Friuli Venezia Giulia, aumentano i posti nelle case di riposo: previsti 916 letti in più
Parere favorevole della III Commissione su due delibere regionali: 11.199 posti residenziali totali e 1.253 semiresidenziali.
TRIESTE - In Friuli Venezia Giulia cresce il fabbisogno di assistenza per gli anziani non autosufficienti: la Regione prevede 916 posti letto in più nelle strutture residenziali e un forte aumento dei servizi semiresidenziali, che passano da 646 a 1.253 posti complessivi. Le due delibere della Giunta hanno ottenuto il parere favorevole della III Commissione del Consiglio regionale.
Il via libera è arrivato al termine della seduta presieduta da Carlo Bolzonello. Le Opposizioni si sono astenute, con l'eccezione di Francesco Martines (Pd), che ha votato a favore. In Commissione l'assessore regionale alla Salute e Politiche sociali Riccardo Riccardi ha illustrato i provvedimenti con il supporto di Ranieri Antonio Zuttion, direttore della Unità operativa complessa welfare di comunità.
Dove aumentano i posti nelle strutture residenziali
Il nuovo fabbisogno per le strutture di primo, secondo e terzo livello sale da 9.642 posti attuali, ai quali si aggiungono 641 già programmati, a 11.199 posti complessivi, di cui 8.690 in convenzione rispetto ai 7.929 attuali.
La programmazione punta a riequilibrare l'offerta nei territori oggi sotto la media regionale, fissata a 4,1 posti letto per anziani non autosufficienti ogni 100 residenti over 70, considerando sia i posti esistenti sia quelli già programmati. Lo scarto tra i distretti è ampio: si va dal 9% del distretto Torre all'1,9% del Sile.
I nuovi posti previsti nei territori in carenza sono così distribuiti: 196 nel Sile, 181 nel Medio Friuli, 147 nell'Alto Isontino, 112 nella Riviera Bassa Friulana, 102 nella Livenza, 68 nel Collinare, 63 nel Natisone, 25 nell'Agro Aquileiese e 22 nel distretto Gemona, Valcanale e Canal del Ferro.
La delibera prevede inoltre che nuove strutture possano essere autorizzate solo nei territori dove il fabbisogno è di almeno 120 posti; nelle altre aree saranno possibili soltanto ampliamenti.
Centri diurni e servizi semiresidenziali
Per i servizi semiresidenziali destinati alle persone non autosufficienti, il nuovo parametro regionale viene fissato in 5 posti ogni 1.000 anziani over 70. Il risultato è un fabbisogno totale di 1.253 posti, quasi il doppio rispetto ai 646 attuali, dei quali 261 oggi riservati a persone con demenza.
La ripartizione per Azienda sanitaria prevede 399 posti in Asugi, contro i 150 attuali; 554 in Asufc, rispetto ai 283 attuali; 300 in Asfo, a fronte dei 213 oggi disponibili.
I numeri dell'invecchiamento in regione
Alla base della revisione c'è l'andamento demografico del Friuli Venezia Giulia: in regione vivono quasi 250.500 persone con più di 70 anni, 36mila delle quali non autosufficienti, mentre circa 30mila sono considerate a rischio. Un quadro che, secondo quanto emerso in Commissione, è destinato a crescere e che incide sia sulla tenuta sociale sia su quella economica del sistema di assistenza.
Durante il confronto sono emersi anche i nodi legati alle rette, alle liste d'attesa e alla tutela del sistema pubblico.
Nicola Conficoni (Pd) ha ricordato che la mancata disponibilità immediata di un posto convenzionato può costare alle famiglie circa 600 euro in più al mese, per effetto della perdita del contributo regionale destinato all'abbattimento delle rette, pari a 23,5 euro al giorno. Pur condividendo la necessità di aggiornare il fabbisogno, ha messo in guardia dal rischio di penalizzare il pubblico, osservando che la sospensione delle domande di ampliamento potrebbe bloccare proprio le strutture pubbliche.
Le posizioni emerse in Commissione
Manuela Celotti (Pd) ha motivato l'astensione con dubbi sulla disponibilità delle risorse necessarie a sostenere gli investimenti dei soggetti pubblici, rilevando il rischio che senza fondi adeguati il peso degli interventi ricada soprattutto sui grandi gruppi privati. Ha inoltre richiamato il tema dell'equità nell'abbattimento delle rette, che a suo avviso dovrebbe tener conto del reddito delle persone.
Simona Liguori (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg) ha definito preoccupante il dato secondo cui un terzo degli ospiti delle case di riposo viene ricoverato in ospedale e muore poco dopo, indicando come priorità il rafforzamento delle cure palliative e della terapia del dolore direttamente a domicilio.
Sulla domiciliarità si è soffermata anche Laura Fasiolo (Pd), secondo cui investire su prevenzione, assistenza a casa e centri diurni può alleggerire il carico sui caregiver, oltre che sulle case di riposo e sui pronto soccorso.
Francesco Martines (Pd), unico esponente dell'opposizione a esprimere voto favorevole, ha richiamato il caso di Palmanova come esempio di ritorno al pubblico del servizio di residenzialità per anziani non autosufficienti, aggiungendo che il privato va comunque scelto e controllato. Ha inoltre evidenziato la necessità di aggiornare i servizi per la non autosufficienza anche in relazione alla crescita di patologie come la demenza.
Dai banchi della maggioranza, Lucia Buna (Lega) ha difeso l'impostazione delle delibere, sostenendo che la programmazione risponde a dati oggettivi e a un contesto sociale cambiato, anche per l'organizzazione delle famiglie. Ha poi chiesto un intervento del Governo per regolamentare la figura delle badanti, contrastare il lavoro sommerso e aumentare la deducibilità dei costi per le famiglie.
Moreno Lirutti (Fp) ha sottolineato la scelta di rideterminare annualmente il fabbisogno e la volontà di riequilibrare l'offerta dei servizi sul territorio, chiedendo attenzione per la sanità pubblica. Michele Lobianco (FI) ha invece definito le delibere una risposta concreta a un impegno assunto all'inizio della legislatura sul tema della cronicità nella condizione dell'anziano.
In chiusura, il presidente della Commissione Carlo Bolzonello ha parlato di continuità rispetto al lavoro già avviato, mentre Riccardi ha ribadito che la risposta al problema non può limitarsi all'aumento dei posti letto e deve guardare anche all'assistenza a domicilio e alla sostenibilità economica dell'intero sistema.