità del suono e delle parole di stimolare l’immaginazione.

La televisione e il rapporto con il territorio

Con CafeTv24, rivolta al Veneto e alla Lombardia, e FriuliTv24, dedicata al Friuli Venezia Giulia, il progetto editoriale si era esteso alla televisione.

Notiziari, interviste, servizi sulle imprese e sulle iniziative locali erano gli strumenti per raccontare le comunità. Allo stesso tempo, Righetto guardava alla distribuzione attraverso applicazioni, smartphone e televisori connessi come a un passaggio necessario per raggiungere il pubblico.

La stessa attenzione guidava il suo interesse per il DAB+ e per l’ascolto sulle piattaforme digitali: nuove modalità di diffusione con cui ampliare il raggio delle emittenti mantenendone l’identità.

Il valore delle persone e lo spazio ai giovani

Ai ragazzi interessati alla radio suggeriva soprattutto di avvicinarsi alle redazioni, conoscere il lavoro sul campo e prendere l’iniziativa. Riconosceva nel loro entusiasmo qualcosa degli inizi vissuti con gli amici.

Quando gli veniva chiesto che cosa significasse avere successo, la risposta tornava alle persone e alla fiducia in un progetto condiviso. Ogni ruolo, spiegava, aveva bisogno degli altri, come accade in una squadra.

«Si vince solo uniti»: nelle sue parole, il risultato di un’impresa editoriale nasceva prima di tutto dalla capacità di costruire e far crescere quel legame.

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