Nelle scuole venete eTwinning passa dalla mobilità al lavoro di progetto condiviso
Il corso di Montagnana per 25 docenti mostra come le scuole del territorio stiano usando la piattaforma europea per costruire partenariati, non soltanto per organizzare viaggi.
MONTAGNANA (PADOVA) — Nelle scuole venete l'internazionalizzazione non coincide più soltanto con uno scambio o con una trasferta. Il segnale concreto arriva da Montagnana, dove l'Ufficio scolastico regionale ha programmato un corso base eTwinning in due incontri, il 1° ottobre e l'11 novembre, per il personale scolastico che comincia a usare la piattaforma o vuole consolidare le competenze progettuali. I posti sono 25 e le iscrizioni, come stabilito dall'avviso, si sono chiuse alle 10 del 25 settembre. Non è quindi un appuntamento aperto all'ultimo minuto, ma un caso utile per leggere una trasformazione più ampia: dalla singola esperienza internazionale al lavoro continuativo tra classi e docenti di Paesi diversi.
Il passaggio è meno appariscente di un viaggio di istruzione, ma può incidere sul modo in cui una scuola progetta l'anno. eTwinning è integrato nell'European School Education Platform (ESEP), lo spazio europeo per la collaborazione tra scuole. Serve a cercare partner, costruire attività comuni e lavorare in ambienti digitali condivisi. Non è una graduatoria di finanziamento, non assegna automaticamente borse e non equivale a una mobilità Erasmus+: può però essere il luogo in cui un istituto prova una collaborazione prima di trasformarla, se ha requisiti e candidatura, in un progetto Erasmus+.
La differenza interessa famiglie, studenti e dirigenti. Un progetto digitale ben progettato può coinvolgere una classe intera dentro l'orario didattico, mentre la mobilità fisica raggiunge per definizione un gruppo più ristretto. Al contrario, la piattaforma non sostituisce le esperienze all'estero né le risorse necessarie per realizzarle. La novità sta nella possibilità di collegare le due cose: conoscere una scuola partner attraverso un'attività concreta, definire obiettivi e ruoli, e solo dopo valutare un percorso di mobilità. È questa la logica del corso organizzato nel Padovano.
Il caso di Montagnana: due pomeriggi per imparare a trovare partner e progettare
Il seminario si svolgerà in presenza all'Educandato statale San Benedetto di Montagnana, dalle 14.30 alle 17.30 nelle giornate di giovedì 1° ottobre e mercoledì 11 novembre. Il programma pubblicato dall'USR Veneto indica Silvia Sollano, ambasciatrice Erasmus Scuola, come curatrice del percorso. La frequenza è richiesta per entrambi gli incontri; l'avviso dà priorità al personale dell'Educandato e poi segue l'ordine di iscrizione.
I dettagli chiariscono la natura del cambiamento. I laboratori non sono centrati su una presentazione generica dell'Europa: introducono la piattaforma ESEP per la ricerca dei partner di progetto e per la stesura condivisa delle attività. In pratica, il lavoro iniziale riguarda ciò che spesso decide la qualità di un'iniziativa: scegliere un tema affrontabile da classi di età e ordinamenti differenti, stabilire un calendario, definire prodotti finali verificabili e distribuire compiti tra insegnanti. La piattaforma può rendere più semplice il contatto, ma non fa da sola la progettazione didattica.
Il limite di 25 partecipanti va letto per quello che è: non misura quante scuole venete aderiscano a eTwinning, né quante classi saranno coinvolte. È la capienza di una formazione locale destinata al personale. Proprio per questo è un indicatore concreto della scelta dell'USR: portare la formazione vicino agli istituti e partire da chi è al primo accesso. Il calendario regionale citato nell'avviso comprende iniziative anche per altre province; l'edizione di Montagnana, però, è quella per cui sono pubblicati sede, orari, capienza e procedura.
I numeri nazionali spiegano perché il lavoro sulle reti cresce
Il contesto italiano è ormai ampio. Nel bilancio eTwinning 2025 dell'Agenzia nazionale Erasmus+ INDIRE, pubblicato nel maggio 2026, risultano oltre 11 mila nuovi docenti entrati nella community nell'ultimo anno e 3.700 nuovi progetti attivati. I docenti italiani iscritti arrivano a 133 mila nel dato cumulativo 2005-2025; i progetti attivati in Italia sono 48.700. Nello stesso anno, 15 mila docenti sono stati coinvolti in seminari regionali di orientamento e 6 mila in attività di formazione professionale online e in presenza.
Sono dati nazionali, non una fotografia del solo Veneto, e non permettono di attribuire a Montagnana una quota di quei risultati. Dicono però che il corso non nasce in un vuoto: risponde a una domanda di accompagnamento che l'Agenzia registra su scala italiana. Il confronto annuale va maneggiato con attenzione. L'incremento di oltre 11 mila insegnanti riguarda i nuovi ingressi del 2025, mentre i 133 mila sono un totale cumulativo; non sono quindi due valori alternativi da sommare o confrontare come se descrivessero la stessa popolazione.
Un altro numero aiuta a mettere a fuoco il livello di maturità dei progetti: nel 2025 sono stati assegnati 1.256 certificati di qualità nazionali, l'8% in più dell'anno precedente, e 1.358 certificati europei, in aumento del 26%. Il certificato non è automatico per chi apre un profilo né per chi partecipa a una riunione. È un riconoscimento della qualità del lavoro presentato. Per le scuole questo sposta l'attenzione dall'annuncio alla documentazione: obiettivi, contributo degli studenti, collaborazione reale con il partner e risultati devono essere visibili e valutabili.
Che cosa può cambiare nelle classi, e che cosa no
La forma più semplice di collaborazione può essere una classe che lavora con coetanei di un altro Paese su un prodotto comune: una ricerca locale, una raccolta di testimonianze, un podcast, materiali in più lingue o un percorso sulle competenze digitali. L'elemento decisivo non è la videocollegamento in sé, ma la reciprocità. Se ciascuna scuola pubblica un elaborato senza usarlo per costruire una parte condivisa, l'attività resta uno scambio di vetrine. Se invece studenti e docenti concordano una domanda, confrontano dati o testi e arrivano a un esito comune, l'attività entra nella didattica.
Per una famiglia è utile distinguere le promesse realistiche da quelle che non esistono. eTwinning non dà diritto a un viaggio, non prevede un rimborso individuale e non sostituisce le regole dell'istituto per autorizzazioni, privacy o uso degli strumenti digitali. La partecipazione di una classe dipende dalla progettazione dell'istituto e dalle scelte dei docenti. Per gli studenti può significare lavorare con una lingua straniera, confrontare contesti diversi e produrre materiali destinati a interlocutori reali; non significa automaticamente trascorrere un periodo di studio all'estero.
Questo non riduce l'utilità della piattaforma. Al contrario, in territori dove non tutte le famiglie possono sostenere una mobilità individuale, un progetto svolto a scuola consente una partecipazione più larga. È un'affermazione sul modello di attività, non un dato statistico sul Veneto: non risultano nell'avviso numeri regionali di studenti coinvolti o una distribuzione per istituto. È importante dirlo per non trasformare una formazione di 25 persone in una tendenza quantificata che le fonti non dimostrano.
Dal progetto digitale alle mobilità: i casi veneti mostrano la continuità possibile
Nel Veneto gli esempi di apertura internazionale sono già visibili, ma hanno scale e destinatari diversi. A Pieve di Soligo, nel corso della Festa dell'Europa, l'Isiss Marco Casagrande ha comunicato le 52 mobilità studentesche realizzate dal Casagrande di Pieve di Soligo nell'anno scolastico 2025/2026, tra Portogallo, Germania, Svezia e Irlanda, nell'ambito dell'Azione chiave 1 Erasmus+. È il versante della mobilità fisica, con studenti e personale coinvolti in esperienze fuori dall'Italia.
Il progetto digitale ha un'altra funzione: costruire o rendere stabile la relazione prima, durante o dopo questi percorsi. Non sarebbe corretto presentarlo come la causa delle 52 mobilità, perché le fonti non stabiliscono questo nesso. È però il tipo di infrastruttura che permette a più classi di collaborare senza attendere una partenza e che può rendere un partenariato meno occasionale.
La stessa pluralità emerge altrove. A livello di enti locali, il progetto Erasmus+ Impact Hub ospitato dal Comune di Ponte di Piave coinvolge partner di Romania, Francia e Turchia su formazione e partecipazione giovanile. Nella formazione artistica, la collaborazione internazionale del Conservatorio Steffani di Castelfranco mostra come mobilità e lavoro fra istituzioni possano diventare parte di un programma stabile. A Padova, l'esperienza Erasmus+ al Conservatorio Pollini ha portato sul territorio docenti e musiciste internazionali. Non sono tutti progetti eTwinning e non vanno confusi con il corso per le scuole: insieme descrivono però un territorio in cui il rapporto con partner esteri assume forme diverse.
La sfida non è aprire un profilo, ma dare continuità al progetto
Il punto critico per un istituto non è l'accesso tecnico alla piattaforma. È il tempo necessario per progettare, coordinare colleghi, integrare le attività nella programmazione e gestire con correttezza dati e immagini degli studenti. Un progetto sostenibile ha un gruppo di lavoro, un tema proporzionato, un calendario compatibile con le lezioni e una verifica finale. Senza questi elementi, l'internazionalizzazione rischia di restare un'attività aggiunta, difficile da ripetere e poco leggibile per chi vi partecipa.
Per questo il corso di Montagnana è più significativo della sua dimensione limitata. Forma docenti sulla ricerca di partner e sulla scrittura condivisa, cioè sulle due fasi che precedono il risultato visibile. I suoi esiti non sono ancora misurabili: l'avviso non annuncia progetti già avviati, scuole abbinate o mobilità future. La verifica arriverà soltanto quando gli istituti renderanno pubbliche le attività che nasceranno dal percorso.
Nel frattempo, la distinzione resta chiara. eTwinning è uno strumento di collaborazione didattica europea; Erasmus+ è il programma che finanzia, attraverso bandi e azioni specifiche, opportunità più ampie tra cui le mobilità. Confonderli produce aspettative sbagliate. Tenerli insieme, invece, può aiutare le scuole venete a passare dal contatto occasionale con l'estero a relazioni di lavoro che coinvolgono realmente classi, docenti e comunità scolastica.