Fotovoltaico nelle ex caserme in Fvg, il Pd: «La proposta era pronta da 5 anni»
Pozzo e Santoro contestano l’atto di indirizzo della Giunta: nella proposta Pd c’erano incentivi e fondi perduti
TRIESTE - Si apre un nuovo confronto politico in Friuli Venezia Giulia sul riuso delle ex aree militari per produrre energia da fonti rinnovabili. Il Pd regionale sostiene che una proposta per installare impianti fotovoltaici nelle ex caserme dismesse fosse già stata messa sul tavolo cinque anni fa e accusa la Giunta di essere arrivata tardi con un atto che, secondo i dem, ha solo valore di indirizzo.
A intervenire sono il consigliere regionale del Pd Massimiliano Pozzo e Mariagrazia Santoro, responsabile Pd Fvg per Infrastrutture e pianificazione territoriale ed ex assessora regionale, dopo la comunicazione portata in Giunta dagli assessori Sebastiano Callari, delegato al Patrimonio, e Fabio Scoccimarro, assessore alla Difesa dell’ambiente. Al centro c’è l’ipotesi di utilizzare aree ex militari per realizzare una rete di impianti da fonti rinnovabili, con particolare riferimento al fotovoltaico.
La contestazione del Pd alla comunicazione della Giunta
Secondo Pozzo e Santoro, il progetto di legge regionale per favorire il fotovoltaico nelle ex caserme era stato presentato quando Cristiano Shaurli era consigliere regionale e segretario del Pd Fvg. Per i due esponenti dem non sarebbe quindi servito attendere il 2026 per arrivare a una comunicazione in Giunta, definita come una semplice espressione di indirizzo e non un provvedimento vincolante.
Nella proposta richiamata dal Pd, spiegano i firmatari della nota, erano già previsti incentivi e contributi a fondo perduto per la realizzazione di impianti fotovoltaici su ex servitù militari dismesse, ma anche su edifici, su discariche e cave esaurite e su aree industriali.
Il nodo energia, rete e consumo di suolo
Pozzo collega la critica alla linea tenuta dal partito sul tema energetico. Il riferimento è alla capacità della rete di sostenere sia i consumi sia la produzione, insieme alla necessità di contenere il consumo di suolo. Da qui la rivendicazione di un’attenzione costante, secondo il Pd, su un tema che tocca insieme energia, pianificazione territoriale e recupero di aree degradate.
Nella stessa presa di posizione viene anche contestato il metodo politico della maggioranza regionale. Per Pozzo, il Centrodestra e la Giunta avrebbero in più occasioni respinto le proposte dell’opposizione senza recepirne gli strumenti operativi.
Le accuse sui ritardi e sulle aree degradate
Il passaggio più netto riguarda i tempi. Il Pd sostiene che per arrivare a una legge si sia dovuto aspettare il 2025, dopo una bocciatura della Corte costituzionale. Secondo Pozzo e Santoro, se fossero stati utilizzati prima gli strumenti già proposti dall’opposizione, oggi sarebbe stato possibile recuperare molte più aree da bonificare e riqualificare senza ulteriore consumo di suolo.
Nella lettura dei dem, una partenza anticipata avrebbe consentito anche di dare risposte più rapide al caro energia per aziende e cittadini. La critica finale investe la pianificazione territoriale: il Pd parla di assenza di programmazione e sostiene che, in diversi casi, sia stata consentita un’occupazione giudicata selvaggia del territorio, anche contro la volontà dei Comuni.
La polemica nasce dunque attorno a un doppio punto: da un lato il riuso delle ex servitù militari per produrre energia rinnovabile, dall’altro il confronto sui tempi e sugli strumenti con cui la Regione ha deciso di muoversi su un tema che intreccia bonifiche, fotovoltaico e gestione del suolo.