Fvg, il Consiglio regionale approva la riforma della casa: 26 sì al ddl 80
Il provvedimento passa a maggioranza in Consiglio regionale: 26 favorevoli, 6 astenuti e 13 contrari. Scontro su Ater, Comuni e inclusione
Trieste - Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato il disegno di legge 80 che ridisegna le politiche abitative regionali, aggiornando un impianto normativo fermo da dieci anni. Il voto finale è arrivato dopo due giorni di lavori d’Aula: 26 voti favorevoli, 6 astensioni e 13 contrari.
La riforma interviene sul sistema della casa con misure che puntano a garantire il diritto all’abitare, toccando prima casa, locazione, edilizia residenziale pubblica, recupero del patrimonio esistente e rigenerazione urbana. Il via libera dell’Aula si inserisce nel percorso della riforma della casa discusso nelle ultime settimane in Consiglio regionale.
Come si è arrivati al voto
Il confronto in Aula ha messo in evidenza una netta divisione tra Maggioranza e Opposizioni. Da una parte i gruppi di Centrodestra hanno sostenuto il testo come una riforma strutturale e aggiornata rispetto ai nuovi bisogni abitativi; dall’altra, le forze di minoranza hanno contestato soprattutto il mancato recepimento di molte proposte emendative e alcuni nodi ritenuti ancora irrisolti.
Furio Honsell, per Open Sinistra Fvg, ha annunciato voto contrario pur riconoscendo l’impegno dell’assessore Cristina Amirante. Tra i punti critici indicati dal consigliere ci sono il ruolo dell’Osservatorio, i parametri di residenza, le funzioni dei Tavoli territoriali, l’esecuzione penale esterna e la tutela delle persone titolari di protezione umanitaria.
Le astensioni e i rilievi delle opposizioni
Rosaria Capozzi, del Movimento 5 Stelle, ha spiegato l’astensione come una scelta responsabile: un modo, ha osservato, per riconoscere gli aspetti ritenuti positivi della riforma senza rinunciare a segnalarne le criticità. La consigliera ha richiamato in particolare l’approvazione di un emendamento sulle Comunità energetiche rinnovabili applicate alle politiche abitative, collegando il tema della casa alla sostenibilità e al contrasto della povertà energetica.
Sulla stessa linea Serena Pellegrino, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha scelto l’astensione sostenendo che un provvedimento di questa portata avrebbe richiesto tempi di riflessione più ampi e una maggiore disponibilità ad accogliere i numerosi emendamenti delle opposizioni. Secondo la consigliera, quelle proposte avrebbero potuto rafforzare accessibilità degli alloggi, progettazione universale, sostenibilità ambientale e monitoraggio degli effetti sociali delle misure.
Anche Giulia Massolino, di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, si è astenuta, pur riconoscendo l’importanza del disegno di legge. Tra le questioni rimaste aperte ha citato il ruolo delle Ater nel coordinamento dei Tavoli territoriali, la funzione dei Comuni e la necessità di verificare i contenuti dei futuri regolamenti attuativi e dei bandi.
Il Partito democratico ha invece votato contro. Massimo Mentil ha spiegato che il giudizio finale è stato determinato dal mancato accoglimento di gran parte delle proposte avanzate dal gruppo dem. A suo avviso il nuovo impianto legislativo indebolirebbe alcuni strumenti previsti dalla legge del 2016, come Commissione regionale, Osservatorio e Sportelli casa, ridimensionando anche il ruolo dei Comuni. Nel dibattito è rientrato più volte anche il tema delle politiche abitative regionali, al centro del confronto tra maggioranza e minoranze.
Le ragioni del sì della maggioranza
Di segno opposto gli interventi dei gruppi che hanno sostenuto la riforma. Michele Lobianco, di Forza Italia, ha definito la legge strutturale, sottolineando che rinnova in profondità una normativa che, secondo il consigliere, aveva bisogno di essere aggiornata. Per Lobianco il ddl 80 modifica i paradigmi della risposta ai bisogni abitativi, responsabilizzando Comuni, Ater e Giunta regionale e rafforzando il diritto all’inclusione abitativa e alla coesione sociale.
Edy Morandini, di Fedriga Presidente, ha parlato di un provvedimento molto importante perché interviene su uno dei bisogni più sentiti dai cittadini. Nel suo intervento ha richiamato gli aiuti previsti per la prima casa, la locazione, l’edilizia residenziale pubblica, il recupero del patrimonio esistente e la rigenerazione urbana, ricordando anche il lavoro di concertazione portato avanti dall’assessore e dagli uffici regionali con i portatori di interesse.
Per Igor Treleani, di Fratelli d’Italia, la sfida non sta nell’aumentare il numero di emendamenti o dichiarazioni, ma nel costruire strumenti capaci di produrre risultati concreti. Secondo il consigliere, la legge fornisce risposte moderne a un fabbisogno abitativo profondamente cambiato, segnato da famiglie più fragili, giovani in difficoltà nell’accesso al mercato e lavoratori con redditi non sufficienti a garantire stabilità abitativa.
Maddalena Spagnolo, di Futuro nazionale, ha espresso un voto favorevole convinto, soffermandosi sul lungo confronto che ha accompagnato la stesura del testo. Tra gli aspetti ritenuti più rilevanti ha indicato la ridefinizione della programmazione delle politiche abitative, il rafforzamento del ruolo delle Ater, la riorganizzazione dei tavoli territoriali, il passaggio dalla programmazione triennale a quella annuale e l’attenzione rivolta alla cosiddetta fascia grigia della popolazione.
A chiudere le dichiarazioni di voto è stato Alberto Budai, della Lega, che ha confermato il sostegno del gruppo alla riforma. Budai ha definito il ddl 80 una risposta moderna alle esigenze abitative del Friuli Venezia Giulia, aggiungendo che la prova decisiva sarà ora l’efficienza burocratica: tempi rapidi nell’erogazione dei contributi e sostegno alla capacità amministrativa dei piccoli Comuni, perché i principi della legge possano tradursi in interventi concreti per le famiglie.