Siccità nei vigneti del Veneto orientale, Vivo Cantine: danni contenuti ma rese colpite

Franco Passador fa il punto sull’annata 2026: irrigazione di soccorso selettiva, monitoraggio dei vigneti e timori per il ripetersi.

09 settembre 2026 23:08
Siccità nei vigneti del Veneto orientale, Vivo Cantine: danni contenuti ma rese colpite -
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VENETO ORIENTALE - La vendemmia 2026 è partita dopo un’estate segnata da siccità e alte temperature, con effetti visibili anche nei vigneti del territorio. A fare il punto è Franco Passador, presidente e Ad di Vivo Cantine, realtà dei viticoltori del Veneto orientale che riunisce 2mila soci conferitori e 6mila ettari vitati distribuiti tra due regioni e cinque province. Il quadro, spiega, non è quello di un’emergenza completamente superata: in diverse zone lo stress idrico ha inciso sulle rese e sul peso delle uve, ma nella maggior parte dei vigneti si è riusciti ad arrivare alla raccolta mantenendo lo stato sanitario e il potenziale qualitativo delle uve.

Secondo Passador, l’annata è stata resa difficile non solo dalla scarsità di precipitazioni, ma anche da temperature elevate, forte evapotraspirazione e, in alcune aree del Veneto orientale, da una ridotta disponibilità di acqua dolce. Per questo la gestione non è stata uniforme: dove l’acqua era disponibile, l’irrigazione di soccorso è stata usata in modo selettivo, concentrandosi sui vigneti più vulnerabili e sulle fasi più sensibili della vite.

Come sono stati limitati gli effetti della siccità

La tenuta dei vigneti, spiega il presidente di Vivo Cantine, è dipesa da una combinazione di interventi: decisioni rapide, monitoraggio ravvicinato degli appezzamenti, assistenza tecnica ai soci e gestione differenziata caso per caso. Oltre all’irrigazione di soccorso, il lavoro si è concentrato sulla gestione della chioma, del cotico erboso e del carico produttivo, evitando interventi standardizzati.

Il risultato, nelle parole di Passador, non è stato l’azzeramento dei danni, ma il contenimento degli effetti più pesanti. In sostanza, la rete organizzativa della cantina sociale ha impedito che la crisi idrica si trasformasse in una situazione generalizzata su tutto il comprensorio. Da qui la sintesi dell’annata: non una siccità sconfitta, ma una crisi contenuta.

Le criticità per il Veneto orientale

Il punto che emerge con più forza riguarda il futuro. Se stagioni come questa dovessero ripetersi, secondo Passador non basterà continuare a intervenire in emergenza né pensare semplicemente di irrigare di più. Nel Veneto orientale, osserva, il problema dell’acqua è doppio: può essere scarsa e, nelle aree più vicine alla costa, anche esposta al rischio di salinizzazione.

Per questo la proposta è passare da una gestione reattiva a una strategia preventiva. Il primo passo, spiega, è conoscere la vulnerabilità di ogni vigneto: tipo e profondità del suolo, capacità di trattenere acqua, sviluppo radicale, età dell’impianto, portinnesto, disponibilità irrigua e rischio di salinità. Su queste basi si può costruire un monitoraggio condiviso e decidere quando, dove e quanto intervenire.

Gli investimenti indicati da Vivo Cantine

Il secondo livello riguarda le infrastrutture e gli investimenti. Passador indica la necessità di sistemi di irrigazione di soccorso più efficienti, reti meglio controllate, accumuli aziendali o interaziendali dove sostenibili e autorizzabili, riduzione delle perdite e coordinamento con il Consorzio di Bonifica.

C’è poi il lavoro da fare direttamente in vigneto: migliorare la struttura e la sostanza organica del suolo, favorire l’infiltrazione dell’acqua e l’approfondimento radicale, gestire in modo adattivo cotico e chioma e, nei rinnovi, scegliere portinnesti, materiali vegetali e forme di allevamento coerenti con le caratteristiche del sito.

In questo schema, aggiunge Passador, la cantina sociale deve avere un ruolo di regia attraverso dati condivisi, assistenza tecnica, parcelle pilota, servizi comuni e investimenti collettivi. La resilienza, sottolinea, non dipende da una singola tecnica ma da un sistema coordinato.

Il richiamo al disciplinare del Prosecco DOC

Nel ragionamento sul ricorso all’acqua, Passador richiama anche il quadro normativo: il disciplinare del Prosecco DOC consente l’irrigazione di soccorso, mentre vieta le pratiche di forzatura. Per questo, precisa, è corretto parlare di interventi mirati alla salvaguardia della vite e della qualità, non di irrigazione finalizzata ad aumentare indiscriminatamente la produzione.

Il bilancio finale dell’annata, per Vivo Cantine, resta quindi legato a una doppia evidenza: nel 2026 l’emergenza è stata gestita, ma la sfida dei prossimi anni sarà progettare vigneti capaci di reggere stagioni sempre più esposte agli eventi estremi, senza dover affrontare ogni volta la siccità come una nuova emergenza.

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