In Friuli Venezia Giulia il cinema perde ingressi mentre concerti e streaming cambiano il consumo culturale
Il nuovo quadro statistico regionale mostra un pubblico che non abbandona la cultura, ma distribuisce tempo e spesa tra casa, sale e spettacoli dal vivo.
FRIULI VENEZIA GIULIA — Non è un semplice cambio di piattaforma, né la fine della cultura in presenza. In Friuli Venezia Giulia stanno cambiando i modi con cui si sceglie un film, si ascolta musica e si decide di uscire la sera: il digitale entra stabilmente nelle case, il cinema continua a essere frequentato ma perde terreno, mentre i concerti mostrano una tenuta migliore. È il quadro che emerge dal rapporto La trasformazione digitale dei consumi culturali, pubblicato dall’Ufficio di statistica della Regione e costruito sui microdati Istat e sui dati Siae.
La fotografia più aggiornata non autorizza scorciatoie. Non dice che le sale siano vuote o che lo streaming abbia sostituito ogni esperienza collettiva. Dice piuttosto che la stessa persona può usare più canali, e che per cinema, teatri, organizzatori e pubblico questo cambia la programmazione, il valore percepito di una serata e il modo di tenere vive le proposte nei centri grandi e piccoli.
La sala resta, ma gli ingressi arretrano
Nel 2025 il 44,1% dei residenti FVG dai 6 anni in su dichiara di essere andato al cinema almeno una volta negli ultimi dodici mesi. È un dato significativo, ma la media degli ultimi tre anni è inferiore di quasi dieci punti percentuali rispetto alla media del periodo 2001-2011. Il confronto con gli altri spettacoli aiuta a leggere meglio la trasformazione: per il teatro la media 2022-2025 è al 21,1%, poco distante dal 23,4% del 2001-2011; per i concerti la media è invece lievemente cresciuta, dal 21,3% al 21,7%.
Il dato sui biglietti conferma la direzione. A parità di programmazione pressoché stabile tra 2024 e 2025, gli ingressi al cinema in regione sono calati dell’1,7%, secondo l’elaborazione regionale sui dati dell’Annuario dello spettacolo Siae. Il calo ha riguardato tutte le classi di comuni, salvo quelli fra 5.000 e 9.999 abitanti, dove gli ingressi sono saliti dell’1,5%. Nei comuni più piccoli e in quelli fra 10.000 e 30.000 abitanti la riduzione dell’offerta non ha generato automaticamente meno pubblico per singolo appuntamento: rispettivamente stabilità e +7% di spettatori per evento. È un indizio di concentrazione, non la prova che una sala in meno sia una buona notizia: con meno date o meno titoli, il pubblico tende a convergere sulle occasioni più riconoscibili, spesso nel fine settimana.
Per il lettore questo significa che l’offerta locale può apparire più intensa in alcuni giorni e più rada negli altri. Per chi gestisce una sala o una rassegna, invece, pesa di più la capacità di trasformare una proiezione in esperienza: versione originale, restauro, incontro, musica dal vivo, dibattito o un titolo difficilmente reperibile altrove. È la logica che si è vista nelle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, dove il film è accompagnato da esecuzioni dal vivo e da un contesto festivaliero, e nelle recenti proiezioni di opere restaurate tra Pordenone e Udine. Non sono esempi statistici dell’intera regione, ma mostrano quale tipo di proposta non è equivalente a premere play a casa.
Streaming: diffuso, ma non uguale per tutti
La base di questo cambiamento è ampia. Nel 2024 l’86% delle persone di 6 anni e più in FVG ha usato Internet almeno una volta nei dodici mesi precedenti. L’uso è quasi universale fino a 24 anni, diminuisce nelle età successive e arriva al 72,1% tra le persone di 55 anni e oltre. Conta anche il titolo di studio: fra gli adulti, Internet è usato dal 97% di chi ha una laurea o un titolo superiore e dal 66% di chi ha al massimo la licenza media. Sono differenze che invitano a non presentare il digitale come un accesso identico per tutti.
Fra gli utenti di Internet, nel 2024 il 45,2% ha guardato programmi televisivi in streaming o differita e il 51,1% film o serie attraverso servizi commerciali. Nelle fasce 6-24 anni le quote salgono al 59% per i programmi streaming e al 73% per film e serie; oltre i 55 anni scendono rispettivamente al 31% e al 28%. Anche la composizione della famiglia incide: la fruizione di film e serie online raggiunge il 65,9% delle persone che vivono in nuclei con almeno un minore, contro il 43,1% di chi vive in famiglie senza minori.
La conseguenza concreta non è che il pubblico giovane non esca più. Più precisamente, ha un catalogo domestico molto più vasto e confronta una serata in sala con un’alternativa immediata, spesso già pagata in abbonamento. Per questo una normale uscita cinematografica e un evento dal vivo non competono più soltanto fra loro: competono anche con il tempo disponibile in casa. Per le famiglie, il confronto comprende costi, orari, spostamento e la possibilità di scegliere un contenuto adatto senza organizzazione preventiva.
Il rapporto registra inoltre che solo il 2,5% degli utenti Internet ha acquistato o sottoscritto negli ultimi tre mesi un servizio di informazione, quotidiani o riviste online. È un dato separato da quello sullo streaming, ma segnala che la disponibilità di rete non si traduce automaticamente nella disponibilità a pagare per ogni contenuto. Per editori, cinema e associazioni culturali la sfida è quindi distinguere bene ciò che può essere gratuito, ciò che richiede un abbonamento e ciò per cui il pubblico riconosce un valore aggiunto in presenza.
Concerti in crescita: la differenza è nell’esperienza condivisa
La risposta dei dati Siae è netta sul versante musicale: fra 2024 e 2025 gli ingressi agli spettacoli concertistici in FVG sono aumentati del 14% e la spesa del pubblico del 36%; il rapporto attribuisce un contributo particolare alla musica leggera, con ingressi in crescita del 16%. Non sono dati che consentono di prevedere il risultato del singolo concerto o di una singola stagione, ma indicano che il pubblico continua a riconoscere valore a un’esperienza che non ha un perfetto equivalente domestico.
Il confronto non va usato per contrapporre artificiosamente cinema e musica. Un concerto, per sua natura, è irripetibile; un film può essere visto in sala, in streaming o in un secondo momento. Ma proprio qui sta il nodo per il territorio: l’evento dal vivo può sostenere un centro, una sala teatrale o uno spazio culturale se è accessibile e se il calendario è leggibile. In una regione fatta di capoluoghi, comuni medi e aree interne, gli orari di ritorno, il trasporto pubblico, il parcheggio e la programmazione serale non sono dettagli logistici: decidono spesso chi può partecipare.
Le sale stanno già sperimentando formule miste. A ottobre, per esempio, il passaggio di un regista fra Pordenone, Udine e Trieste per presentare lo stesso film ha trasformato tre proiezioni in incontri con il pubblico. È una scelta che valorizza la rete delle città e offre una ragione aggiuntiva per acquistare il biglietto, senza promettere che ogni titolo debba diventare un evento speciale.
Che cosa cambia per sale, associazioni e spettatori
Per le imprese culturali il messaggio non è abbandonare la programmazione ordinaria, ma usarla con maggiore precisione. I dati sui comuni suggeriscono che la concentrazione di titoli e appuntamenti può dare più peso alle serate forti; allo stesso tempo, ridurre troppo l’offerta limita scelta e continuità, soprattutto per chi non può spostarsi. Cinema, biblioteche, circoli e amministrazioni hanno quindi un interesse comune nel rendere chiari calendario, accessibilità e tipo di esperienza proposta, evitando di comunicare un film o un concerto come se fossero prodotti indistinti.
Per i residenti, l’effetto è una scelta più ampia ma anche più frammentata. Chi preferisce la sala può cercare rassegne, restauri, originali sottotitolati o incontri; chi vuole il live deve controllare per tempo disponibilità e collegamenti; chi consuma soprattutto online ha oggi un’offerta molto più ricca, ma non per questo sostitutiva delle occasioni locali. La programmazione di film-concerto a Udine e Pordenone mostra che i confini sono ormai porosi: la sala può ospitare un grande live registrato, ma l’uscita condivisa continua a essere parte del valore.
Il punto, in definitiva, non è scegliere un vincitore fra schermo domestico e poltrona in sala. I numeri regionali descrivono una domanda culturale più selettiva: il digitale amplia le alternative, il cinema deve rendere più riconoscibile la propria proposta e la musica dal vivo beneficia della sua dimensione sociale. Capire questa trasformazione serve soprattutto a evitare due errori: scambiare un calo degli ingressi per disinteresse generale verso la cultura e considerare ogni spettatore online un pubblico perduto per il territorio.