«La Storia del Milan è in lacrime», arriva l'annuncio ufficiale: «è morto Franco Baresi»
Franco Baresi è morto a 66 anni. Il Milan piange il suo storico capitano, campione del mondo e simbolo della maglia numero 6.
Il calcio italiano perde uno dei suoi simboli più autentici. Franco Baresi è morto all’età di 66 anni, lasciando un vuoto profondo nel Milan, nella Nazionale e in generazioni di tifosi cresciuti ammirando il numero 6 rossonero.
A comunicare ufficialmente la scomparsa è stato il Milan, con un messaggio pubblicato alle 7.31 di venerdì 31 luglio sui propri canali social. Il club ha ricordato il suo storico capitano come una figura destinata a rimanere per sempre nel DNA della società.
Baresi aveva affrontato negli ultimi mesi alcuni problemi di salute. Nel 2025 era stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione di una nodulazione polmonare, seguito dall’indicazione a una terapia di consolidamento con immunoterapia.
Il messaggio del Milan
La società rossonera ha affidato ai social parole cariche di dolore, accompagnate da una fotografia in bianco e nero del capitano mentre solleva la Coppa dei Campioni.
«La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi», ha scritto il club, ricordando come il suo esempio, la sua profondità e la sua maglia numero 6 resteranno parte integrante del cammino rossonero.
Il Milan ha quindi espresso la propria vicinanza alla famiglia, unendo il cordoglio della società a quello di milioni di sostenitori.
Non è soltanto la morte di un grande ex calciatore. Per il popolo milanista scompare il Capitano, l’uomo che rimase al fianco della squadra nei momenti di gloria e durante le stagioni più difficili.
Una vita con una sola maglia
Nato l’8 maggio 1960 a Travagliato, in provincia di Brescia, Franco Baresi entrò giovanissimo nel settore giovanile del Milan.
Debuttò in prima squadra nel 1978, quando non aveva ancora compiuto 18 anni. Da quel momento iniziò una storia durata praticamente due decenni, interamente vissuta con la stessa maglia.
Baresi non abbandonò il Milan nemmeno durante le due retrocessioni in Serie B. Rimase al centro della difesa, accompagnando la società dalla fase più complicata della sua storia fino ai successi internazionali dell’era di Arrigo Sacchi e Fabio Capello.
In campo era riconoscibile per l’anticipo, la capacità di leggere le azioni, la velocità nelle chiusure e quel braccio alzato con cui guidava la linea difensiva e segnalava il fuorigioco.
Dal “Piscinin” a Kaiser Franz
All’inizio della carriera veniva chiamato “Piscinin”, il piccolo, per il fisico non particolarmente imponente. Con il trascorrere degli anni divenne però Kaiser Franz, leader assoluto di una delle difese più forti nella storia del calcio.
La fascia da capitano non rappresentava soltanto un riconoscimento tecnico. Baresi incarnava il senso di appartenenza, la disciplina e la responsabilità di chi era chiamato a rappresentare il Milan dentro e fuori dal campo.
Con lui, Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini, la squadra rossonera costruì un reparto difensivo diventato un modello internazionale.
La sua figura ha attraversato diverse epoche, dallo scudetto della stella del 1979 fino agli “Immortali” di Sacchi e agli “Invincibili” di Capello.
Il numero 6 ritirato per sempre
Baresi concluse la carriera al termine della stagione 1996-1997. Il Milan decise allora di compiere un gesto riservato soltanto alle figure capaci di andare oltre il risultato sportivo: ritirare la maglia numero 6.
Da quel momento nessun altro calciatore rossonero ha potuto indossarla.
Quella scelta trasformò ufficialmente il numero del capitano in un simbolo eterno. Non apparteneva più a un singolo giocatore, ma alla storia stessa del club.
Dopo il ritiro, Baresi rimase legato al Milan, ricoprendo incarichi societari e diventando vicepresidente onorario. La sua presenza continuò a rappresentare un collegamento diretto tra il passato glorioso e le nuove generazioni.
I trionfi con il Milan
Il palmarès costruito con i rossoneri racconta soltanto in parte la grandezza della sua carriera.
Con il Milan, Baresi conquistò:
sei scudetti;
tre Coppe dei Campioni-Champions League;
due Coppe Intercontinentali;
due Supercoppe europee;
quattro Supercoppe italiane;
una Coppa Mitropa;
due campionati di Serie B.
Ai trofei si aggiungono centinaia di presenze e una fedeltà rimasta quasi irripetibile nel calcio moderno.
Il suo nome è legato alle notti europee, alle finali, ai derby e alle grandi sfide internazionali, ma anche alle trasferte nei campi della Serie B, affrontate senza mai mettere in discussione la propria appartenenza.
Campione del mondo con l’Italia
Baresi ha lasciato un’impronta profonda anche nella storia della Nazionale.
Enzo Bearzot lo convocò per gli Europei del 1980 e per il Mondiale del 1982 in Spagna. Non scese in campo durante il torneo, ma fece parte della squadra che conquistò il titolo mondiale.
Negli anni successivi divenne titolare e leader della difesa azzurra. Con l’Italia ottenne il terzo posto ai Mondiali del 1990 e raggiunse la finale nell’edizione statunitense del 1994.
Proprio negli Stati Uniti firmò una delle pagine più emozionanti della sua carriera.
Il recupero impossibile per la finale di Pasadena
Durante la seconda partita del Mondiale del 1994, contro la Norvegia, Baresi riportò un grave infortunio al ginocchio e venne operato.
Il suo torneo sembrava concluso. Invece, dopo appena 25 giorni, tornò in campo per disputare la finale contro il Brasile a Pasadena.
Nonostante le condizioni fisiche, giocò una partita straordinaria, guidando la difesa italiana fino ai calci di rigore. Dal dischetto sbagliò il proprio tentativo e, al termine della serie, l’Italia dovette accontentarsi del secondo posto.
L’immagine di Baresi in lacrime dopo la finale è rimasta una delle fotografie più intense della storia della Nazionale: la sofferenza di un capitano che aveva compiuto un recupero ritenuto quasi impossibile pur di aiutare la squadra.
Il calcio italiano saluta una bandiera
La notizia della scomparsa si è diffusa rapidamente, provocando una lunga serie di messaggi da parte di società, calciatori, dirigenti e tifosi.
Baresi apparteneva al Milan, ma il rispetto conquistato in carriera superava colori e rivalità. Era considerato uno dei più grandi interpreti del ruolo di libero e uno dei migliori difensori nella storia del calcio mondiale.
La sua figura rappresentava un modo di vivere lo sport fondato sulla continuità, sul lavoro e sull’identificazione totale con una maglia.
Il lutto arriva in giorni in cui il calcio del Nordest guarda alla nuova stagione, con il Treviso atteso dal derby di Coppa Italia contro la Dolomiti Bellunesi e costretto a fare i conti anche con lo stop di Filippo Artioli dopo l’operazione al ginocchio.
L’eredità dell’eterno capitano
Franco Baresi lascia una storia difficilmente replicabile: una sola società, una sola maglia e un numero diventato leggenda.
Non era il difensore più alto né il più potente. La sua superiorità nasceva dalla capacità di comprendere il gioco prima degli altri, anticipare gli avversari e guidare tutta la squadra.
Per i tifosi del Milan resterà l’uomo con il numero 6 sulla schiena, la fascia al braccio e la Coppa sollevata verso il cielo.
Il capitano non scenderà più in campo, ma il suo posto nella storia del calcio italiano era già diventato eterno molto prima di questo doloroso addio.