EmpowHER porta il lavoro nei percorsi di autonomia di Padova e Rovigo
Il progetto punta ad avviare almeno 15 donne seguite da centri antiviolenza e case rifugio verso inserimenti stabili: una risposta territoriale a un passaggio decisivo dell’uscita dalla violenza.
PADOVA – Nel percorso di uscita dalla violenza il lavoro non è un capitolo separato dall’accoglienza: può essere ciò che rende possibile una casa, la gestione dei figli, la continuità di un progetto personale. È su questo passaggio, spesso meno visibile della fase di emergenza, che interviene EmpowHER, presentato a Padova il 28 settembre. Il progetto coinvolge le province di Padova e Rovigo e mira ad avviare almeno 15 donne già seguite dai Centri antiviolenza e dalle Case rifugio in percorsi lavorativi stabili, sicuri e inclusivi.
Il dato concreto da cui partire è l’obiettivo, non una promessa generica di sensibilizzazione: le 15 partecipanti dovranno essere accompagnate dall’avvio fino al consolidamento dell’attività, con un tutoraggio integrato e con il coinvolgimento di aziende attraverso commesse stabili. Il capofila è il Centro Veneto Progetti Donna; partner sono Fondazione Giulia Cecchettin e Cooperativa sociale NOIGroup, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La somma complessiva annunciata è di 178mila euro, con oltre la metà messa a disposizione da Fondazione Cariparo, come riferito da ANSA.
Che cosa cambia: dal sostegno alla tenuta nel lavoro
La novità di EmpowHER sta nella sequenza delle azioni. Non si limita a far incontrare domanda e offerta di lavoro, né presenta un tirocinio come soluzione automatica. Il modello dichiarato unisce inserimenti lavorativi, tutoraggio e una rete di imprese; alla fine dovrà produrre linee guida trasferibili ad altre province venete e ad altri contesti. Il lavoro, quindi, viene trattato come un elemento da rendere sostenibile nel tempo, non come un traguardo raggiunto alla firma del contratto.
È una distinzione rilevante per residenti e imprese. Per chi è seguito da un centro, un impiego può richiedere di coordinare orari, mobilità, figli e una nuova sistemazione abitativa. Per un’azienda che aderisce, il punto non è una generica dichiarazione di responsabilità sociale: la collaborazione prevista è collegata a commesse stabili e a un accompagnamento professionale. EmpowHER non ha pubblicato l’elenco delle aziende, i settori coinvolti, le tipologie contrattuali o un calendario di avvio delle singole posizioni. Sono informazioni che non vanno anticipate; saranno decisive per valutare nei prossimi mesi la portata effettiva della sperimentazione.
Il Centro Veneto Progetti Donna porta nel progetto una rete che opera sul territorio padovano e rodigino. Nella propria pagina l’associazione indica espressamente come destinataria le donne in uscita dai percorsi di protezione sostenute dai Centri antiviolenza e dalle Case rifugio. Non è quindi un bando aperto a candidature individuali né un servizio di collocamento generalista: l’accesso si colloca dentro percorsi già attivati dai servizi competenti.
I numeri veneti spiegano perché l’autonomia è il nodo
La dimensione del fenomeno regionale aiuta a leggere il progetto senza ridurlo a un annuncio. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio di statistica della Regione Veneto su dati provvisori Istat e regionali, nel 2024 i Centri antiviolenza veneti hanno gestito 8.366 contatti, il 17,1% in più rispetto al 2023. Nello stesso anno 2.327 donne hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza, alle quali si aggiungevano 1.453 donne già seguite. Il quadro completo è pubblicato dalla Regione Veneto.
Quei numeri non consentono di dire quante delle donne seguite abbiano bisogno di un lavoro o siano destinate a EmpowHER: il progetto riguarda un gruppo delimitato e non ha diffuso profili delle partecipanti. Mostrano però quanto il passaggio all’autonomia interessi una rete ampia. Tra le donne seguite dai Centri nel 2024, il 60,1% aveva figli; la Regione conta 1.871 figli minorenni supportati dai Centri. L’organizzazione del lavoro non può perciò essere separata dai tempi di cura e dalla stabilità abitativa.
Nel 2024 il 15,3% delle donne seguite dai Centri ha avuto bisogno di accoglienza in una struttura di emergenza o in una Casa rifugio; il 6,3% è stato indirizzato verso l’autonomia abitativa. Le Case rifugio venete erano 37, sei in più dell’anno precedente. Delle 154 donne uscite dalle Case nel corso dell’anno, la destinazione più frequente era un’abitazione propria o di familiari, parenti e amici, pari al 46,4%; un altro 15,2% è andato in una sistemazione resa disponibile dal Centro o dalla rete territoriale. Sono percentuali che spiegano perché la continuità di reddito e lavoro entra nel progetto come condizione pratica, insieme ai servizi sociali e all’abitare.
Padova e Rovigo, una sperimentazione dentro una rete già esistente
EmpowHER non parte da zero. Il Centro Veneto Progetti Donna aveva già sperimentato, attraverso il progetto “Donne al Centro”, strumenti di orientamento al lavoro e alla formazione, accompagnamenti nei servizi, ricerca di soluzioni abitative e “doti di libertà” per bisogni materiali urgenti. EmpowHER restringe ora il fuoco sull’inserimento lavorativo stabile e sulla costruzione di un modello documentato. La differenza è importante: da un lato restano necessari sostegni per le esigenze immediate, dall’altro si prova a connettere la fase di ripartenza a rapporti di lavoro che non si esauriscano in un intervento breve.
La scelta delle due province corrisponde anche al perimetro della Fondazione Cariparo e alla rete dei servizi coinvolti. Sul piano regionale, la normativa e i finanziamenti riconoscono esplicitamente i percorsi di autonomia: la Regione Veneto ha definito per il 2025 le modalità dei contributi destinati a Centri antiviolenza e Case rifugio, finalizzati proprio al sostegno di questi percorsi. EmpowHER aggiunge una sperimentazione locale focalizzata sul lavoro, con un obiettivo numerico circoscritto e verificabile.
Per il territorio la conseguenza non è solo sociale. Le aziende coinvolte, quando saranno rese note, potranno misurare se tutoraggio e commesse stabili riescano a prevenire interruzioni, isolamento o marginalità lavorativa. Il progetto promette linee guida replicabili: il test sarà capire se il modello riesce a tradurre il lavoro di rete in passaggi operativi utilizzabili anche altrove, senza spostare sulle sole beneficiarie il peso della riuscita.
Il lavoro come parte dell’autonomia, non come racconto separato
Il dibattito locale su occupazione femminile e qualità del lavoro ha già mostrato quanto le condizioni d’accesso contino. A Padova, ad esempio, Nordest24 ha raccontato le difficoltà delle PMI nell’applicazione della trasparenza retributiva e nella gestione degli annunci. EmpowHER opera su un piano diverso, legato ai percorsi di protezione, ma riporta la stessa domanda al centro: un inserimento è davvero utile quando offre continuità, informazioni chiare e condizioni compatibili con la vita reale.
Per questo il risultato da osservare non sarà soltanto il numero di avvii. Contano la durata dei rapporti, il consolidamento previsto dal tutoraggio, l’eventuale ampliamento delle aziende aderenti e la pubblicazione delle linee guida. Finché questi dati non saranno resi disponibili, è corretto non attribuire al progetto esiti che deve ancora produrre.
La sperimentazione arriva in una regione dove migliaia di contatti con i Centri antiviolenza si trasformano ogni anno in percorsi complessi, che coinvolgono spesso anche figli e soluzioni abitative. Per Padova e Rovigo, il valore immediato di EmpowHER è rendere esplicito un passaggio troppo spesso lasciato sullo sfondo: l’uscita dalla violenza richiede protezione, ma anche la possibilità concreta di mantenere un lavoro e scegliere dove vivere. Il progetto ha individuato almeno 15 percorsi su cui misurarsi; la verifica pubblica, ora, dovrà riguardare la qualità e la stabilità di quelle opportunità.
Il tema dell’autonomia e della prevenzione è presente anche nelle iniziative territoriali di Equal Play, che coinvolge società sportive venete, e nel lavoro educativo di un cortometraggio padovano scritto con gli studenti. EmpowHER non sostituisce queste azioni: interviene nel momento successivo, quando a rendere effettiva l’autonomia sono reddito, rete e continuità.