Veneto, l’estate 2026 cambia le notti e l’acqua nei campi: i dati ARPAV territorio per territorio
Il trimestre giugno-agosto è il più caldo della serie regionale dal 1991: 44 notti tropicali in pianura, deficit idrico in fascia prealpina e alta pianura, mentre i valori non sono uguali ovunque.
Il dato che cambia la lettura dell’estate appena chiusa non è soltanto il termometro diurno. In Veneto l’estate meteorologica 2026, dal 1° giugno al 31 agosto, è stata la più calda della serie ARPAV iniziata nel 1991: temperatura media regionale di 23,5 °C, cioè 2,8 °C oltre il riferimento 1991-2020 e 0,18 °C sopra il precedente record del 2003. Ma il tratto più concreto per chi vive e lavora sul territorio è arrivato di notte e nel rapporto con l’acqua: minime elevate, più giorni di disagio e un bilancio idroclimatico negativo in pianura e pedemontana.
Il report meteo-climatico sull’estate 2026 di ARPAV permette ora di separare ciò che è stato un fenomeno regionale da ciò che ha colpito con maggiore intensità singole aree. È una distinzione importante: la media veneta racconta un record, ma costa, pianura sud-occidentale, alta pianura, Trevigiano e montagne hanno avuto combinazioni diverse di caldo, piogge e disponibilità d’acqua.
Il primato regionale, costruito in tre mesi e quattro ondate
Il record non deriva da una sola giornata eccezionale. Secondo ARPAV, salvo brevi intervalli nella prima metà di giugno, nell’ultima decade di luglio e dopo Ferragosto, il promontorio anticiclonico di origine africana ha mantenuto temperature molto sopra la norma per gran parte del trimestre. Le quattro ondate individuate dall’Agenzia sono durate dal 17 giugno al 1° luglio su tutta la regione, dal 7 al 16 luglio su circa il 20% del territorio, dal 29 luglio al 7 agosto di nuovo su tutto il Veneto e dal 9 al 16 agosto su circa il 60% della regione.
La temperatura media è stata il primato della stagione, ma le massime medie regionali, 29,4 °C, si sono collocate al secondo posto della serie. Il 2003 resta davanti per le massime medie. Il 2026 si distingue invece per la persistenza e per le minime: il valore medio regionale delle minime è stato 17,9 °C, il più alto rilevato nella serie, con un’anomalia di +2,7 °C rispetto al trentennio 1991-2020.
Nei dati puntuali compaiono 31 nuovi record assoluti per temperatura minima giornaliera, tra cui 28,4 °C a Trissino, 27,7 °C a Conegliano e 24,9 °C a San Bortolo. Per le temperature medie giornaliere ARPAV conta 46 nuovi record, mentre per le massime giornaliere i casi sono 17: 39,2 °C a Trebaseleghe, 38,8 °C a Teolo e 37,3 °C a Crespadoro. Non sono valori da estendere automaticamente ai comuni vicini: sono però esempi misurati che spiegano quanto sia stata ampia la pressione termica sul territorio.
Le notti tropicali: il dato più vicino alla vita quotidiana
Una notte tropicale è una notte in cui la minima non scende sotto i 20 °C. Nella pianura veneta l’estate 2026 ne ha registrate in media 44: oltre un mese in più della media climatica 1991-2020, più del triplo del riferimento trentennale e oltre cinque volte il valore tipico degli anni Novanta, che ARPAV quantifica in circa otto notti. La tendenza calcolata sulla serie trentennale è di +8,5 giorni per decennio.
Il quadro non si ferma alle città e alla bassa pianura. Nei settori montani, dove il fenomeno è storicamente meno frequente, la media è salita a 7,3 notti tropicali, superando i precedenti record del 2024, del 2015 e del 2003. Sulla costa le medie delle minime hanno superato 21 °C; in ampie porzioni della pianura hanno superato la stessa soglia di 20 °C. Sono numeri che contano perché la notte è la fase in cui il corpo recupera dal calore accumulato durante il giorno, ma anche perché aumentano la domanda di raffrescamento nelle abitazioni, nelle strutture ricettive e nei luoghi di lavoro.
Questo non significa che ogni notte calda produca le stesse conseguenze né che il report stabilisca un rischio sanitario individuale. Significa, più precisamente, che la condizione termica di base è cambiata per molte settimane. Per seguire gli aggiornamenti correnti, che non coincidono con il bilancio stagionale, il riferimento resta il bollettino meteo regionale di ARPAV, aggiornato quotidianamente. Nelle previsioni disponibili il 26 settembre il tempo torna stabile e le temperature sono attese in lieve o contenuto aumento tra domenica 27 e lunedì 28: una fotografia del presente, non una revisione dei dati dell’estate.
Dove il caldo si è sommato al deficit d’acqua
Il trimestre non è stato uniformemente secco. A livello regionale le precipitazioni estive sono risultate inferiori alla media 1991-2020 del 12%, ma ancora comprese tra il 25° percentile e la mediana della distribuzione storica. Il problema, dunque, non è descrivibile con un unico dato di pioggia: ARPAV colloca i massimi stagionali a Malga Campobon, con 745 millimetri, mentre Bagnolo di Po-Pellizzare, Verona-Santa Caterina e Rosolina-Po di Tramontana sono rimaste sotto i 130 millimetri.
Le differenze diventano ancora più nette guardando alle aree. I picchi di anomalia negativa delle piogge sono prossimi al -50% nel Trevigiano; i deficit più marcati hanno interessato la fascia prealpina e l’alta pianura. Sulle Dolomiti le precipitazioni sono risultate nella norma, mentre la bassa pianura ha mostrato un mosaico di anomalie positive e negative, tipico delle piogge temporalesche estive. Nel trimestre giugno-agosto lo Standardized Precipitation Index resta vicino alla norma nella maggior parte della regione, ma localmente tra Belluno e Treviso segnala siccità severa; sulla scala marzo-agosto la fascia montana e l’alta pianura passano invece da condizioni moderate a severe.
Il passaggio decisivo è l’effetto combinato. Il report registra evapotraspirazione potenziale sopra la norma su tutto il Veneto: la temperatura elevata fa aumentare la quantità di acqua che può evaporare dal suolo e traspirare dalla vegetazione. Per questo il bilancio idroclimatico, cioè la differenza fra pioggia ed evapotraspirazione potenziale, è risultato negativo in tutta la pianura e nella fascia pedemontana. Le anomalie più accentuate sono state rilevate nella fascia centrale, fra Prealpi, pianura orientale e pedemontana centrale e occidentale.
È il contesto misurato che aiuta a leggere quanto sta accadendo nelle campagne, senza trasformare casi aziendali in una conclusione valida per l’intera regione. Nel Veneto orientale, ad esempio, Nordest24 ha raccontato la pressione della siccità sui vigneti e sulle rese; nel Trevigiano e nel Veneto orientale la vendemmia anticipata è stata descritta come molto differente da vigneto a vigneto. Il dato ARPAV spiega perché non si possa parlare di una sola estate agricola: calore e acqua disponibile hanno avuto una distribuzione territoriale diseguale.
Costa, pianura e pedemontana: non la stessa estate
La pianura sud-occidentale ha superato in media 33 °C nelle massime, mentre sull’intera pianura interna le medie delle massime hanno oltrepassato 32 °C. Persino lungo la costa e in Valbelluna le medie sono rimaste oltre 30 °C. Sul fronte del disagio da caldo-umido, valutato da ARPAV con l’indice Humidex, la pianura ha avuto in media 35 giornate di disagio contro cinque attese nel clima 1991-2020. Le zone maggiormente penalizzate sono state costa, Basso Padovano, pianura occidentale e pedemontana del Veronese e del Vicentino.
Non è una classifica dei comuni più caldi, ma una mappa di condizioni diverse. Sulla costa pesano minime più alte e umidità; nella pianura interna le massime medie elevate e le 44 notti tropicali medie; su alta pianura e pedemontana il report mette insieme caldo, deficit pluviometrico e bilancio idrico negativo. Nell’area montana, dove il termometro resta mediamente più basso, sono emersi record relativi nelle notti tropicali e criticità idriche localizzate soprattutto verso il Bellunese-Trevigiano.
Questa lettura territoriale evita anche un equivoco ricorrente: una perturbazione intensa o qualche giorno piovoso non annullano automaticamente un deficit costruito su mesi. ARPAV rileva che non ci sono state piogge giornaliere estreme su gran parte della regione, con eccezioni e valori rilevanti ad Arabba, Longarone, Col Indes, Legnaro e Mira. Piogge concentrate possono essere decisive localmente, ma non rendono uniforme il bilancio stagionale né ripristinano con lo stesso effetto l’umidità dei suoli in tutti i bacini.
Che cosa resta dopo l’estate record
Il bilancio dell’estate non è una previsione per l’autunno, e non autorizza a dedurre da solo rese finali, ordinanze o disponibilità idrica di ogni singola azienda. Offre però una base verificata per residenti, agricoltori e attività che devono programmare i prossimi mesi: il Veneto entra nell’autunno 2026 dopo una stagione con record di temperatura media, notti calde particolarmente numerose in pianura e una disponibilità idrica dei suoli più critica nella fascia di pianura e pedemontana.
Il dato va aggiornato con le osservazioni, non con la memoria di una singola giornata. ARPAV mette a disposizione anche i dati meteo-idrologici in tempo reale, mentre l’Atlante climatico del Nord-Est consente di confrontare la temperatura misurata nel tempo in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per le imprese agricole e per chi gestisce acqua e verde, la conseguenza concreta è considerare insieme temperature, piogge e suolo, non limitarsi al totale mensile di precipitazione.
Il fatto nuovo, certificato dai dati, è quindi doppio: non solo un’estate caldissima, ma un’estate nella quale la notte ha smesso più spesso di raffreddare e nella quale il calore ha aumentato la domanda d’acqua proprio nelle aree di pianura e pedemontana. È qui che il record regionale diventa un fatto territoriale, con effetti diversi ma misurabili da Belluno a Rovigo.