Fine vita, Cappato e attivisti si autodenunciano a Trieste dopo la morte di Lucia

In questura l’esposto dei volontari che hanno accompagnato in Svizzera l’80enne triestina

04 giugno 2026 18:38
Fine vita, Cappato e attivisti si autodenunciano a Trieste dopo la morte di Lucia -
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TRIESTE - Marco Cappato, Filomena Gallo e i volontari che hanno accompagnato in Svizzera una donna triestina di 80 anni si sono presentati a Trieste per autodenunciarsi dopo la morte di Lucia, avvenuta il 3 giugno in una struttura estera dove ha avuto accesso al suicidio medicalmente assistito.

L’iniziativa è stata compiuta in città dagli esponenti dell’associazione Luca Coscioni e dagli attivisti di Soccorso civile che hanno seguito la donna nell’ultimo viaggio. Al centro del gesto c’è la richiesta che vengano accertate eventuali responsabilità legate al mancato accesso alla procedura in Italia, dopo il percorso avviato dalla paziente con il sistema sanitario locale.

La richiesta presentata nel 2025 e il mancato via libera

Lucia, triestina, aveva 80 anni ed era affetta da una patologia neurodegenerativa rara. Nell’agosto del 2025 aveva chiesto all’Asugi la verifica delle condizioni necessarie per poter accedere in Italia alla morte volontaria assistita, nell’ambito indicato dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale.

Il primo esito era stato negativo. In seguito era stata avviata una nuova valutazione, ma il percorso non si sarebbe concluso con una risposta definitiva in tempi utili. Da qui la decisione di rivolgersi all’estero, scelta che l’ha portata in Svizzera, dove la donna è morta il 3 giugno.

L’autodenuncia a Trieste

Davanti agli uffici di polizia del capoluogo giuliano si sono presentati, oltre a Cappato e Gallo, anche alcuni volontari che hanno materialmente preso parte all’accompagnamento. L’obiettivo dichiarato è portare all’attenzione della magistratura i fatti relativi all’aiuto prestato a Lucia e sollecitare una valutazione sul comportamento tenuto dalle autorità sanitarie nel caso specifico.

Tra i volontari coinvolti figurano attivisti di Soccorso civile, l’associazione impegnata nelle iniziative di disobbedienza civile sul fine vita. Nel racconto di chi era con lei durante il trasferimento, Lucia avrebbe affrontato il viaggio in condizioni di forte sofferenza, pur mantenendo momenti di lucidità durante il tragitto.

Il nodo aperto sul fine vita in Friuli Venezia Giulia

Il caso riporta al centro del dibattito la questione delle procedure per il fine vita in Friuli Venezia Giulia. La vicenda di Lucia arriva infatti dopo un altro episodio che aveva riguardato una donna triestina, anche lei accompagnata all’estero dopo il mancato accesso alla procedura in Italia.

Nel dibattito politico e istituzionale restano aperti i nodi sui tempi e sulle modalità con cui le aziende sanitarie devono esaminare le domande dei pazienti che chiedono la verifica dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. In assenza di una disciplina organica nazionale, il tema continua a tradursi in percorsi lunghi e contestati, con ricadute dirette sulle persone malate e sulle loro famiglie.

Possibili sviluppi

Con l’autodenuncia presentata a Trieste, la vicenda potrebbe ora approdare all’esame della Procura, chiamata a valutare sia l’aiuto prestato dagli attivisti sia gli aspetti connessi al diniego e ai tempi della procedura sanitaria chiesta dalla donna. Non sono stati diffusi ulteriori dettagli sui prossimi passaggi formali, ma il caso è destinato ad alimentare ancora il confronto sul fine vita, in città e a livello nazionale.

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