Siccità e riserve d’acqua, in Friuli Venezia Giulia via libera al piano per nuovi invasi
Approvato in Assestamento di bilancio un indirizzo per mappare nuovi siti, recuperare capacità di accumulo e coordinare i gestori.
TRIESTE - Trattenere più acqua nei periodi di abbondanza per averla disponibile quando arrivano siccità e ondate di calore: è questo l’obiettivo dell’ordine del giorno approvato in Assestamento di bilancio dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, tornato d’attualità in questi giorni di emergenza idrica. Il provvedimento, richiamato dal consigliere regionale della Lega Alberto Budai, punta sul potenziamento degli invasi idraulici multifunzionali, sulla ritenzione idrica e sulla tutela del territorio davanti agli effetti dei cambiamenti climatici.
Secondo quanto spiegato da Budai, l’indirizzo approvato impegna la Giunta regionale a proseguire la mappatura dei siti adatti alla realizzazione di piccoli e medi invasi multifunzionali con ridotto impatto paesaggistico. L’obiettivo è evitare che una regione ricca d’acqua disperda la risorsa nei periodi più favorevoli, per poi trovarsi in difficoltà nei mesi più secchi.
Cosa prevede l’ordine del giorno
Il testo indica anche la necessità di recuperare la capacità di accumulo delle strutture già esistenti e di individuare le risorse necessarie per manutenzione e ammodernamento. Accanto alle nuove opere, quindi, la linea regionale punta a rendere più efficienti gli impianti già presenti sul territorio.
Tra i punti inseriti c’è inoltre l’avvio di un coordinamento permanente con consorzi di bonifica, gestori del servizio idrico e rappresentanti del mondo agricolo e produttivo. Il tema della gestione dell’acqua si intreccia infatti con più fronti: famiglie, coltivazioni, allevamenti, attività economiche, tutela ambientale e sicurezza antincendio.
L’atto prevede anche il sostegno a progetti innovativi per la ricarica controllata delle falde, una misura che si inserisce nel quadro delle strategie regionali dedicate all’adattamento climatico e alla gestione delle risorse naturali, come accade anche nel dibattito su tetti e pareti verdi negli edifici pubblici.
Perché il tema torna centrale
Per Budai, l’emergenza delle ultime settimane conferma la necessità di passare dagli interventi straordinari a una strategia strutturale di medio e lungo periodo. La linea indicata è quella di conservare il più possibile l’acqua disponibile in Friuli, così da renderla utilizzabile nei momenti di maggiore necessità.
Nel commentare il via libera dell’Aula, il consigliere sottolinea che l’acqua resta una risorsa indispensabile non solo per l’uso civile, ma anche per il comparto agricolo, per gli allevamenti, per il sistema produttivo e per la protezione del territorio. In questo quadro, il nuovo indirizzo politico punta a una gestione più stabile e programmata del patrimonio idrico regionale.
Le ricadute per il territorio
Il percorso indicato dall’ordine del giorno non introduce nell’immediato cantieri o cronoprogrammi, ma definisce una cornice operativa per i prossimi passaggi della Regione. Il nodo centrale riguarda la capacità di programmare opere di accumulo a basso impatto, migliorare quelle esistenti e mettere attorno allo stesso tavolo i soggetti che gestiscono la risorsa acqua.
Il tema, in Friuli Venezia Giulia, si inserisce in un confronto più ampio sui servizi e sulle infrastrutture pubbliche regionali, dal territorio alla sanità, come nel caso della telemedicina nelle carceri del Friuli Venezia Giulia. In questo caso, però, il punto pratico resta la disponibilità di acqua nei periodi critici e la riduzione della vulnerabilità del territorio davanti a siccità e cambiamenti climatici.
Tra gli impegni indicati figurano dunque la prosecuzione della mappatura dei siti idonei, il recupero della capacità di accumulo delle opere esistenti, la ricerca delle risorse per manutenzione e ammodernamento, il coordinamento stabile con i soggetti coinvolti e il sostegno ai progetti per la ricarica controllata delle falde.