Gasolio sporco, nuovi guasti nel Nordest: auto ferme tra Veneto e Friuli
Gasolio sporco, nuove segnalazioni tra Veneto e Friuli: acqua nei serbatoi e guasti gravi alle auto.
Non più episodi isolati, ma una serie di guasti che comincia ad assumere i contorni di un problema più ampio. Il caso del gasolio sporco si allarga nel Nordest, con nuove segnalazioni arrivate tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Dopo i primi casi registrati tra Belluno e Treviso, altri automobilisti hanno denunciato problemi gravi ai veicoli dopo il rifornimento.
Tra gli episodi più delicati c’è quello avvenuto a Segusino, dove un’auto è rimasta in panne nel mezzo di una galleria. Secondo quanto emerso dalle verifiche tecniche, nel serbatoio sarebbe stata trovata acqua, insieme ad altri elementi contaminanti nel circuito del carburante.
Nuovi casi tra Bellunese, Mestre e Sappada
Negli ultimi giorni agli sportelli di Adiconsum Treviso Belluno sono arrivate altre quattro segnalazioni documentate. I guasti riguardano automobilisti che avevano effettuato rifornimenti in aree diverse: nel Bellunese, tra Belluno e Trichiana, lungo il Terraglio a Mestre e anche a Sappada, in Friuli.
In tutti i casi, le diagnosi effettuate dai meccanici avrebbero rilevato la presenza di acqua e agenti contaminanti nel filtro del carburante. Nel caso dell’auto rimasta bloccata in galleria sarebbero state individuate anche alghe, un elemento che rafforza l’ipotesi di una contaminazione del gasolio non episodica.
Il tema interessa da vicino chi viaggia in questi giorni tra località turistiche, montagna e litorale, in una fase già segnata da forte mobilità estiva e da attenzione alla viabilità, come dimostrano anche le chiusure notturne previste sulla A23 tra Pontebba e Carnia.
Non solo un distributore
Uno degli aspetti evidenziati da Adiconsum riguarda la distribuzione dei casi. Le segnalazioni non sembrerebbero concentrate su un’unica insegna o su un solo impianto.
Secondo l’associazione, risultano coinvolti distributori indipendenti, pompe bianche, marchi di medie dimensioni e anche grandi operatori internazionali della distribuzione di carburante. Proprio per questo, l’ipotesi è che la criticità possa essersi generata a monte della filiera, nei passaggi logistici o nei depositi di stoccaggio.
Adiconsum: no alla caccia al singolo impianto
Il presidente di Adiconsum Treviso Belluno, Stefano Bellotto, invita a evitare conclusioni affrettate. L’associazione non vuole trasformare il caso in una “caccia” al singolo distributore, che in alcune situazioni potrebbe essere a sua volta parte danneggiata.
Il punto, secondo Adiconsum, è capire se esista una criticità più estesa nella catena di approvvigionamento. Se il carburante contaminato arriva già compromesso all’impianto, il problema non riguarda soltanto chi vende il prodotto al dettaglio, ma l’intera filiera.
Danni alle auto e richiesta di risarcimenti
Per gli automobilisti coinvolti, le conseguenze possono essere pesanti. Acqua e impurità nel gasolio possono causare problemi al filtro, agli iniettori, alla pompa e al sistema di alimentazione, con riparazioni anche costose e tempi lunghi di fermo macchina.
Adiconsum ha già attivato il proprio ufficio legale per seguire i cittadini che si stanno rivolgendo agli sportelli. L’obiettivo è ottenere risposte rapide e documentate, evitando che ogni automobilista sia costretto ad affrontare da solo un percorso complesso per il risarcimento.
In casi di disservizi, guasti e richieste di rimborso, diventa fondamentale conservare prove, ricevute e comunicazioni scritte, come ricordato anche nella guida dedicata a ritardi, rimborsi e prove da conservare in viaggio.
Chiesto un tavolo con la filiera dei carburanti
Adiconsum chiede ora un cambio di passo. L’associazione sollecita l’apertura immediata di un tavolo di confronto con i professionisti della distribuzione e con le associazioni di categoria.
La richiesta è duplice: da una parte garantire trasparenza sull’origine del problema, dall’altra assicurare indennizzi rapidi agli automobilisti danneggiati, senza trasformare ogni caso in una lunga battaglia giudiziaria.
Cosa devono fare gli automobilisti
Chi sospetta di aver subito un danno dopo un rifornimento dovrebbe conservare subito lo scontrino del pieno, la diagnosi dell’officina, eventuali fotografie del filtro o del carburante contaminato, preventivi e fatture di riparazione.
È importante anche annotare data, ora e luogo del rifornimento, evitando di intervenire sul veicolo senza documentare il problema. Più elementi vengono raccolti, più semplice sarà dimostrare il collegamento tra carburante e guasto.
Un caso che si allarga nel Nordest
Il fenomeno, partito con alcune segnalazioni tra Belluno e Treviso, ora tocca anche Venezia e Udine. La diffusione territoriale rende il caso ancora più delicato, soprattutto perché arriva nel pieno della stagione estiva, quando aumentano gli spostamenti verso montagna, mare e località di villeggiatura.
Adiconsum chiede che la questione venga affrontata in modo coordinato, senza scaricare il peso sui singoli cittadini. Il nodo, ora, è capire dove si sia generata la contaminazione e come evitare nuovi guasti nei prossimi giorni.
Adiconsum: “Il fenomeno si allarga. No alla caccia al singolo distributore, subito un tavolo con le associazioni di categoria a tutela dei cittadini”
Un’auto in panne nel bel mezzo della galleria di Segusino, un nuovo caso dopo un rifornimento sul Terraglio a Mestre, mezzi danneggiati dopo il pieno a Trichiana e a Sappada. Si moltiplicano i casi di guasti gravi ai motori delle automobili dopo il rifornimento di gasolio al distributore. Quello che inizialmente sembrava un problema circoscritto, segnalato da Adiconsum Treviso Belluno nei giorni scorsi, si sta estendendo a macchia d’olio. Non si fermano infatti le segnalazioni relative al caso del “gasolio sporco” che nelle ultime settimane sta lasciando a piedi molti automobilisti tra Belluno e Treviso. Negli ultimi due giorni, agli sportelli di Adiconsum, sono arrivati quattro nuovi casi documentati, che testimoniano come il fenomeno stia ormai colpendo capillarmente le province di Treviso, Belluno e (novità) Venezia e Udine: in tre casi il rifornimento è stato fatto nel bellunese, fra Belluno e Trichiana, in un caso sul Terraglio, a Mestre, con un’auto di una trevigiana andata in panne, in un altro caso nella friulana Sappada.
In tutti i casi le diagnosi dei meccanici hanno accertato la presenza di acqua e agenti contaminanti all'interno del filtro del carburante. In un caso – quella della macchina il cui motore si è spento in galleria - sono state trovate delle alghe.
Dalle verifiche effettuate dall’associazione dei consumatori istituita dalla Cisl, le contaminazioni non riguardano un’unica insegna: sono infatti coinvolti sia distributori indipendenti - le cosiddette pompe bianche - sia marchi di medie dimensioni, che grandi player internazionali della distribuzione di carburante.
“Fin dalla nostra prima segnalazione – spiega Stefano Bellotto, presidente di Adiconsum Treviso Belluno – abbiamo voluto evitare un ingiusto tiro al bersaglio. Il problema non è il singolo impianto, che spesso è a sua volta parte lesa, ma una criticità diffusa che tocca ormai quattro province e distributori di ogni dimensione. Questo ci fa ipotizzare che l’anomalia possa essersi generata a monte della filiera logistica o nei depositi di stoccaggio”.
Per questo motivo, l’associazione dei consumatori, oltre ad aver già attivato il proprio ufficio legale per seguire e assistere singolarmente i cittadini danneggiati che si stanno rivolgendo agli sportelli, ritiene necessario un cambio di passo istituzionale.
“Il nostro obiettivo prioritario è la tutela della cittadinanza – sottolinea Bellotto –. Chiediamo trasparenza e responsabilità da parte della filiera dei carburanti per garantire indennizzi rapidi senza costringere i cittadini a calvari giudiziari, e per assicurare che la qualità del servizio torni agli standard dovuti. Proprio per questo chiediamo l’apertura immediata di un tavolo di confronto con i professionisti della distribuzione e le loro associazioni di rappresentanza”. Lo scopo è molteplice: evidenziare le pesanti criticità subite dagli utenti e comprendere l’esatta origine della contaminazione, verificare se l'evento sia circoscritto o se vi sia il rischio che possa ripetersi, attivare le procedure per il rimborso agli automobilisti coinvolti e, ultimo ma non ultimo, garantire la sicurezza agli automobilisti che circolano nelle reti stradali territoriali.