Aiutare le persone a tornare a camminare: «Una sposa è arrivata all’altare sulle proprie gambe» | VIDEO
L'intervista a Fausto Panizzolo, l’ingegnere che ha sviluppato Exoband per aiutare chi ha difficoltà a camminare.
PADOVA – Un dispositivo di appena 400 grammi, senza motori, batterie, sensori o componenti elettroniche, capace di sfruttare l’energia prodotta naturalmente dal corpo durante il passo per aiutare le persone con difficoltà motorie a camminare. È Exoband, il progetto sviluppato dall’ingegnere Fausto Panizzolo, protagonista dell’intervista realizzata da Patrick Ganzini per Nordest24.
Una storia di ricerca, esperienze internazionali e ritorno in Veneto, ma soprattutto un progetto che punta ad avere un impatto concreto sulla vita quotidiana delle persone. Tra le esperienze raccontate durante l’intervista anche quella particolarmente emozionante di una sposa che, grazie al dispositivo, è riuscita ad arrivare all’altare camminando sulle proprie gambe.
Fausto Panizzolo, da Padova a dieci anni di ricerca all’estero
Prima dell’invenzione dell’esoscheletro, Patrick Ganzini ha ripercorso con Panizzolo il suo percorso personale e professionale.
L’ingegnere si è laureato all’Università di Padova e, arrivato a 28 anni, ha deciso di lasciare l’Italia per confrontarsi con ambienti di ricerca differenti.
«Credo che per imparare si debba uscire dalla propria zona di comfort», ha spiegato durante l’intervista.
È iniziato così un percorso durato circa dieci anni, trascorso tra diversi Paesi e continenti. Panizzolo ha lavorato nella ricerca in Australia, Canada e Stati Uniti, accumulando esperienze che sarebbero poi diventate parte fondamentale del progetto sviluppato una volta rientrato.
Un percorso che racconta anche la capacità del territorio veneto di generare professionalità e nuove idee, in una regione dove continuano a svilupparsi iniziative dedicate a innovazione e impresa, come lo Startup Weekend di Padova.
Come funziona Exoband
Il cuore dell’intervista è dedicato proprio a Exoband, il dispositivo ideato per offrire un sostegno concreto alle persone che presentano limitazioni nella capacità di camminare.
La particolarità principale è la sua semplicità tecnologica.
A differenza di molti esoscheletri, Exoband è infatti un dispositivo completamente passivo. Non utilizza motori, non possiede sensori e non necessita di batterie o elettronica.
Il sistema è composto da una cintura e due cosciali ed è realizzato prevalentemente con materiali tessili. Il peso complessivo è di circa 400 grammi.
L’energia del passo viene recuperata e restituita
Il principio utilizzato è quello del recupero dell’energia prodotta normalmente durante il movimento.
Quando la persona porta la gamba all’indietro, una sorta di elemento elastico accumula energia. Nella fase successiva, quando il tallone si solleva e la gamba deve essere portata in avanti, quell’energia viene restituita.
In questo modo il dispositivo contribuisce ad agevolare il movimento della gamba durante il passo, senza ricorrere a motori o alimentazione elettrica.
Una soluzione sulla quale Panizzolo lavora da anni e che, come ha spiegato a Nordest24, lo ha portato a essere tra i primi a introdurre in Italia e sul mercato una tecnologia di questo tipo.
Il progetto si inserisce in un contesto nel quale innovazione e nuove tecnologie stanno assumendo un peso sempre maggiore anche nel tessuto produttivo del Nordest, come dimostrano le esperienze di aziende tecnologiche nate in Friuli e cresciute sui mercati nazionali.
Un progetto brevettato in diversi Paesi
La tecnologia alla base di Exoband è stata tutelata attraverso brevetti in diversi mercati internazionali.
Panizzolo ha spiegato che il dispositivo è brevettato in Europa, Canada, Stati Uniti e Cina.
L’obiettivo è quello di raggiungere un numero sempre maggiore di persone che convivono con difficoltà nella deambulazione.
Si parla potenzialmente, ha sottolineato l’ingegnere, di milioni di persone nel mondo con limitazioni legate al cammino.
La sposa che è riuscita ad arrivare all’altare camminando
Dietro i numeri e la tecnologia ci sono però soprattutto le persone.
Patrick Ganzini ha ricordato durante l’intervista una delle storie più significative legate all’utilizzo del dispositivo: quella di una sposa con difficoltà motorie che è riuscita a raggiungere l’altare sulle proprie gambe grazie all’esoscheletro.
Panizzolo ha confermato l’episodio, spiegando però che rappresenta soltanto una delle tante esperienze raccolte dall’azienda.
«Siamo un’azienda rivolta alle persone», ha sottolineato.
Il contatto con chi utilizza il dispositivo è quotidiano e riguarda persone provenienti da diversi Paesi, ognuna con condizioni ed esigenze differenti.
Dai bambini agli adulti che recuperano movimenti perduti
Tra gli utilizzatori ci sono anche bambini e persone che hanno visto ridursi progressivamente la propria mobilità.
L’obiettivo, ha spiegato Panizzolo, non è necessariamente promettere una soluzione definitiva a ogni problema, ma offrire un aiuto concreto che possa consentire alla persona di recuperare attività che non riusciva più a svolgere.
In alcuni casi significa riuscire a percorrere una distanza maggiore. In altri significa tornare a compiere gesti che erano diventati troppo difficili.
Ed è proprio questo contatto diretto con le persone a rappresentare uno degli aspetti centrali del progetto.
Il rapporto tra tecnologia, salute e nuove opportunità continua intanto a essere al centro del dibattito anche nel Nordest, come dimostrano gli appuntamenti dedicati a innovazione e nuove normative tecnologiche per imprese e professionisti.
Ora l’obiettivo sono i mercati internazionali
Il lavoro di Panizzolo non si ferma però al dispositivo già sviluppato.
Per il futuro, l’azienda punta innanzitutto a un ulteriore consolidamento di Exoband, con una maggiore presenza sui mercati esteri.
La prospettiva è internazionale: raggiungere il maggior numero possibile di persone che presentano limitazioni nel cammino.
Ma c’è già anche un secondo progetto.
Un nuovo dispositivo dedicato al piede
Durante l’intervista, Panizzolo ha infatti anticipato l’esistenza di un secondo dispositivo dedicato specificamente al piede.
Anche in questo caso la tecnologia segue lo stesso principio: un sistema passivo capace di recuperare e riutilizzare l’energia prodotta naturalmente dal movimento.
È proprio su questo concetto di riciclo dell’energia meccanica che l’azienda intende concentrare una parte importante della ricerca futura.
Una filosofia progettuale che punta quindi a mantenere i dispositivi leggeri e semplici, riducendo il più possibile la necessità di componenti elettroniche.