Ecoblitz di Legambiente alla centrale a carbone di Monfalcone

“Stop carbone, no gas – 100% rinnovabili” è il messaggio lanciato daattivisti e attiviste di Legambiente Friuli Venezia Giulia e dal circolo di Legambiente “Ignazio Zanutto” di Monfalcone (Gorizia), c...

05 luglio 2020 13:51
Ecoblitz di Legambiente alla centrale a carbone di Monfalcone -
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“Stop
carbone, no gas – 100% rinnovabili” è il messaggio lanciato da
attivisti e attiviste di Legambiente Friuli Venezia Giulia e dal circolo
di Legambiente “Ignazio Zanutto” di Monfalcone (Gorizia), che stamane
hanno effettuato un ecoblitz nei pressi della centrale a carbone, in occasione della prima tappa della Goletta Verde 2020.

La centrale
termoelettrica di Monfalcone, entrata in esercizio in un ambito
cittadino più di 50 anni fa, sorge lungo la sponda orientale del Canale
Valentinis su una superficie di circa 30 ettari. Un luogo che oggi
rischia di perdere una grande occasione di rilancio. Infatti con il phase out del
carbone, il tavolo tecnico del ministero dello Sviluppo economico ha
stabilito di riconvertire la centrale a carbone in una centrale a gas.
Ancora risorse fossili, invece di pensare a un rilancio del territorio,
approfittando anche delle risorse economiche europee dedicate proprio
alle aree di transizione energetica.

Fin dal 2012 Legambiente è impegnata a denunciare i ritardi nell'avviamento alla conversione dell'impianto e, contestualmente, a proporre soluzioni per
un rilancio green dell’area, una volta bonificata. Nel corso degli anni
l'associazione ha formulato numerose proposte, caratterizzate dalla
sostenibilità in termini ambientali e contemporaneamente economici,
soprattutto a tutela dei dipendenti della centrale e dell'indotto
occupazionale.

Più di due anni fa fu istituito un tavolo tecnico dal
precedente governo regionale, con l'obiettivo di individuare un piano
per attivare la bonifica dell'area, la creazione di progettualità
economicamente ed ecologicamente sostenibili e un realistico progetto di
ristrutturazione industriale. Oggi quel gruppo di lavoro è stato smantellato dall'attuale
governo della regione: “Per Legambiente è assolutamente necessario che
il tavolo tecnico-scientifico venga ricostituito, garantendo il
protagonismo anche delle organizzazioni della società civile, per
definire un Piano territoriale di riconversione industriale innovativo
che non preveda l'uso di fossili e si ispiri a un reale green new deal”,
ha affermato Michele Tonzar della segreteria di Legambiente Friuli Venezia Giulia nel corso dell'ecoblitz. 

La crisi climatica richiede l'assoluta urgenza di andare verso una decarbonizzazione adottando soluzioni credibili per ridurre l’emissione di CO2,
eliminando completamente l’utilizzo dei combustibili fossili, gas
fossile compreso. In una visione orientata verso una completa
decarbonizzazione entro il 2050, è infatti essenziale dare risposte alla
transizione energetica senza ricorrere a nuovi impianti a gas e
garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili.

Invece in Italia la crescita dell’energia pulita continua a crescere troppo lentamente con
una media di installazioni all’anno, dal 2015 ad oggi, di appena 459 MW
di solare e 390 di eolico, e a ritmi inadeguati rispetto a quanto la
Penisola potrebbe e dovrebbe fare per rispettare gli impegni nella lotta
ai cambiamenti climatici; continuando con questo ritmo, gli obiettivi
fissati al 2030 dal Piano energia e clima verrebbero raggiungi con 20
anni di ritardo.

Anche nel 2019 si conferma una crescita positiva ma troppo lenta con
750 MW di solare fotovoltaico (272 MW in più rispetto a quanto
installato nel 2018) e 450 MW di eolico (112 MW in meno rispetto al
2018) installati. La produzione da rinnovabili è stata pari a 114
miliardi di TWh a fronte di una domanda elettrica nazionale di 326 TWh.
Il contributo delle fonti pulite rispetto ai consumi elettrici è passato
dal 15 al 36% e in quelli complessivi dal 7 al 19%. La crescita
maggiore è avvenuta nel solare fotovoltaico e nell’eolico, che secondo i
dati di Terna nel 2019 hanno soddisfatto rispettivamente il 7,6% e il
6,2% dei consumi elettrici nazionali.

Per
questo, per Legambiente, i prossimi dieci anni saranno cruciali al fine
di moltiplicare questi numeri e raggiungere almeno 80-100 TWh di
produzione rinnovabile al 2030, mentre in parallelo si dovranno ridurre i consumi attraverso l’efficienza, per arrivare a costruire un sistema che possa progressivamente fare a meno delle fonti fossili. 

Per raggiungere tali obiettivi è necessario operare in primis in termini di semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti da fonti rinnovabili di piccola taglia e l’introduzione di nuove linee guida per accelerarei
progetti di grandi dimensioni in tutte le regioni; recepire la
Direttiva europea sulle comunità energetiche e lo sblocco dei progetti
fino a 200 kW con l’introduzione di un fondo per l’accesso al credito a
tassi agevolati; promuovere progetti di agrivoltaico, attraverso regole
per l’integrazione del fotovoltaico in agricoltura e incentivi per gli
agricoltori nell’ambito della PAC; eliminare i sussidi alle fonti fossili e la revisione della tassazione energetica sulla base delle emissioni.

Tornando
alla centrale termoelettrica di Monfalcone, oltre alla bonifica del
sito (che dovrebbe essere correlata in termini di investimento e
risanamento alla messa in campo di iniziative sul porto) sono numerose le proposte di Legambiente sull'area, di proprietà del gruppo A2A.

In
luogo della centrale a gas che condannerebbe il territorio all'uso
delle fonti fossili per i prossimi 20 anni, per rispondere alle esigenze
produttive di energia elettrica, la proposta è di realizzare un sistema ibrido fotovoltaico più accumuli,
in grado di dare le risposte di produzione, sicurezza e flessibilità
alla rete. Come si sta già facendo in altri Paesi del mondo, e tenendo
presente anche il potenziale di accumuli idroelettrici, che oggi in
Italia sotto sottoutilizzati.

Si tratta di un'opera che andrebbe accompagnata da un'attenta riqualificazione del territorio, valorizzandone le qualità e creando nuove opportunità occupazionali.

Sarebbe infatti necessaria la riqualificazione a verde urbano di
un'ampia zona – un vero e proprio masterplan di rinnovamento – tra la
zona abitata del Rione Enel e le nuove attività da insediare.

“Sulle energie rinnovabili proponiamo la realizzazione di un parco fotovoltaico che arrivi almeno a una superficie di circa 3 ettari – afferma Tonzar – c'è poi la questione legata ai sistemi di accumulo: dalla centrale partono linee di trasporto di energia elettrica ad alta tensione con una potenza di circa 1000MW, elemento molto attrattivo al fine di creare un impianto di accumulo dell’energia,
sulla base delle sperimentazioni effettuate da Terna. Si tratterebbe di
sistemi di accumulo già realizzati in diversi Paesi europei ed anche in
Italia (fonte: Terna)

I sistemi di accumulo di rete si potrebbero realizzare anche sperimentando tecnologie elettrochimiche innovative e strategie di economia circolare,
come il riutilizzo di batterie dei veicoli elettrici, non più idonee
per l’alimentazione delle autovetture ma con capacità residua idonea per
l’accumulo stazionario. 

Nell'area
si potrebbe inoltre realizzare di un centro di raccolta e trattamento
dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). La
gestione del “fine vita” di questi rifiuti particolari prevede la
possibilità di realizzare impianti con caratteristiche complementari e
in successione tra loro, incentivando ad esempio iniziative di recupero e
rivendita di elettrodomestici, che invece di essere avviati alle
costose operazioni di smaltimento, saranno inserite in un nuovo ciclo di
vita (https://www.ri-generation.com/it/).

Infine, una parte non secondaria può essere rappresentata da una progettualità legata allo sviluppo del porto.
L'area infatti possiede una banchina con circa 8 metri di pescaggio che
A2A gestisce in concessione autonomamente per l'attracco delle chiatte
con il carbone. Ci sono inoltre ampie aree retrobanchina. 

La
banchina costituisce un naturale prolungamento di quella adiacente del
porto, destinata originariamente al cabotaggio, potendo consentire
quindi più alternative quali quella del potenziamento del terminal
autovetture con l'import/export di autovetture dalla Germania,
destinazione Far East, che Monfalcone si è lasciata sfuggire a suo tempo
a beneficio di Capodistria, proprio per mancanza di piazzali adeguati.
La dotazione di una serie di servizi a contorno (lavaggio, montaggio di
alcune parti, ecc) potrebbe garantire un'interessante opportunità occupazionale

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